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	<title>BENEDICT XVI.TV - VIDEO - speeches, events, clips - FREE DOWNLOAD &#187; 2009</title>
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		<title>Turin #2. Mass in St Charles Square + Regina Caeli</title>
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		<pubDate>Sun, 02 May 2010 12:53:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari fratelli e sorelle! Sono lieto di trovarmi con voi in questo giorno di festa e di celebrare per voi questa solenne Eucaristia. Saluto ciascuno dei presenti, in particolare il Pastore della vostra Arcidiocesi, il Cardinale Severino Poletto, che ringrazio per le calorose espressioni rivoltemi a nome di tutti. Saluto anche gli Arcivescovi e i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari fratelli e sorelle!</p>
<p>Sono lieto di trovarmi con voi in questo giorno di festa e di  celebrare per voi questa solenne Eucaristia. Saluto ciascuno dei presenti, in  particolare il Pastore della vostra Arcidiocesi, il Cardinale Severino Poletto<span id="more-767"></span>, che  ringrazio per le calorose espressioni rivoltemi a nome di tutti. Saluto anche gli Arcivescovi e i Vescovi presenti, i Sacerdoti, i Religiosi e le  Religiose, i rappresentanti delle Associazioni e dei Movimenti ecclesiali. Rivolgo un deferente pensiero al Sindaco, Dottor Sergio Chiamparino, grato per il  cortese indirizzo di saluto, al rappresentante del Governo ed alle Autorità  civili e militari, con un particolare ringraziamento a quanti hanno generosamente  offerto la loro collaborazione per la realizzazione di questa mia Visita  pastorale. Estendo il mio pensiero a quanti non hanno potuto essere presenti, in  modo speciale agli ammalati, alle persone sole e a quanti si trovano in  difficoltà. Affido al Signore la città di Torino e tutti i suoi abitanti in questa celebrazione eucaristica, che, come ogni domenica, ci invita a  partecipare in modo comunitario alla duplice mensa della Parola di verità e del Pane di  vita eterna.</p>
<p>Siamo nel tempo pasquale, che è il tempo della glorificazione di  Gesù. Il Vangelo che abbiamo ascoltato poc’anzi ci ricorda che questa  glorificazione si è realizzata mediante la passione. Nel mistero pasquale passione e glorificazione sono strettamente legate fra loro, formano un’unità inscindibile. Gesù afferma: «Ora il Figlio dell’uomo è stato  glorificato, e Dio è stato glorificato in lui» (<em>Gv</em> 13,31) e lo fa quando Giuda  esce dal Cenacolo per attuare il piano del suo tradimento, che condurrà alla  morte del Maestro: proprio in quel momento inizia la glorificazione di Gesù.  L’evangelista Giovanni lo fa comprendere chiaramente: non dice, infatti, che Gesù è  stato glorificato solo dopo la sua passione, per mezzo della risurrezione, ma  mostra che la sua glorificazione è iniziata proprio con la passione. In essa  Gesù manifesta la sua gloria, che è gloria dell’amore, che dona tutto se  stesso. Egli ha amato il Padre, compiendo la sua volontà fino in fondo, con una donazione perfetta; ha amato l’umanità dando la sua vita per noi. Così  già nella sua passione viene glorificato, e Dio viene glorificato in lui. Ma  la passione &#8211; come espressione realissima e profonda del suo amore &#8211; è  soltanto un inizio. Per questo Gesù afferma che la sua glorificazione sarà anche  futura (cfr v. 32). Poi il Signore, nel momento in cui annuncia la sua partenza da  questo mondo (cfr v. 33), quasi come testamento ai suoi discepoli per  continuare in modo nuovo la sua presenza in mezzo a loro, dà ad essi un comandamento:  «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato  voi, così amatevi gli uni gli altri» (v. 34). Se ci amiamo gli uni gli altri,  Gesù continua ad essere presente in mezzo a noi, ad essere glorificato nel  mondo.</p>
<p>Gesù parla di un &laquo;comandamento nuovo&raquo;. Ma qual è la sua novità? Già nell’Antico Testamento Dio aveva dato il comando dell’amore; ora, però, questo comandamento è diventato nuovo in quanto Gesù vi apporta  un’aggiunta molto importante: «<em>Come io ho amato voi</em>, così amatevi gli uni gli altri». Ciò che è nuovo è proprio questo &laquo;amare come Gesù ha amato&raquo;. Tutto il nostro amare è preceduto dal suo amore e si riferisce a questo amore, si inserisce in questo amore, si realizza proprio per  questo amore. L’Antico Testamento non presentava nessun modello di amore, ma formulava soltanto il precetto di amare. Gesù invece ci ha dato se  stesso come modello e come fonte di amore. Si tratta di un amore senza limiti,  universale, in grado di trasformare anche tutte le circostanze negative e tutti gli  ostacoli in occasioni per progredire nell’amore. E vediamo nei santi di questa  Città la realizzazione di questo amore, sempre dalla fonte dell’amore di Gesù.</p>
<p>Nei secoli passati la Chiesa che è in Torino ha conosciuto una ricca tradizione di santità e di generoso servizio ai fratelli – come hanno ricordato il Cardinale Arcivescovo e il Signor Sindaco &#8211; grazie  all’opera di zelanti sacerdoti, religiosi e religiose di vita attiva e contemplativa e  di fedeli laici. Le parole di Gesù acquistano, allora, una risonanza  particolare per questa Chiesa di Torino, una Chiesa generosa e attiva, a cominciare  dai suoi preti. Dandoci il comandamento nuovo, Gesù ci chiede di vivere il suo  stesso amore, dal suo stesso amore, che è il segno davvero credibile, eloquente  ed efficace per annunciare al mondo la venuta del Regno di Dio. Ovviamente  con le nostre sole forze siamo deboli e limitati. C’è sempre in noi una  resistenza all’amore e nella nostra esistenza ci sono tante difficoltà che  provocano divisioni, risentimenti e rancori. Ma il Signore ci ha promesso di  essere presente nella nostra vita, rendendoci capaci di questo amore generoso e  totale, che sa vincere tutti gli ostacoli, anche quelli che sono nei nostri  stessi cuori. Se siamo uniti a Cristo, possiamo amare veramente in questo modo.  Amare gli altri come Gesù ci ha amati è possibile solo con quella forza che ci  viene comunicata nel rapporto con Lui, specialmente nell’Eucaristia, in cui si  rende presente in modo reale il suo Sacrificio di amore che genera amore: è la  vera novità nel mondo e la forza di una permanente glorificazione di Dio, che  si glorifica nella continuità dell’amore di Gesù nel nostro amore.</p>
<p>Vorrei dire, allora, una parola d’incoraggiamento in particolare ai Sacerdoti e ai Diaconi di questa Chiesa, che si dedicano con generosità  al lavoro pastorale, come pure ai Religiosi e alle Religiose. A volte,  essere operai nella vigna del Signore può essere faticoso, gli impegni si moltiplicano, le richieste sono tante, i problemi non mancano: sappiate attingere quotidianamente dal rapporto di amore con Dio nella preghiera  la forza per portare l’annuncio profetico di salvezza; ri-centrate la vostra  esistenza sull’essenziale del Vangelo; coltivate una reale dimensione di comunione  e di fraternità all’interno del presbiterio, delle vostre comunità, nei  rapporti con il Popolo di Dio; testimoniate nel ministero la potenza dell’amore  che viene dall’Alto, viene dal Signore presente in mezzo a noi.</p>
<p>La prima lettura che abbiamo ascoltato, ci presenta proprio un modo particolare di glorificazione di Gesù: l’apostolato e i suoi frutti.  Paolo e Barnaba, al termine del loro primo viaggio apostolico, ritornano nelle  città già visitate e rianimano i discepoli, esortandoli a restare saldi nella  fede, perché, come essi dicono, «dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso  molte tribolazioni» (<em>At</em> 14,22). La vita cristiana, cari fratelli e  sorelle, non è facile; so che anche a Torino non mancano difficoltà, problemi, preoccupazioni: penso, in particolare, a quanti vivono concretamente la  loro esistenza in condizioni di precarietà, a causa della mancanza del  lavoro, dell’incertezza per il futuro, della sofferenza fisica e morale; penso alle famiglie, ai giovani, alle persone anziane che spesso vivono in solitudine, agli  emarginati, agli immigrati. Sì, la vita porta ad affrontare molte difficoltà, molti problemi, ma è proprio la certezza che ci viene dalla fede, la certezza  che non siamo soli, che Dio ama ciascuno senza distinzione ed è vicino a  ciascuno con il suo amore, che rende possibile affrontare, vivere e superare la  fatica dei problemi quotidiani. E’ stato l’amore universale di Cristo risorto a spingere gli apostoli ad uscire da se stessi, a diffondere la parola di  Dio, a spendersi senza riserve per gli altri, con coraggio, gioia e serenità.  Il Risorto possiede una forza di amore che supera ogni limite, non si ferma  davanti ad alcun ostacolo. E la Comunità cristiana, specialmente nelle realtà  più impegnate pastoralmente, deve essere strumento concreto di questo amore  di Dio.</p>
<p>Esorto le famiglie a vivere la dimensione cristiana dell’amore nelle semplici azioni quotidiane, nei rapporti familiari superando divisioni e incomprensioni, nel coltivare la fede che rende ancora più salda la  comunione. Anche nel ricco e variegato mondo dell’Università e della cultura non  manchi la testimonianza dell’amore di cui ci parla il Vangelo odierno, nella capacità dell’ascolto attento e del dialogo umile nella ricerca della Verità, certi che è la stessa Verità che ci viene incontro e ci afferra. Desidero anche incoraggiare lo sforzo, spesso difficile, di chi è  chiamato ad amministrare la cosa pubblica: la collaborazione per perseguire il bene  comune e rendere la Città sempre più umana e vivibile è un segno che il pensiero cristiano sull’uomo non è mai contro la sua libertà, ma in favore di una maggiore pienezza che solo in una &laquo;civiltà dell’amore&raquo; trova la sua realizzazione. A tutti, in particolare ai giovani, voglio dire di non  perdere mai la speranza, quella che viene dal Cristo Risorto, dalla vittoria di  Dio sul peccato, sull’odio e sulla morte.</p>
