Ordinary Public Consistory for the Creation of new Cardinals

Ordinary Public Consistory for the Creation of new Cardinals

Signori Cardinali,

venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,

cari fratelli e sorelle!

Il Signore mi dona la gioia di compiere, ancora una volta, questo solenne atto, mediante il quale il Collegio Cardinalizio si arricchisce di nuovi Membri, scelti dalle diverse parti del mondo: si tratta di Pastori che governano con zelo importanti Comunità diocesane, di Presuli preposti ai Dicasteri della Curia Romana, o che hanno servito con esemplare fedeltà la Chiesa e la Santa Sede. Da oggi, essi entrano a far parte di quel coetus peculiaris, che presta al Successore di Pietro una collaborazione più immediata e assidua, sostenendolo nell’esercizio del suo ministero universale. A loro, anzitutto, rivolgo il mio affettuoso saluto, rinnovando l’espressione della mia stima e del mio vivo apprezzamento per la testimonianza che rendono alla Chiesa e al mondo. In particolare, saluto l’Arcivescovo Angelo Amato e lo ringrazio per le gentili espressioni che mi ha indirizzato. Porgo, poi, il mio cordiale benvenuto alle Delegazioni ufficiali di vari Paesi, alle Rappresentanze di numerose diocesi, e a quanti sono qui convenuti per partecipare a questo evento, durante il quale questi venerati e cari Fratelli ricevono il segno della dignità cardinalizia con l’imposizione della berretta e l’assegnazione del Titolo di una chiesa di Roma.

Il vincolo di speciale comunione e affetto, che lega questi nuovi Cardinali al Papa, li rende singolari e preziosi cooperatori dell’alto mandato affidato da Cristo a Pietro, di pascere le sue pecore (cfr Gv 21,15-17), per riunire i popoli con la sollecitudine della carità di Cristo. E’ proprio da questo amore che è nata la Chiesa, chiamata a vivere e camminare secondo il comandamento del Signore, nel quale si riassumono tutta la legge e i profeti. Essere uniti a Cristo nella fede e in comunione con Lui significa essere «radicati e fondati nella carità» (Ef 3,17), il tessuto che unisce tutte le membra del Corpo di Cristo.

La parola di Dio appena proclamata ci aiuta a meditare proprio su questo aspetto così fondamentale. Nel brano del Vangelo (Mc 10,32-45) viene posta davanti ai nostri occhi l’icona di Gesù come il Messia – preannunziato da Isaia (cfr Is 53) – che non è venuto per farsi servire, ma per servire: il suo stile di vita diventa la base dei nuovi rapporti all’interno della comunità cristiana e di un modo nuovo di esercitare l’autorità. Gesù è in cammino verso Gerusalemme e preannunzia per la terza volta, indicandola ai discepoli, la via attraverso la quale intende portare a compimento l’opera affidatagli dal Padre: è la via dell’umile dono di sé fino al sacrificio della vita, la via della Passione, la via della Croce. Eppure, anche dopo questo annuncio, come è avvenuto per i precedenti, i discepoli rivelano tutta la loro fatica a comprendere, a operare il necessario «esodo» da una mentalità mondana alla mentalità di Dio. In questo caso sono i due figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni, che chiedono a Gesù di sedere ai primi posti accanto a lui nella «gloria», manifestando attese e progetti di grandezza, di autorità, di onore secondo il mondo. Gesù, che conosce il cuore dell’uomo, non rimane turbato per questa richiesta, ma ne mette subito in luce la portata profonda: «voi non sapete quello che chiedete»; poi guida i due fratelli a comprendere che cosa comporta mettersi alla sua sequela.