<p>La seconda lettura odierna ci mostra proprio l’esito finale della Risurrezione di Gesù: è la Gerusalemme nuova, la città santa, che scende  dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo (cfr <em>Ap</em> 21,2). Colui che è stato crocifisso, che ha condiviso la nostra  sofferenza, come ci ricorda anche, in maniera eloquente, la sacra Sindone, è colui  che è risorto e ci vuole riunire tutti nel suo amore. Si tratta di una  speranza stupenda, &laquo;forte&raquo;, solida, perché, come dice l’Apocalisse: «(Dio) asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né  lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate» (21,4). La sacra Sindone non comunica forse lo stesso messaggio? In essa vediamo,  come specchiati, i nostri patimenti nelle sofferenze di Cristo: &laquo;<em>Passio Christi. Passio hominis</em>&laquo;. Proprio per questo essa è un segno di speranza: Cristo ha affrontato la croce per mettere un argine al male;  per farci intravedere, nella sua Pasqua, l’anticipo di quel momento in cui anche  per noi, ogni lacrima sarà asciugata e non ci sarà più morte, né lutto, né lamento, né affanno.</p>
<p>Il brano dell’Apocalisse termina con l’affermazione: «Colui che  sedeva sul trono disse: &laquo;Ecco, io faccio nuove tutte le cose&raquo;» (21,5). La prima cosa assolutamente nuova realizzata da Dio è stata la risurrezione  di Gesù, la sua glorificazione celeste. Essa è l’inizio di tutta una serie  di &laquo;cose nuove&raquo;, a cui partecipiamo anche noi. &laquo;Cose nuove&raquo; sono un mondo pieno di gioia, in cui non ci sono più sofferenze e sopraffazioni, non c’è più rancore e odio, ma soltanto l’amore che viene da Dio e che trasforma tutto.</p>
<p>Cara Chiesa che è in Torino, sono venuto in mezzo a voi per  confermarvi nella fede. Desidero esortarvi, con forza e con affetto, a restare saldi  in quella fede che avete ricevuto, che dà senso alla vita, che dà forza di  amare; a non perdere mai la luce della speranza nel Cristo Risorto, che è  capace di trasformare la realtà e rendere nuove tutte le cose; a vivere in città,  nei quartieri, nelle comunità, nelle famiglie, in modo semplice e concreto  l’amore di Dio: &laquo;Come io ho amato voi, così amatevi gli uni gli altri&raquo;.</p>
<p>Amen.</p>
<p><em>Al termine della Santa Messa celebrata in Piazza San Carlo a Torino,  il Papa guida la recita del </em><em>Regina Cæli. Queste le parole del Santo Padre  nell’introdurre la preghiera mariana del tempo pasquale:</em></p>
<p>Mentre ci avviamo a concludere questa solenne celebrazione, ci  rivolgiamo in preghiera a Maria Santissima, che a Torino è venerata quale principale  Patrona col titolo di Beata Vergine Consolata. A Lei affido questa Città e tutti  coloro che vi abitano. Veglia, o Maria, sulle famiglie e sul mondo del lavoro;  veglia su quanti hanno smarrito la fede e la speranza; conforta i malati, i  carcerati e tutti i sofferenti; sostieni, o Aiuto dei Cristiani, i giovani, gli  anziani e le persone in difficoltà. Veglia, o Madre della Chiesa, sui Pastori e  sull’intera Comunità dei credenti, perché siano &laquo;sale e luce&raquo; in mezzo alla società.</p>
<p>La Vergine Maria è colei che più di ogni altro ha contemplato Dio nel  volto umano di Gesù. Lo ha visto appena nato, mentre, avvolto in fasce, era  adagiato in una mangiatoia; lo ha visto appena morto, quando, deposto dalla  croce, lo avvolsero in un lenzuolo e lo portarono al sepolcro. Dentro di lei si è impressa l’immagine del suo Figlio martoriato; ma questa immagine è  stata poi trasfigurata dalla luce della Risurrezione. Così, nel cuore di Maria, è custodito il mistero del volto di Cristo, mistero di morte e di gloria.  Da lei possiamo sempre imparare a guardare Gesù con sguardo d’amore e di fede, a riconoscere in quel volto umano il Volto di Dio.</p>
<p>Alla Madonna Santissima affido con gratitudine quanti hanno lavorato  per questa mia Visita, e per l’Ostensione della Sindone. Prego per loro e  perché questi eventi favoriscano un profondo rinnovamento spirituale.</p>
<p><em>Regina Cæli…</em></p>
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		<title>Mass for peace</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jan 2010 07:30:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venerati Fratelli, illustri Signori e Signore, cari fratelli e sorelle! Nel primo giorno del nuovo anno abbiamo la gioia e la grazia di celebrare la Santissima Madre di Dio e, al tempo stesso, la Giornata Mondiale della Pace. In entrambe le ricorrenze celebriamo Cristo, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine e nostra vera pace! [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Venerati Fratelli,<br />
illustri Signori e Signore,<br />
cari fratelli e sorelle</em>!</p>
<p>Nel primo giorno del nuovo anno abbiamo la gioia e la grazia di celebrare  la Santissima Madre di Dio e, al tempo stesso<span id="more-381"></span>, la Giornata Mondiale della Pace.  In entrambe le ricorrenze celebriamo Cristo, Figlio di Dio,  nato da Maria Vergine e nostra vera pace! A tutti voi, che siete qui convenuti:  Rappresentanti dei popoli del mondo, della Chiesa romana e universale, sacerdoti  e fedeli; e a quanti sono collegati mediante la radio e la televisione, ripeto  le parole dell’antica benedizione: il Signore rivolga a voi il suo volto e vi  conceda la pace (cfr <em>Nm</em> 6,26). Proprio il tema del Volto e dei volti  vorrei sviluppare oggi, alla luce della Parola di Dio &#8211; Volto di Dio e volti  degli uomini &#8211; un tema che ci offre anche una chiave di lettura del problema  della pace nel mondo.</p>
<p>Abbiamo ascoltato, sia nella prima lettura – tratta dal <em>Libro dei Numeri</em> – sia nel Salmo responsoriale, alcune espressioni che contengono la metafora del  volto riferita a Dio: “Il Signore faccia risplendere per te il suo volto / e ti  faccia grazia” (<em>Nm</em> 6,25); “Dio abbia pietà di noi e ci benedica, / su di  noi faccia splendere il suo volto; / perché si conosca sulla terra la tua via, /  la tua salvezza fra tutte le genti” (<em>Sal</em> 66/67,2-3). Il volto è  l’espressione per eccellenza della persona, ciò che la rende riconoscibile e da  cui traspaiono sentimenti, pensieri, intenzioni del cuore. Dio, per sua natura,  è invisibile, tuttavia  la Bibbia applica anche a Lui questa immagine.  Mostrare il volto è espressione della  sua benevolenza, mentre il nasconderlo ne indica l’ira e lo sdegno. Il <em>Libro  dell’Esodo</em> dice che “il Signore parlava con Mosè faccia a faccia, come uno  parla con il proprio amico” (<em>Es</em> 33,11), e sempre a Mosè il Signore  promette la sua vicinanza con una formula molto singolare: “Il mio volto  camminerà con voi e ti darò riposo” (<em>Es</em> 33,14). I <em>Salmi</em> ci  mostrano i credenti come coloro che cercano il volto di Dio (cfr <em>Sal</em> 26/27,8; 104/105,4) e che nel culto aspirano a vederlo (cfr <em>Sal</em> 42,3), e  ci dicono che “gli uomini retti” lo “contempleranno” (<em>Sal</em> 10/11,7).</p>
<p>Tutto il racconto biblico si può leggere come progressivo svelamento del volto  di Dio, fino a giungere alla sua piena manifestazione in Gesù Cristo. “Quando  venne la pienezza del tempo – ci ha ricordato anche oggi l’apostolo Paolo – Dio  mandò il suo Figlio” (<em>Gal</em> 4,4). E subito aggiunge: “nato da donna, nato  sotto la legge”. Il volto di Dio ha preso un volto umano, lasciandosi vedere e  riconoscere nel figlio della Vergine Maria, che per questo veneriamo con il  titolo altissimo di “Madre di Dio”. Ella, che ha custodito nel suo cuore il  segreto della divina maternità, è stata la prima a vedere il volto di Dio fatto  uomo nel piccolo frutto del suo grembo. La madre ha un rapporto tutto speciale,  unico e in qualche modo esclusivo con il figlio appena nato. Il primo volto che  il bambino vede è quello della madre, e questo sguardo è decisivo per il suo  rapporto con la vita, con se stesso, con gli altri, con Dio; è decisivo anche  perché egli possa diventare un “figlio della pace” (<em>Lc</em> 10,6). Tra le  molte tipologie di icone della Vergine Maria nella tradizione bizantina, vi è  quella detta “della tenerezza”, che raffigura Gesù bambino con il viso  appoggiato – guancia a guancia – a quello della Madre. Il Bambino guarda  la Madre, e questa guarda noi, quasi a riflettere verso chi osserva, e prega, la  tenerezza di Dio, discesa in Lei dal Cielo e incarnata in quel Figlio di uomo  che porta in braccio. In questa icona mariana noi possiamo contemplare qualcosa  di Dio stesso: un segno dell’amore ineffabile che lo ha spinto a “dare il suo  figlio unigenito” (<em>Gv</em> 3,16). Ma quella stessa icona ci mostra anche, in  Maria, il volto della Chiesa, che riflette su di noi e sul mondo intero la luce  di Cristo,  la Chiesa mediante la quale giunge ad ogni uomo la buona notizia: “Non sei più  schiavo, ma figlio” (<em>Gal</em> 4,7) – come leggiamo ancora in san Paolo.</p>
<p>Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio, Signori Ambasciatori, cari amici!  Meditare sul mistero del volto di Dio e dell’uomo è una via privilegiata che  conduce alla pace. Questa, infatti, incomincia da uno sguardo rispettoso, che  riconosce nel volto dell’altro una persona, qualunque sia il colore della sua  pelle, la sua nazionalità, la sua lingua, la sua religione. Ma chi, se non Dio,  può garantire, per così dire, la “profondità” del volto dell’uomo? In realtà,  solo se abbiamo Dio nel cuore, siamo in grado di cogliere nel volto dell’altro  un fratello in umanità, non un mezzo ma un fine, non un rivale o un nemico, ma  un altro me stesso, una sfaccettatura dell’infinito mistero dell’essere umano.  La nostra percezione del mondo e, in particolare, dei nostri simili, dipende  essenzialmente dalla presenza in noi dello Spirito di Dio. E’ una sorta di  “risonanza”: chi ha il cuore vuoto, non percepisce che immagini piatte, prive di  spessore. Più, invece, noi siamo abitati da Dio, e più siamo anche sensibili  alla sua presenza in ciò che ci circonda: in tutte le creature, e specialmente  negli altri uomini, benché a volte proprio il volto umano, segnato dalla durezza  della vita e dal male, possa risultare difficile da apprezzare e da accogliere  come epifania di Dio. A maggior ragione, dunque, per riconoscerci e rispettarci  quali realmente siamo, cioè fratelli, abbiamo bisogno di riferirci al volto di  un Padre comune, che tutti ci ama, malgrado i nostri limiti e i nostri errori.</p>
<p>Fin da piccoli, è importante essere educati al rispetto dell’altro, anche quando  è differente da noi. Ormai è sempre più comune l’esperienza di classi  scolastiche composte da bambini di varie nazionalità, ma anche quando ciò non  avviene, i loro volti sono una profezia dell’umanità che siamo chiamati a  formare: una famiglia di famiglie e di popoli. Più sono piccoli questi bambini,  e più suscitano in noi la tenerezza e la gioia per un’innocenza e una  fratellanza che ci appaiono evidenti: malgrado le loro differenze, piangono e  ridono nello stesso modo, hanno gli stessi bisogni, comunicano spontaneamente,  giocano insieme… I volti dei bambini sono come un riflesso della visione di Dio  sul mondo. Perché allora spegnere i loro sorrisi? Perché avvelenare i loro  cuori? Purtroppo, l’icona della Madre di Dio della tenerezza trova il suo  tragico contrario nelle dolorose immagini di tanti bambini e delle loro madri in  balia di guerre e violenze: profughi, rifugiati, migranti forzati. Volti scavati  dalla fame e dalle malattie, volti sfigurati dal dolore e dalla disperazione. I  volti dei piccoli innocenti sono un appello silenzioso alla nostra  responsabilità: di fronte alla loro condizione inerme, crollano tutte le false  giustificazioni della guerra e della violenza. Dobbiamo semplicemente  convertirci a progetti di pace, deporre le armi di ogni tipo e impegnarci tutti  insieme a costruire un mondo più degno dell’uomo.</p>
<p>Il mio  <a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/messages/peace/documents/hf_ben-xvi_mes_20091208_xliii-world-day-peace_it.html"> <em>Messaggio</em> per l’odierna XLIII Giornata Mondiale della Pace</a>: “Se  vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”, si pone all’interno della  prospettiva del volto di Dio e dei volti umani. Possiamo, infatti, affermare che  l’uomo è capace di rispettare le creature nella misura in cui porta nel proprio  spirito un senso pieno della vita, altrimenti sarà portato a disprezzare se  stesso e ciò che lo circonda, a non avere rispetto dell’ambiente in cui vive,  del creato. Chi sa riconoscere nel cosmo i riflessi del volto invisibile del  Creatore, è portato ad avere maggiore amore per le creature, maggiore  sensibilità per il loro valore simbolico. Specialmente il <em>Libro dei Salmi</em> è ricco di testimonianze di questo modo propriamente umano di relazionarsi con  la natura: con il cielo, il mare, i monti, le colline, i fiumi, gli animali…  “Quante sono le tue opere, Signore! – esclama il Salmista – / Le hai fatte tutte  con saggezza; / la terra è piena delle tue creature” (<em>Sal</em> 104/103,24).</p>
<p>In particolare, la prospettiva del “volto” invita a soffermarsi su quella che,  anche in questo <em> <a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/messages/peace/documents/hf_ben-xvi_mes_20091208_xliii-world-day-peace_it.html">Messaggio</a></em>, ho chiamato “ecologia umana”. Vi è infatti un  nesso strettissimo tra il rispetto dell’uomo e la salvaguardia del creato. “I  doveri verso l’ambiente derivano da quelli verso la persona considerata in se  stessa e in relazione agli altri” (<em>ivi</em>, 12). Se l’uomo si degrada, si  degrada l’ambiente in cui vive; se la cultura tende verso un nichilismo, se non  teorico, pratico, la natura non potrà non pagarne le conseguenze. Si può, in  effetti, constatare un reciproco influsso tra volto dell’uomo e “volto”  dell’ambiente: “quando l’ecologia umana è rispettata dentro la società, anche  l’ecologia ambientale ne trae beneficio” (<em>ibid.</em>; cfr Enc.  <a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate_it.html#51"> <em>Caritas in  veritate</em>, 51</a>). Rinnovo, pertanto, il mio appello ad investire  sull’educazione, proponendosi come obiettivo, oltre alla necessaria trasmissione  di nozioni tecnico-scientifiche, una più ampia e approfondita “responsabilità  ecologica”, basata sul rispetto dell’uomo e dei suoi diritti e doveri  fondamentali. Solo così l’impegno per l’ambiente può diventare veramente  educazione alla pace e costruzione della pace.</p>
<p>Cari fratelli e sorelle, nel Tempo di Natale ricorre un Salmo che contiene, tra  l’altro, anche un esempio stupendo di come la venuta di Dio trasfiguri il creato  e provochi una specie di festa cosmica. Questo inno inizia con un invito  universale alla lode: “Cantate al Signore un canto nuovo, / cantate al Signore,  uomini di tutta la terra. / Cantate al Signore, benedite il suo nome” (<em>Sal</em> 95/96,1). Ma a un certo punto questo appello all’esultanza si estende a tutto il  creato: “Gioiscano i cieli, esulti la terra, / risuoni il mare e quanto  racchiude; / sia in festa la campagna e quanto contiene, / acclamino tutti gli  alberi della foresta” (vv. 11-12). La festa della fede diventa festa dell’uomo e  del creato: quella festa che a Natale si esprime anche mediante gli addobbi  sugli alberi, per le strade, nelle case. Tutto rifiorisce perché Dio è apparso  in mezzo a noi.  La Vergine Madre mostra il Bambino Gesù ai pastori  di Betlemme, che gioiscono e lodano il  Signore (cfr <em>Lc</em> 2,20);  la Chiesa rinnova il mistero per  gli uomini di ogni generazione, mostra loro il  volto di Dio, perché, con la sua benedizione, possano camminare sulla via della  pace.</p>
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		<title>Crib (presepe) after Te Deum</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Dec 2009 17:44:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pope Benedict XVI eaves in his popemobile after blessing the traditional Crib in St Peter&#8217;s square at the end of the Te Deum prayer in St Peter&#8217;s Basilica at the Vatican December 31, 2009.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pope Benedict XVI eaves in his popemobile after blessing the traditional Crib in St Peter&#8217;s square at the end of the Te Deum prayer in St Peter&#8217;s Basilica at the Vatican December 31, 2009.</p>
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		<title>Te Deum</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Dec 2009 07:21:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2009]]></category>
		<category><![CDATA[Te Deum]]></category>
		<category><![CDATA[vespers]]></category>

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		<description><![CDATA[Cari fratelli e sorelle! Al termine di un anno ricco di eventi per la Chiesa e per il mondo, ci ritroviamo questa sera nella Basilica Vaticana per celebrare i Primi Vespri della Solennitа di Maria Santissima Madre di Dio e per elevare un inno di ringraziamento al Signore del tempo e della storia. Sono, anzitutto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Cari fratelli e sorelle</em>!</p>
<p>Al termine di un anno ricco di eventi per la Chiesa e per il mondo, ci  ritroviamo questa sera nella Basilica Vaticana per celebrare i Primi Vespri  della Solennitа di Maria Santissima Madre di Dio <span id="more-379"></span>e per elevare un inno di  ringraziamento al Signore del tempo e della storia.</p>
<p>Sono, anzitutto, le parole dell’apostolo Paolo, che abbiamo poc’anzi ascoltato,  a gettare una luce particolare sulla conclusione dell’anno: «Quando venne la  pienezza del tempo, Dio mandт il suo Figlio, nato da donna…perchй ricevessimo  l’adozione a figli» (<em>Gal</em> 4,4-5).</p>
<p>Il denso brano paolino ci parla della “pienezza del tempo” e ci illumina sul  contenuto di tale espressione. Nella storia della famiglia umana, Dio ha voluto  introdurre il suo Verbo eterno, facendogli assumere un’umanitа come la nostra.  Con l’incarnazione del Figlio di Dio, l’eternitа и entrata nel tempo, e la  storia dell’uomo si и aperta al compimento nell’assoluto di Dio. Il tempo и  stato &#8211; per cosм dire &#8211; “toccato” da Cristo, il Figlio di Dio e di Maria, e da  lui ha ricevuto significati nuovi e sorprendenti: и diventato tempo di salvezza  e di grazia. Proprio in questa prospettiva dobbiamo considerare il tempo  dell’anno che si chiude e di quello che inizia, per porre le piщ diverse vicende  della nostra vita &#8211; importanti o piccole, semplici o indecifrabili, gioiose o  tristi &#8211; sotto il segno della salvezza ed accogliere la chiamata che Dio ci  rivolge per condurci verso una meta che и oltre il tempo stesso: l’eternitа.</p>