Qual è allora la via che deve percorrere chi vuole essere discepolo? E’ la via del Maestro, è la via della totale obbedienza a Dio. Per questo Gesù chiede a Giacomo e a Giovanni: siete disposti a condividere la mia scelta di compiere fino in fondo la volontà del Padre? Siete disposti a percorrere questa strada che passa per l’umiliazione, la sofferenza e la morte per amore? I due discepoli, con la loro risposta sicura, «lo possiamo», mostrano, ancora una volta, di non aver capito il senso reale di ciò che prospetta loro il Maestro. E di nuovo Gesù, con pazienza, fa compiere loro un passo ulteriore: neppure sperimentare il calice della sofferenza e il battesimo della morte dà diritto ai primi posti, perché ciò è «per coloro per i quali è stato preparato», è nelle mani del Padre Celeste; l’uomo non deve calcolare, deve semplicemente abbandonarsi a Dio, senza pretese, conformandosi alla sua volontà.

L’indignazione degli altri discepoli diventa occasione per estendere l’insegnamento all’intera comunità. Anzitutto Gesù «li chiamò a sé»: è il gesto della vocazione originaria, alla quale li invita a ritornare. E’ molto significativo questo riferirsi al momento costitutivo della vocazione dei Dodici, allo «stare con Gesù» per essere inviati, perché ricorda con chiarezza che ogni ministero ecclesiale è sempre risposta ad una chiamata di Dio, non è mai frutto di un proprio progetto o di una propria ambizione, ma è conformare la propria volontà a quella del Padre che è nei Cieli, come Cristo al Getsèmani (cfr Lc 22,42). Nella Chiesa nessuno è padrone, ma tutti sono chiamati, tutti sono inviati, tutti sono raggiunti e guidati dalla grazia divina. E questa è anche la nostra sicurezza! Solo riascoltando la parola di Gesù, che chiede «vieni e seguimi», solo ritornando alla vocazione originaria è possibile intendere la propria presenza e la propria missione nella Chiesa come autentici discepoli.

La richiesta di Giacomo e Giovanni e l’indignazione degli «altri dieci» Apostoli sollevano una questione centrale a cui Gesù vuole rispondere: chi è grande, chi è «primo» per Dio? Anzitutto lo sguardo va al comportamento che corrono il rischio di assumere «coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni»: «dominare ed opprimere». Gesù indica ai discepoli un modo completamente diverso: «Tra voi, però, non è così». La sua comunità segue un’altra regola, un’altra logica, un altro modello: «Chi vuole diventare grande tra di voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra di voi sarà schiavo di tutti». Il criterio della grandezza e del primato secondo Dio non è il dominio, ma il servizio; la diaconia è la legge fondamentale del discepolo e della comunità cristiana, e ci lascia intravedere qualcosa della «Signoria di Dio». E Gesù indica anche il punto di riferimento: il Figlio dell’uomo, che è venuto per servire; sintetizza cioè la sua missione sotto la categoria del servizio, inteso non in senso generico, ma in quello concreto della Croce, del dono totale della vita come «riscatto», come redenzione per molti, e lo indica come condizione per la sequela. E’ un messaggio che vale per gli Apostoli, vale per tutta la Chiesa, vale soprattutto per coloro che hanno compiti di guida nel Popolo di Dio. Non è la logica del dominio, del potere secondo i criteri umani, ma la logica del chinarsi per lavare i piedi, la logica del servizio, la logica della Croce che è alla base di ogni esercizio dell’autorità. In ogni tempo la Chiesa è impegnata a conformarsi a questa logica e a testimoniarla per far trasparire la vera «Signoria di Dio», quella dell’amore.

Venerati Fratelli eletti alla dignità cardinalizia, la missione, a cui Dio vi chiama quest’oggi e che vi abilita ad un servizio ecclesiale ancora più carico di responsabilità, richiede una volontà sempre maggiore di assumere lo stile del Figlio di Dio, che è venuto in mezzo a noi come colui che serve (cfr Lc 22,25-27). Si tratta di seguirlo nella sua donazione d’amore umile e totale alla Chiesa sua sposa, sulla Croce: è su quel legno che il chicco di frumento, lasciato cadere dal Padre sul campo del mondo, muore per diventare frutto maturo. Per questo occorre un radicamento ancora più profondo e saldo in Cristo. Il rapporto intimo con Lui, che trasforma sempre di più la vita in modo da poter dire con san Paolo «non vivo più io, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20), costituisce l’esigenza primaria perché il nostro servizio sia sereno e gioioso e possa dare il frutto che si attende da noi il Signore.