<p>Il testo paolino vuole anche sottolineare il mistero della vicinanza di Dio  all’intera umanitа. E’ la vicinanza propria del mistero del Natale: Dio si fa  uomo e all’uomo viene data l’inaudita possibilitа di essere figlio di Dio.  Tutto questo ci riempie di gioia grande e ci porta ad elevare la lode a Dio.  Siamo chiamati a dire con la voce, il cuore e la vita il nostro “grazie” a Dio  per il dono del Figlio, fonte e compimento di tutti gli altri doni con i quali  l’amore divino colma l’esistenza di ciascuno di noi, delle famiglie, delle  comunitа, della Chiesa e del mondo. Il canto del <em>Te Deum</em>, che oggi  risuona nelle Chiese di ogni parte della terra, vuole essere un segno della  gioiosa gratitudine che rivolgiamo a Dio per quanto ci ha offerto in Cristo.  Davvero «dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia» (<em>Gv</em> 1,16).</p>
<p>Seguendo una felice consuetudine, questa sera vorrei insieme con voi ringraziare  il Signore, in particolare, per le grazie sovrabbondanti elargite alla nostra  comunitа diocesana di Roma nel corso dell’anno che volge al termine. Desidero  rivolgere, innanzitutto, un particolare saluto al Cardinale Vicario, ai Vescovi  Ausiliari, ai sacerdoti, alle persone consacrate, come pure ai tanti fedeli  laici qui convenuti. Saluto, altresм, con deferente cordialitа il Signor Sindaco  e le Autoritа presenti. Il mio pensiero si estende poi a chiunque vive nella  nostra Cittа, in particolare a quanti si trovano in situazioni di difficoltа e  di disagio: a tutti e a ciascuno assicuro la mia vicinanza spirituale,  avvalorata dal costante ricordo nella preghiera.</p>
<p>Per quanto riguarda il cammino della Diocesi di Roma, rinnovo il mio  apprezzamento per la scelta pastorale di dedicare tempo ad una verifica  dell’itinerario percorso, al fine di accrescere il senso di appartenenza alla  Chiesa e favorire la corresponsabilitа pastorale. Per sottolineare l’importanza  di questa verifica, anch’io ho voluto offrire il mio contributo, intervenendo,  nel pomeriggio del 26 maggio scorso, al  <a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2009/may/documents/hf_ben-xvi_spe_20090526_convegno-diocesi-rm_it.html">Convegno diocesano in San Giovanni in  Laterano</a>. Mi rallegro perchй il programma della diocesi sta procedendo  positivamente con una capillare azione apostolica, che viene svolta nelle  parrocchie, nelle prefetture e nelle varie aggregazioni ecclesiali su due ambiti  essenziali per la vita e la missione della Chiesa, quali la celebrazione  dell’Eucaristia domenicale e la testimonianza della caritа. Desidero  incoraggiare i fedeli a partecipare numerosi alle assemblee che si svolgeranno  nelle varie parrocchie, cosм da poter offrire un valido contributo  all’edificazione della Chiesa. Ancora oggi il Signore vuole far conoscere il suo  amore per l’umanitа agli abitanti di Roma ed affida a ciascuno, nella diversitа  dei ministeri e delle responsabilitа, la missione di annunciare la sua parola di  veritа e di testimoniare la caritа e la solidarietа.</p>
<p>Solo contemplando il mistero del Verbo incarnato, l’uomo puт trovare la risposta  ai grandi interrogativi dell’esistenza umana e scoprire cosм la veritа sulla  propria identitа. Per questo la Chiesa, in tutto il mondo e anche qui,  nell’Urbe, и impegnata a promuovere lo sviluppo integrale della persona umana.  Ho appreso, pertanto, con favore la programmazione di una serie di “incontri  culturali in Cattedrale”, che avranno come tema la mia recente Enciclica <em> <a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate_it.html">Caritas in veritate</a></em>.</p>
<p>Da diversi anni tante famiglie, numerosi insegnanti e le comunitа parrocchiali  si dedicano ad aiutare i giovani a costruire il loro futuro su solide  fondamenta, in particolare sulla roccia che и Gesщ Cristo. Auspico che questo  rinnovato impegno educativo possa sempre piщ realizzare una feconda sinergia fra  la comunitа ecclesiale e la cittа per aiutare i giovani a progettare la propria  vita. Formulo voti, altresм, che un prezioso contributo in questo importante  ambito possa scaturire dal Convegno promosso dal Vicariato e che si terrа nel  prossimo mese di marzo.</p>
<p>Per essere testimoni autorevoli della veritа sull’uomo и necessario un ascolto  orante della Parola di Dio. A questo proposito, desidero soprattutto  raccomandare l’antica tradizione della <em>lectio divina</em>. Le parrocchie e le  diverse realtа ecclesiali, anche grazie al sussidio preparato dal Vicariato  potranno utilmente promuovere questa antica pratica, in modo che essa diventi  parte essenziale della pastorale ordinaria.</p>
<p>La Parola, creduta, annunciata e vissuta ci spinge a comportamenti di  solidarietа e di condivisione. Nel lodare il Signore per l’aiuto che le comunitа  cristiane hanno saputo offrire con generositа a quanti hanno bussato alle loro  porte, desidero incoraggiare tutti a proseguire nell’impegno di alleviare le  difficoltа in cui versano ancora oggi tante famiglie provate dalla crisi  economica e dalla disoccupazione. Il Natale del Signore, che ci ricorda la  gratuitа con la quale Dio и venuto a salvarci, facendosi carico della nostra  umanitа e donandoci la sua vita divina, possa aiutare ogni uomo di buona volontа  a comprendere che solo aprendosi all’amore di Dio l’agire umano cambia, si  trasforma, diventando lievito di un futuro migliore per tutti.</p>
<p>Cari fratelli e sorelle, Roma ha bisogno di sacerdoti che siano annunciatori  coraggiosi del Vangelo e, allo stesso tempo, rivelino il volto misericordioso  del Padre. Invito i giovani a non avere paura di rispondere con il dono completo  della propria esistenza alla chiamata che il Signore rivolge loro a seguirlo  nella via del sacerdozio o della vita consacrata.</p>
<p>Auspico, fin d’ora, che l’incontro del 25 marzo prossimo, 25° anniversario  dell’istituzione della Giornata Mondiale della Gioventщ e 10° anniversario di  quella, indimenticabile, di Tor Vergata, costituisca per tutte le comunitа  parrocchiali e religiose, i movimenti e le associazioni un momento forte di  riflessione e di invocazione per ottenere dal Signore il dono di numerose  vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata.</p>
<p>Mentre ci congediamo dall’anno che si conclude e ci avviamo verso il nuovo, la  liturgia odierna ci introduce nella Solennitа di Maria Santissima, Madre di Dio.  La Vergine Santa и Madre della Chiesa e madre di ciascuno dei suoi membri, cioи  Madre di ciascuno di noi, in Cristo.  Chiediamo a Lei di accompagnarci con la sua premurosa protezione oggi e sempre,  perchй Cristo ci accolga un giorno nella sua gloria, nell’assemblea dei Santi: <em>Aeterna fac cum sanctis tuis in gloria numerari.</em> Amen!</p>
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		<title>Urbi et Orbi</title>
		<link>http://benedictxvi.tv/site/2009/12/25/urbi-et-orbi/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Dec 2009 22:09:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2009]]></category>
		<category><![CDATA[Urbi et Orbi]]></category>

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		<description><![CDATA[Cari fratelli e sorelle di Roma e del mondo intero, e voi tutti, uomini e donne amati dal Signore! &#171;Lux fulgebit hodie super nos, quia natus est nobis Dominus. - Oggi su di noi splenderà la luce, Perché è nato per noi il Signore&#187; (Messale Romano, Natale del Signore, Messa dell’Aurora, Antifona d’ingresso). La liturgia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari fratelli e sorelle di Roma e del mondo intero,</p>
<p>e voi tutti, uomini e donne amati dal Signore!</p>
<p>&laquo;<em>Lux fulgebit hodie super nos,</em></p>
<p><em>quia natus est nobis Dominus</em>.<span id="more-356"></span></p>
<p>- Oggi su di noi splenderà la luce,</p>
<p>Perché è nato per noi il Signore&raquo;</p>
<p>(<em>Messale Romano</em>, Natale del Signore, Messa dell’Aurora, Antifona d’ingresso).</p>
<p>La liturgia della Messa dell’Aurora ci ha ricordato che ormai la notte è passata, il giorno è avanzato; la luce che promana dalla grotta di Betlemme risplende su di noi.</p>
<p>Tuttavia, la Bibbia e la Liturgia non ci parlano della luce naturale, ma di una luce diversa, speciale, in qualche modo mirata e orientata verso un &laquo;noi&raquo;, lo stesso &laquo;noi&raquo; per cui il Bambino di Betlemme &laquo;è nato&raquo;. Questo &laquo;noi&raquo; è la Chiesa, la grande famiglia universale dei credenti in Cristo, che hanno atteso con speranza la nuova nascita del Salvatore ed oggi celebrano nel mistero la perenne attualità di questo evento.</p>
<p>All’inizio, attorno alla mangiatoia di Betlemme, quel &laquo;noi&raquo; era quasi invisibile agli occhi degli uomini. Come ci riferisce il Vangelo di san Luca, comprendeva, oltre a Maria e a Giuseppe, pochi umili pastori, che giunsero alla grotta avvertiti dagli Angeli. La luce del primo Natale fu come un fuoco acceso nella notte. Tutt’intorno era buio, mentre nella grotta risplendeva la luce vera &laquo;che illumina ogni uomo&raquo; (<em>Gv</em> 1,9). Eppure tutto avviene nella semplicità e nel nascondimento, secondo lo stile con il quale Dio opera nell’intera storia della salvezza. Dio ama accendere luci circoscritte, per rischiarare poi a largo raggio. La Verità, come l’Amore, che ne sono il contenuto, si accendono là dove la luce viene accolta, diffondendosi poi a cerchi concentrici, quasi per contatto, nei cuori e nelle menti di quanti, aprendosi liberamente al suo splendore, diventano a loro volta sorgenti di luce. È la storia della Chiesa che inizia il suo cammino nella povera grotta di Betlemme, e attraverso i secoli diventa Popolo e fonte di luce per l’umanità. Anche oggi, mediante coloro che vanno incontro al Bambino, Dio accende ancora fuochi nella notte del mondo per chiamare gli uomini a riconoscere in Gesù il &laquo;segno&raquo; della sua presenza salvatrice e liberatrice e allargare il &laquo;noi&raquo; dei credenti in Cristo all’intera umanità.</p>
<p>Dovunque c’è un &laquo;noi&raquo; che accoglie l’amore di Dio, là risplende la luce di Cristo, anche nelle situazioni più difficili. La Chiesa, come la Vergine Maria, offre al mondo Gesù, il Figlio, che Lei stessa ha ricevuto in dono, e che è venuto a liberare l’uomo dalla schiavitù del peccato. Come Maria, la Chiesa non ha paura, perché quel Bambino è la sua forza. Ma lei non lo tiene per sé: lo offre a quanti lo cercano con cuore sincero, agli umili della terra e agli afflitti, alle vittime della violenza, a quanti bramano il bene della pace. Anche oggi, per la famiglia umana profondamente segnata da una grave crisi economica, ma prima ancora morale, e dalle dolorose ferite di guerre e conflitti, con lo stile della condivisione e della fedeltà all’uomo, la Chiesa ripete con i pastori: &laquo;Andiamo fino a Betlemme&raquo; (<em>Lc</em> 2,15), lì troveremo la nostra speranza.</p>
<p>Il &laquo;noi&raquo; della Chiesa vive là dove Gesù è nato, in Terra Santa, per invitare i suoi abitanti ad abbandonare ogni logica di violenza e di vendetta e ad impegnarsi con rinnovato vigore e generosità nel cammino verso una convivenza pacifica. Il &laquo;noi&raquo; della Chiesa è presente negli altri Paesi del Medio Oriente. Come non pensare alla tribolata situazione in Iraq e a quel piccolo gregge di cristiani che vive nella Regione? Esso talvolta soffre violenze e ingiustizie ma è sempre proteso a dare il proprio contributo all’edificazione della convivenza civile contraria alla logica dello scontro e del rifiuto del vicino. Il &laquo;noi&raquo; della Chiesa opera in Sri Lanka, nella Penisola coreana e nelle Filippine, come pure in altre terre asiatiche, quale lievito di riconciliazione e di pace. Nel Continente africano non cessa di alzare la voce verso Dio per implorare la fine di ogni sopruso nella Repubblica Democratica del Congo; invita i cittadini della Guinea e del Niger al rispetto dei diritti di ogni persona ed al dialogo; a quelli del Madagascar chiede di superare le divisioni interne e di accogliersi reciprocamente; a tutti ricorda che sono chiamati alla speranza, nonostante i drammi, le prove e le difficoltà che continuano ad affliggerli. In Europa e in America settentrionale, il &laquo;noi&raquo; della Chiesa sprona a superare la mentalità egoista e tecnicista, a promuovere il bene comune ed a rispettare le persone più deboli, a cominciare da quelle non ancora nate. In Honduras aiuta a riprendere il cammino istituzionale; in tutta l’America Latina il &laquo;noi&raquo; della Chiesa è fattore identitario, pienezza di verità e di carità che nessuna ideologia può sostituire, appello al rispetto dei diritti inalienabili di ogni persona ed al suo sviluppo integrale, annuncio di giustizia e di fraternità, fonte di unità.</p>
<p>Fedele al mandato del suo Fondatore, la Chiesa è solidale con coloro che sono colpiti dalle calamità naturali e dalla povertà, anche nelle società opulente. Davanti all’esodo di quanti migrano dalla loro terra e sono spinti lontano dalla fame, dall’intolleranza o dal degrado ambientale, la Chiesa è una presenza che chiama all’accoglienza. In una parola, la Chiesa annuncia ovunque il Vangelo di Cristo nonostante le persecuzioni, le discriminazioni, gli attacchi e l’indifferenza, talvolta ostile, che – anzi – le consentono di condividere la sorte del suo Maestro e Signore.</p>
<p>Cari fratelli e sorelle, quale grande dono far parte di una <em>comunione</em> che è <em>per tutti </em>! È la comunione della Santissima Trinità, dal cui cuore è disceso nel mondo l’Emmanuele, Gesù, Dio-con-noi. Come i pastori di Betlemme, contempliamo pieni di meraviglia e di gratitudine questo mistero d’amore e di luce! Buon Natale a tutti!</p>
<p>AUGURI DEL SANTO PADRE AI  POPOLI E ALLE NAZIONI IN OCCASIONE DEL SANTO NATALE</p>
<p><em>Ai fedeli radunati in Piazza San Pietro e a quanti lo ascoltano attraverso la radio e la televisione, dopo il Messaggio natalizio &laquo;Urbi et Orbi&raquo; dalla Loggia centrale della Basilica Vaticana, il Santo Padre Benedetto XVI invia l’augurio natalizio in 65 lingue:</em></p>
<p>A quanti mi ascoltano, rivolgo un cordiale augurio nelle diverse espressioni linguistiche:</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>italiano:<br />
</strong>Buon Natale agli abitanti di Roma e dell’intera Italia! La nascita di Cristo rechi in ciascuno nuova speranza e susciti generoso impegno per la concorde costruzione di una societа piщ giusta e solidale. Contemplando la povera e umile grotta di Betlemme, le famiglie e le comunitа imparino uno stile di vita semplice, trasparente e accogliente, ricco di gesti di amore e di perdono.</p>
<p><strong>francese:</strong><br />
Heureuse et sainte fкte de Noлl ! Que le Christ Sauveur vous garde dans l’espйrance et qu’il vous fasse le don de la paix profonde !</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>inglese:</strong><br />
May the birth of the Prince of Peace remind the world where its true happiness lies; and may your hearts be filled with hope and joy, for the Saviour has been born for us.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>tedesco:</strong><br />
Die Geburt Jesu Christi, des Erlцsers der Menschen, erfьlle Euer Leben mit tiefer Freude und reicher Gnade; sein Friede mцge in Euren Herzen wohnen. Gesegnete und frohe Weihnachten!</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>spagnolo:<br />
</strong>ЎFeliz Navidad! Que la Paz de Cristo reine en vuestros corazones, en la familias y en todos los pueblos.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>portoghese:</strong><br />
Feliz Natal para todos, e que a Luz de Cristo Salvador ilumine os vossos coraзхes de paz e de esperanзa!</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>neerlandese:</strong><br />
Zalig en gelukkig Kerstmis.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>lussemburghese:</strong><br />
Schйin Chreschtdag.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>greco:</strong><span style="font-family: WP Greek Century;"><br />
5&#8243;8Џ</span> <span style="font-family: WP Greek Century;">5D4FJ@L(Ё&lt;&lt;&raquo;</span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>albanese:<br />
</strong>Per shum vjet Krishtlindjen.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>romeno:</strong><br />
Sărbători Fericite de Crăciun si Anul Nou.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>ungherese:<br />
</strong>Аldott Karбcsonyt.</p>
<p><strong>polacco:</strong><br />
Błogosławionych świąt Bożego Narodzenia.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>ceco:</strong><br />
Narodil se vбm Spasitel. Radujte se!</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>slovacco:</strong><br />
Milostiplnй a radostnй Viacočnй Sviatky.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>croato:</strong><br />
Sretan Boћić, Isusovo Porođenje!</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>sloveno:</strong><br />
Boћje Dete, naj vam podeli svoj blagoslov.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>serbo:</strong><br />
Среħан Божиħ &#8211; Христос се роди!</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>serbo-lusazio:</strong><br />
Zohnowane hody! A zboћowne Nowe lěto!</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>bulgaro:</strong><br />
Честито Рождество Христово</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>macedone:</strong><br />
Нека ви е честит Божиу н Нова Година</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>bielorusso:</strong><br />
Viasнтłych kalаdnych Sviаtaы!</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>russo:</strong><br />
Сердечно поздравляю всех с Праздником<br />
Рождества Христова</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>mongolo:</strong><br />
<img src="http://212.77.1.245/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_mongolo.gif" border="0" alt="" width="128" height="132" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>kazako:<br />
</strong>Родecтвo мepeкeci ктты болсын!</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>ucraino:</strong><br />
Веселих Свят з Різдвом<br />
Христовим і Новим Роком!</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>lituano:</strong><br />
Linksmų љwentų Kaledų.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>lettone:</strong><br />
Priecīgus Ziemsvētkus!</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>estone:</strong><br />
Hдid joulupьhi.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>finlandese:</strong><br />
Hyvдд Joulua.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>svedese:</strong><br />
God Jul, Gott Nytt Аr.</p>
<p><strong>islandese:<br />
</strong>Gleðileg jól!</p>
<p><strong> irlandese:</strong><br />
Nollaig shona dhaoibh go lйir.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>romanиs:</strong><br />
Baxtalт Krečщno! Thaj Nevo berљ!</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>maltese:</strong><br />