Cari fratelli e sorelle, che oggi fate corona ai nuovi Cardinali: pregate per loro! Domani, in questa Basilica, durante la concelebrazione nella solennità di Cristo Re dell’universo, consegnerò loro l’anello. Sarà un’ulteriore occasione nella quale «lodare il Signore, che rimane fedele per sempre» (Sal 145), come abbiamo ripetuto nel Salmo responsoriale. Il suo Spirito sostenga i nuovi Porporati nell’impegno di servizio alla Chiesa, seguendo il Cristo della Croce anche, se necessario, usque ad effusionem sanguinis, pronti sempre – come ci diceva san Pietro nella lettura proclamata – a rispondere a chiunque ci domandi ragione della speranza che è in noi (cfr 1Pt 3,15). A Maria, Madre della Chiesa, affido i nuovi Cardinali e il loro servizio ecclesiale, affinché, con ardore apostolico, possano proclamare a tutte le genti l’amore misericordioso di Dio. Amen.

ASSEGNAZIONE DEI TITOLI O DELLE DIACONIE AI NUOVI CARDINALI

1 Card. ANGELO AMATO, S.D.B., Diaconia di Santa Maria in Aquiro

2. Card. ANTONIOS S.B. NAGUIB

3. Card. ROBERT SARAH, Diaconia di San Giovanni Bosco in via Tuscolana

4. Card. FRANCESCO MONTERISI, Diaconia di San Paolo alla Regola

5. Card. FORTUNATO BALDELLI, Diaconia di Sant’Anselmo all’Aventino

6. Card. RAYMOND LEO BURKE, Diaconia di Sant’Agata de’ Goti

7. Card. KURT KOCH, Diaconia di Nostra Signora del Sacro Cuore

8. Card. PAOLO SARDI, Diaconia di Santa Maria Ausiliatrice in via Tuscolana

9. Card. MAURO PIACENZA, Diaconia di San Paolo alle Tre Fontane

10. Card. VELASIO DE PAOLIS, C.S., Diaconia di Gesù Buon Pastore alla Montagnola

11. Card. GIANFRANCO RAVASI, Diaconia di San Giorgio in Velabro

12. Card. MEDARDO JOSEPH MAZOMBWE, Titolo di Santa Emerenziana a Tor Fiorenza

13. Card. RAÚL EDUARDO VELA CHIRIBOGA, Titolo di Santa Maria in Via

14. Card. LAURENT MONSENGWO PASINYA, Titolo di Santa Maria «Regina Pacis» in Ostia mare

15. Card. PAOLO ROMEO, Titolo di Santa Maria Odigitria dei Siciliani

16. Card. DONALD WILLIAM WUERL, Titolo di San Pietro in Vincoli

17. Card. RAYMUNDO DAMASCENO ASSIS, Titolo dell’Immacolata al Tiburtino

18. Card. KAZIMIERZ NYCZ, Titolo dei Santi Silvestro e Martino ai Monti

19. Card. ALBERT MALCOLM RANJITH PATABENDIGE DON, Titolo di San Lorenzo in Lucina

20. Card. REINHARD MARX, Titolo di San Corbiniano

21. Card. JOSÉ MANUEL ESTEPA LLAURENS, Titolo di San Gabriele Arcangelo all’Acqua Traversa

22. Card. ELIO SGRECCIA, Diaconia di Sant’Angelo in Pescheria

23. Card. WALTER BRANDMÜLLER, Diaconia di San Giuliano dei Fiamminghi

24. Card. DOMENICO BARTOLUCCI, Diaconia dei Santissimi Nomi di Gesù e Maria in via Lata

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