Il-Milied it tajjeb lill-poplu kollu ta&#8217; Malta u ta&#8217; G<span style="font-family: Times New Roman;">ħawdex</span>.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>georgiano:</strong><br />
<img src="http://212.77.1.245/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_georgiano_1.gif" border="0" alt="" width="293" height="37" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>turco:</strong><br />
Noel bayramı kutlu olsun.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>arabo:<br />
</strong><img src="http://212.77.1.245/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_arabo.gif" border="0" alt="" width="97" height="29" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>etiopico-eritreo:<br />
</strong><img src="http://212.77.1.245/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_etiopico-eritreo.gif" border="0" alt="" width="111" height="27" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>ebraico:<br />
</strong><img src="http://212.77.1.245/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_ebraico.gif" border="0" alt="" width="242" height="36" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>aramaico:<br />
<img src="http://212.77.1.245/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_aramaico.gif" border="0" alt="" width="245" height="92" /></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>armeno:<br />
</strong><img src="http://212.77.1.245/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_armeno.gif" border="0" alt="" width="244" height="34" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>suahili:</strong><br />
Heri kwa noeli na baraka nyingi kwa mwaka mpya.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>kirundi e kinyarwanda:</strong><br />
Gumya umutima mu mahoro! Noeli nziza!</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>malgascio:</strong><br />
Arahaba tratrin&#8217;i Noely.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>hindi:<br />
<img src="http://212.77.1.245/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_hindi.gif" border="0" alt="" width="173" height="69" /></strong></p>
<p><strong>tamil:<br />
<img src="http://212.77.1.245/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_tamil.gif" border="0" alt="" width="209" height="94" /></strong></p>
<p><strong>malayalam:<br />
<img src="http://212.77.1.245/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_malayalam.gif" border="0" alt="" width="212" height="74" /></strong></p>
<p><strong>bengalese:<br />
<img src="http://212.77.1.245/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_bengalese.gif" border="0" alt="" width="242" height="40" /></strong></p>
<p><strong>birmano:<br />
<img src="http://212.77.1.245/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_birmano.gif" border="0" alt="" width="272" height="28" /></strong></p>
<p><strong>urdu (Pakistan):<br />
<img src="http://212.77.1.245/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_urdu.gif" border="0" alt="" width="251" height="54" /></strong></p>
<p><strong>cinese:<br />
</strong><img src="http://212.77.1.245/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_cinese.gif" border="0" alt="" width="217" height="55" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>giapponese:<br />
</strong><img src="http://212.77.1.245/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_giapponese.gif" border="0" alt="" width="257" height="38" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>coreano:<br />
</strong><img src="http://212.77.1.245/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_coreano.gif" border="0" alt="" width="178" height="86" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>vietnamita:</strong><br />
Chъc mщng giбng sinh.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>singalese:<br />
<img src="http://212.77.1.245/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_singalese.gif" border="0" alt="" width="269" height="54" /></strong></p>
<p><strong>tailandese:<br />
</strong><img src="http://212.77.1.245/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_thailandese.gif" border="0" alt="" width="272" height="94" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>indonesiano:</strong><br />
Selamat Hari Natal.</p>
<p><strong>cambogiano:</strong></p>
<p><img src="http://212.77.1.245/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_cambogiano.gif" border="0" alt="" width="199" height="51" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>filippino:</strong><br />
Malygayang pasko at manigong bagong taon.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>maori:<br />
</strong>Meri Kirihimete.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>samoano:<br />
</strong>Ia manuia le Kirisimasi.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>esperanto:</strong><br />
Dibenitan Kristnaskon kaj prosperan novjaron.</p>
<p><strong>guaranн:<br />
</strong>Ko navidad бrape che maitei ame&#8217;<span style="font-family: Times New Roman;">к peкme.</span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>latino:</strong><br />
Lux fulgebit hodie super nos, quia natus est nobis Dominus.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Christmas Mass celebrated by the Pope</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 21:32:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari fratelli e sorelle, &#171;Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio&#187; (Is 9, 5). Ciò che Isaia, guardando da lontano verso il futuro, dice a Israele come consolazione nelle sue angustie ed oscurità, l’Angelo, dal quale emana una nube di luce, lo annuncia ai pastori come presente: &#171;Oggi, nella città [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari fratelli e sorelle,</p>
<p>&laquo;Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio&raquo; (<em>Is</em> 9, 5). Ciò che Isaia, guardando da lontano verso il futuro, dice a Israele come consolazione nelle sue angustie ed oscurità, l’Angelo, dal quale emana una nube di luce, lo annuncia ai pastori come presente<span id="more-351"></span>: &laquo;Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore&raquo; (<em>Lc</em> 2, 11). Il Signore è presente. Da questo momento, Dio è veramente un &laquo;Dio con noi&raquo;. Non è più il Dio distante, che, attraverso la creazione e mediante la coscienza, si può in qualche modo intuire da lontano. Egli è entrato nel mondo. È il Vicino. Il Cristo risorto lo ha detto ai suoi, a noi: &laquo;Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo&raquo; (<em>Mt</em> 28, 20). Per voi è nato il Salvatore: ciò che l’Angelo annunciò ai pastori, Dio ora lo richiama a noi per mezzo del Vangelo e dei suoi messaggeri. È questa una notizia che non può lasciarci indifferenti. Se è vera, tutto è cambiato. Se è vera, essa riguarda anche me. Allora, come i pastori, devo dire anch’io: Orsù, voglio andare a Betlemme e vedere la Parola che lì è accaduta. Il Vangelo non ci racconta senza scopo la storia dei pastori. Essi ci mostrano come rispondere in modo giusto a quel messaggio che è rivolto anche a noi. Che cosa ci dicono allora questi primi testimoni dell’incarnazione di Dio?</p>
<p>Dei pastori è detto anzitutto che essi erano persone vigilanti e che il messaggio poteva raggiungerli proprio perché erano svegli. Noi dobbiamo svegliarci, perché il messaggio arrivi fino a noi. Dobbiamo diventare persone veramente vigilanti. Che significa questo? La differenza tra uno che sogna e uno che sta sveglio consiste innanzitutto nel fatto che colui che sogna si trova in un mondo particolare. Con il suo io egli è rinchiuso in questo mondo del sogno che, appunto, è soltanto suo e non lo collega con gli altri. Svegliarsi significa uscire da tale mondo particolare dell’io ed entrare nella realtà comune, nella verità che, sola, ci unisce tutti. Il conflitto nel mondo, l’inconciliabilità reciproca, derivano dal fatto che siamo rinchiusi nei nostri propri interessi e nelle opinioni personali, nel nostro proprio minuscolo mondo privato. L’egoismo, quello del gruppo come quello del singolo, ci tiene prigionieri dei nostri interessi e desideri, che contrastano con la verità e ci dividono gli uni dagli altri. Svegliatevi, ci dice il Vangelo. Venite fuori per entrare nella grande verità comune, nella comunione dell’unico Dio. Svegliarsi significa così sviluppare la sensibilità per Dio; per i segnali silenziosi con cui Egli vuole guidarci; per i molteplici indizi della sua presenza. Ci sono persone che dicono di essere &laquo;religiosamente prive di orecchio musicale&raquo;. La capacità percettiva per Dio sembra quasi una dote che ad alcuni è rifiutata. E in effetti – la nostra maniera di pensare ed agire, la mentalità del mondo odierno, la gamma delle nostre varie esperienze sono adatte a ridurre la sensibilità per Dio, a renderci &laquo;privi di orecchio musicale&raquo; per Lui. E tuttavia in ogni anima è presente, in modo nascosto o aperto, l’attesa di Dio, la capacità di incontrarlo. Per ottenere questa vigilanza, questo svegliarsi all’essenziale, vogliamo pregare, per noi stessi e per gli altri, per quelli che sembrano essere &laquo;privi di questo orecchio musicale&raquo; e nei quali, tuttavia, è vivo il desiderio che Dio si manifesti. Il grande teologo Origene ha detto: se io avessi la grazia di vedere come ha visto Paolo, potrei adesso (durante la Liturgia) contemplare una grande schiera di Angeli (cfr <em>in Lc</em> 23, 9). Infatti – nella Sacra Liturgia, gli Angeli di Dio e i Santi ci circondano. Il Signore stesso è presente in mezzo a noi. Signore, apri gli occhi dei nostri cuori, affinché diventiamo vigilanti e veggenti e così possiamo portare la tua vicinanza anche ad altri!</p>
<p>Torniamo al Vangelo di Natale. Esso ci racconta che i pastori, dopo aver ascoltato il messaggio dell’Angelo, si dissero l’un l’altro: &laquo;&#8216;Andiamo fino a Betlemme&#8217; … Andarono, senza indugio&raquo; (<em>Lc</em> 2, 15s.). &laquo;Si affrettarono&raquo; dice letteralmente il testo greco. Ciò che era stato loro annunciato era così importante che dovevano andare immediatamente. In effetti, ciò che lì era stato detto loro andava totalmente al di là del consueto. Cambiava il mondo. È nato il Salvatore. L’atteso Figlio di Davide è venuto al mondo nella sua città. Che cosa poteva esserci di più importante? Certo, li spingeva anche la curiosità, ma soprattutto l’agitazione per la grande cosa che era stata comunicata proprio a loro, i piccoli e uomini apparentemente irrilevanti. Si affrettarono – senza indugio. Nella nostra vita ordinaria le cose non stanno così. La maggioranza degli uomini non considera prioritarie le cose di Dio, esse non ci incalzano in modo immediato. E così noi, nella stragrande maggioranza, siamo ben disposti a rimandarle. Prima di tutto si fa ciò che qui ed ora appare urgente. Nell’elenco delle priorità Dio si trova spesso quasi all’ultimo posto. Questo – si pensa – si potrà fare sempre. Il Vangelo ci dice: Dio ha la massima priorità. Se qualcosa nella nostra vita merita fretta senza indugio, ciò è, allora, soltanto la causa di Dio. Una massima della Regola di san Benedetto dice: &laquo;Non anteporre nulla all’opera di Dio (cioè all’ufficio divino)&raquo;. La Liturgia è per i monaci la prima priorità. Tutto il resto viene dopo. Nel suo nucleo, però, questa frase vale per ogni uomo. Dio è importante, la realtà più importante in assoluto nella nostra vita. Proprio questa priorità ci insegnano i pastori. Da loro vogliamo imparare a non lasciarci schiacciare da tutte le cose urgenti della vita quotidiana. Da loro vogliamo apprendere la libertà interiore di mettere in secondo piano altre occupazioni – per quanto importanti esse siano – per avviarci verso Dio, per lasciarlo entrare nella nostra vita e nel nostro tempo. Il tempo impegnato per Dio e, a partire da Lui, per il prossimo non è mai tempo perso. È il tempo in cui viviamo veramente, in cui viviamo lo stesso essere persone umane.</p>
<p>Alcuni commentatori fanno notare che per primi i pastori, le anime semplici, sono venuti da Gesù nella mangiatoia e hanno potuto incontrare il Redentore del mondo. I sapienti venuti dall’Oriente, i rappresentanti di coloro che hanno rango e nome, vennero molto più tardi. I commentatori aggiungono: questo è del tutto ovvio. I pastori, infatti, abitavano accanto. Essi non dovevano che &laquo;attraversare&raquo; (cfr <em>Lc</em> 2, 15) come si attraversa un breve spazio per andare dai vicini. I sapienti, invece, abitavano lontano. Essi dovevano percorrere una via lunga e difficile, per arrivare a Betlemme. E avevano bisogno di guida e di indicazione. Ebbene, anche oggi esistono anime semplici ed umili che abitano molto vicino al Signore. Essi sono, per così dire, i suoi vicini e possono facilmente andare da Lui. Ma la maggior parte di noi uomini moderni vive lontana da Gesù Cristo, da Colui che si è fatto uomo, dal Dio venuto in mezzo a noi. Viviamo in filosofie, in affari e occupazioni che ci riempiono totalmente e dai quali il cammino verso la mangiatoia è molto lungo. In molteplici modi Dio deve ripetutamente spingerci e darci una mano, affinché possiamo trovare l’uscita dal groviglio dei nostri pensieri e dei nostri impegni e trovare la via verso di Lui. Ma per tutti c’è una via. Per tutti il Signore dispone segnali adatti a ciascuno. Egli chiama tutti noi, perché anche noi si possa dire: Orsù, &laquo;attraversiamo&raquo;, andiamo a Betlemme – verso quel Dio, che ci è venuto incontro. Sì, Dio si è incamminato verso di noi. Da soli non potremmo giungere fino a Lui. La via supera le nostre forze. Ma Dio è disceso. Egli ci viene incontro. Egli ha percorso la parte più lunga del cammino. Ora ci chiede: Venite e vedete quanto vi amo. Venite e vedete che io sono qui. <em>Transeamus usque Bethleem</em>, dice la Bibbia latina. Andiamo di là! Oltrepassiamo noi stessi! Facciamoci viandanti verso Dio in molteplici modi: nell’essere interiormente in cammino verso di Lui. E tuttavia anche in cammini molto concreti – nella Liturgia della Chiesa, nel servizio al prossimo, in cui Cristo mi attende.</p>
<p>Ascoltiamo ancora una volta direttamente il Vangelo. I pastori si dicono l’un l’altro il motivo per cui si mettono in cammino: &laquo;Vediamo questo avvenimento&raquo;. Letteralmente il testo greco dice: &laquo;Vediamo questa Parola, che lì è accaduta&raquo;. Sì, tale è la novità di questa notte: la Parola può essere guardata. Poiché si è fatta carne. Quel Dio di cui non si deve fare alcuna immagine, perché ogni immagine potrebbe solo ridurlo, anzi travisarlo, quel Dio si è reso, Egli stesso, visibile in Colui che è la sua vera immagine, come dice Paolo (cfr <em>2 Cor</em> 4, 4; <em>Col</em> 1, 15). Nella figura di Gesù Cristo, in tutto il suo vivere ed operare, nel suo morire e risorgere, possiamo guardare la Parola di Dio e quindi il mistero dello stesso Dio vivente. Dio è così. L’Angelo aveva detto ai pastori: &laquo;Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia&raquo; (<em>Lc</em> 2, 12; cfr 16). Il segno di Dio, il segno che viene dato ai pastori e a noi, non è un miracolo emozionante. Il segno di Dio è la sua umiltà. Il segno di Dio è che Egli si fa piccolo; diventa bambino; si lascia toccare e chiede il nostro amore. Quanto desidereremmo noi uomini un segno diverso, imponente, inconfutabile del potere di Dio e della sua grandezza. Ma il suo segno ci invita alla fede e all’amore, e pertanto ci dà speranza: così è Dio. Egli possiede il potere ed è la Bontà. Ci invita a diventare simili a Lui. Sì, diventiamo simili a Dio, se ci lasciamo plasmare da questo segno; se impariamo, noi stessi, l’umiltà e così la vera grandezza; se rinunciamo alla violenza ed usiamo solo le armi della verità e dell’amore. Origene, seguendo una parola di Giovanni Battista, ha visto espressa l’essenza del paganesimo nel simbolo delle pietre: paganesimo è mancanza di sensibilità, significa un cuore di pietra, che è incapace di amare e di percepire l’amore di Dio. Origene dice dei pagani: &laquo;Privi di sentimento e di ragione, si trasformano in pietre e in legno&raquo; (<em>in Lc</em> 22, 9). Cristo, però, vuole darci un cuore di carne. Quando vediamo Lui, il Dio che è diventato un bambino, ci si apre il cuore. Nella Liturgia della Notte Santa Dio viene a noi come uomo, affinché noi diventiamo veramente umani. Ascoltiamo ancora Origene: &laquo;In effetti, a che gioverebbe a te che Cristo una volta sia venuto nella carne, se Egli non giunge fin nella tua anima? Preghiamo che venga quotidianamente a noi e che possiamo dire: vivo, però non vivo più io, ma Cristo vive in me (<em>Gal</em> 2, 20)&raquo; (<em>in Lc</em> 22, 3).</p>
<p>Sì, per questo vogliamo pregare in questa Notte Santa. Signore Gesù Cristo, tu che sei nato a Betlemme, vieni a noi! Entra in me, nella mia anima. Trasformami. Rinnovami. Fa’ che io e tutti noi da pietra e legno diventiamo persone viventi, nelle quali il tuo amore si rende presente e il mondo viene trasformato. Amen.</p>
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		<title>General audience</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 10:52:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari fratelli e sorelle, con la Novena di Natale, che stiamo celebrando in questi giorni, la Chiesa ci invita a vivere in modo intenso e profondo la preparazione alla Nascita del Salvatore, ormai imminente. Il desiderio, che tutti portiamo nel cuore, è che la prossima festa del Natale ci doni, in mezzo all’attività frenetica dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari fratelli e sorelle,</p>
<p>con la Novena di Natale, che stiamo celebrando in questi giorni, la Chiesa ci invita a vivere in modo intenso e profondo la preparazione alla Nascita del Salvatore, ormai imminente. <span id="more-363"></span>Il desiderio, che tutti portiamo nel cuore, è che la prossima festa del Natale ci doni, in mezzo all’attività frenetica dei nostri giorni, serena e profonda gioia per farci toccare con mano la bontà del nostro Dio e infonderci nuovo coraggio.</p>
<p>Per comprendere meglio il significato del Natale del Signore vorrei fare un breve cenno all’origine storica di questa solennità. Infatti, l’Anno liturgico della Chiesa non si è sviluppato inizialmente partendo dalla nascita di Cristo, ma dalla fede nella sua risurrezione. Perciò la festa più antica della cristianità non è il Natale, ma è la Pasqua; la risurrezione di Cristo fonda la fede cristiana, è alla base dell’annuncio del Vangelo e fa nascere la Chiesa. Quindi essere cristiani significa vivere in maniera pasquale, facendoci coinvolgere nel dinamismo che è originato dal Battesimo e che porta a morire al peccato per vivere con Dio (cfr <em>Rm</em> 6,4).</p>
<p>Il primo ad affermare con chiarezza che Gesù nacque il 25 dicembre è stato Ippolito di Roma, nel suo commento al Libro del profeta Daniele, scritto verso il 204. Qualche esegeta nota, poi, che in quel giorno si celebrava la festa della Dedicazione del Tempio di Gerusalemme, istituita da Giuda Maccabeo nel 164 avanti Cristo. La coincidenza di date verrebbe allora a significare che con Gesù, apparso come luce di Dio nella notte, si realizza veramente la consacrazione del tempio, l’Avvento di Dio su questa terra.</p>
<p>Nella cristianità la festa del Natale ha assunto una forma definita nel IV secolo, quando essa prese il posto della festa romana del &laquo;<em>Sol invictus</em>&laquo;, il sole invincibile; si mise così in evidenza che la nascita di Cristo è la vittoria della vera luce sulle tenebre del male e del peccato. Tuttavia, la particolare e intensa atmosfera spirituale che circonda il Natale si è sviluppata nel Medioevo, grazie a san Francesco d’Assisi, che era profondamente innamorato dell’uomo Gesù, del Dio-con-noi. Il suo primo biografo, Tommaso da Celano, nella <em>Vita seconda </em>racconta che san Francesco «Al di sopra di tutte le altre solennità celebrava con ineffabile premura il Natale del Bambino Gesù, e chiamava festa delle feste il giorno in cui Dio, fatto piccolo infante, aveva succhiato a un seno umano» (<em>Fonti Francescane</em>, n. 199, p. 492). Da questa particolare devozione al mistero dell’Incarnazione ebbe origine la famosa celebrazione del Natale a Greccio. Essa, probabilmente, fu ispirata a san Francesco dal suo pellegrinaggio in Terra Santa e dal presepe di Santa Maria Maggiore in Roma. Ciò che animava il Poverello di Assisi era il desiderio di sperimentare in maniera concreta, viva e attuale l’umile grandezza dell’evento della nascita del Bambino Gesù e di comunicarne la gioia a tutti.</p>
<p>Nella prima biografia, Tommaso da Celano parla della notte del presepe di Greccio in un modo vivo e toccante, offrendo un contributo decisivo alla diffusione della tradizione natalizia più bella, quella del presepe. La notte di Greccio, infatti, ha ridonato alla cristianità l’intensità e la bellezza della festa del Natale, e ha educato il Popolo di Dio a coglierne il messaggio più autentico, il particolare calore, e ad amare ed adorare l’umanità di Cristo. Tale particolare approccio al Natale ha offerto alla fede cristiana una nuova dimensione. La Pasqua aveva concentrato l’attenzione sulla potenza di Dio che vince la morte, inaugura la vita nuova e insegna a sperare nel mondo che verrà. Con san Francesco e il suo presepe venivano messi in evidenza l’amore inerme di Dio, la sua umiltà e la sua benignità, che nell’Incarnazione del Verbo si manifesta agli uomini per insegnare un nuovo modo di vivere e di amare.</p>
<p>Il Celano racconta che, in quella notte di Natale, fu concessa a Francesco la grazia di una visione meravigliosa. Vide giacere immobile nella mangiatoia un piccolo bambino, che fu risvegliato dal sonno proprio dalla vicinanza di Francesco. E aggiunge: «Né questa visione discordava dai fatti perché, a opera della sua grazia che agiva per mezzo del suo santo servo Francesco, il fanciullo Gesù fu risuscitato nel cuore di molti, che l’avevano dimenticato, e fu impresso profondamente nella loro memoria amorosa» (<em>Vita prima</em>, <em>op. cit</em>., n. 86, p. 307). Questo quadro descrive con molta precisione quanto la fede viva e l’amore di Francesco per l’umanità di Cristo hanno trasmesso alla festa cristiana del Natale: la scoperta che Dio si rivela nelle tenere membra del Bambino Gesù. Grazie a san Francesco, il popolo cristiano ha potuto percepire che a Natale Dio è davvero diventato l’&raquo;Emmanuele&raquo;, il Dio-con-noi, dal quale non ci separa alcuna barriera e alcuna lontananza. In quel Bambino, Dio è diventato così prossimo a ciascuno di noi, così vicino, che possiamo dargli del tu e intrattenere con lui un rapporto confidenziale di profondo affetto, così come facciamo con un neonato.</p>
<p>In quel Bambino, infatti, si manifesta Dio-Amore: Dio viene senza armi, senza la forza, perché non intende conquistare, per così dire, dall’esterno, ma intende piuttosto essere accolto dall’uomo nella libertà; Dio si fa Bambino inerme per vincere la superbia, la violenza, la brama di possesso dell’uomo. In Gesù Dio ha assunto questa condizione povera e disarmante per vincerci con l’amore e condurci alla nostra vera identità. Non dobbiamo dimenticare che il titolo più grande di Gesù Cristo è proprio quello di &laquo;Figlio&raquo;, Figlio di Dio; la dignità divina viene indicata con un termine, che prolunga il riferimento all’umile condizione della mangiatoia di Betlemme, pur corrispondendo in maniera unica alla sua divinità, che è la divinità del &laquo;Figlio&raquo;.</p>
<p>La sua condizione di Bambino ci indica, inoltre, come possiamo incontrare Dio e godere della Sua presenza. E’ alla luce del Natale che possiamo comprendere le parole di Gesù: «Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli» (<em>Mt</em> 18,3). Chi non ha capito il mistero del Natale, non ha capito l’elemento decisivo dell’esistenza cristiana. Chi non accoglie Gesù con cuore di bambino, non può entrare nel regno dei cieli: questo è quanto Francesco ha voluto ricordare alla cristianità del suo tempo e di tutti tempi, fino ad oggi. Preghiamo il Padre perché conceda al nostro cuore quella semplicità che riconosce nel Bambino il Signore, proprio come fece Francesco a Greccio. Allora potrebbe succedere anche a noi quanto Tommaso da Celano – riferendosi all’esperienza dei pastori nella Notte Santa (cfr <em>Lc </em>2,20) &#8211; racconta a proposito di quanti furono presenti all’evento di Greccio: &laquo;ciascuno se ne tornò a casa sua pieno di ineffabile gioia&raquo; (<em>Vita prima</em>, <em>op. cit</em>., n. 86, p. 479).</p>
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		<title>Vespers with students</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 12:13:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2009]]></category>
		<category><![CDATA[vespers]]></category>

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		<description><![CDATA[Signori Cardinali, venerati Fratelli nell’Episcopato, illustri Signori e Signore, cari fratelli e sorelle! Quale sapienza nasce a Betlemme? Questa domanda vorrei porre a me e a voi in questo tradizionale incontro pre-natalizio con il mondo universitario romano. Oggi, invece della Santa Messa, celebriamo i Vespri, e la felice coincidenza con l’inizio della novena di Natale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Signori Cardinali,<br />
venerati Fratelli nell’Episcopato,<br />
illustri Signori e Signore,<br />
cari fratelli e sorelle!</em></p>
<p>Quale sapienza nasce a Betlemme? Questa domanda vorrei porre a me <span id="more-368"></span>e a voi in  questo tradizionale incontro pre-natalizio con il mondo universitario romano.  Oggi, invece della Santa Messa, celebriamo i Vespri, e la felice coincidenza con  l’inizio della novena di Natale ci farà cantare tra poco la prima delle Antifone  dette Maggiori:</p>
<p>&laquo;O Sapienza, che esci dalla bocca dell’Altissimo,<br />
ti estendi ai confini del mondo,<br />
e tutto disponi con soavità e con forza:<br />
vieni, insegnaci la via della saggezza&raquo; (<em>Liturgia delle Ore</em>, Vespri del  17 dicembre).</p>
<p>Questa stupenda invocazione è rivolta alla &laquo;Sapienza&raquo;, figura centrale nei  libri dei <em>Proverbi</em>, della <em>Sapienza</em> e del <em>Siracide</em> che da  essa sono detti appunto &laquo;sapienziali&raquo; e nei quali la tradizione cristiana scorge  una prefigurazione del Cristo. Tale invocazione diventa davvero stimolante e,  anzi, provocante, quando ci poniamo di fronte al Presepe, cioè al paradosso di  una Sapienza che, uscita &laquo;dalla bocca dell’altissimo&raquo;, giace avvolta in fasce  dentro una mangiatoia (cfr <em>Lc</em> 2,7.12.16).</p>
<p>Possiamo già anticipare la risposta alla domanda iniziale: quella che nasce a  Betlemme è la Sapienza di Dio. San Paolo, scrivendo ai Corinzi, usa questa  espressione: &laquo;la sapienza di Dio, che è nel mistero&raquo; (<em>1 Cor</em> 2,7), cioè in  un disegno divino, che è rimasto a lungo nascosto e che Dio stesso ha rivelato  nella storia della salvezza. Nella pienezza dei tempi, questa Sapienza ha  assunto un volto umano, il volto di Gesù, il quale – come recita il Simbolo  apostolico – &laquo;fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto  Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto, discese agli inferi, il terzo  giorno risuscitò da morte, salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre  onnipotente, di là verrà a giudicare i vivi e i morti&raquo;. Il paradosso cristiano  consiste proprio nell’identificazione della Sapienza divina, cioè il <em>Logos</em> eterno, con l’uomo Gesù di Nazaret e con la sua storia. Non c’è soluzione a  questo paradosso se non nella parola &laquo;Amore&raquo;, che in questo caso va scritta  naturalmente con la &laquo;A&raquo; maiuscola, trattandosi di un Amore che supera  infinitamente le dimensioni umane e storiche. Dunque, la Sapienza che questa  sera invochiamo è il Figlio di Dio, la seconda persona della Santissima Trinità;  è il Verbo, che, come leggiamo nel Prologo di Giovanni, &laquo;era in principio presso  Dio&raquo;, anzi, &laquo;era Dio&raquo;, che con il Padre e lo Spirito Santo ha creato tutte le  cose e che &laquo;si è fatto carne&raquo; per rivelarci quel Dio che nessuno può vedere (cfr <em>Gv</em> 1,2-3.14.18).</p>
<p>Cari amici, un professore cristiano, o un giovane studente cristiano, porta  dentro di sé l’amore appassionato per questa Sapienza! Legge tutto alla sua  luce; ne coglie le tracce nelle particelle elementari e nei versi dei poeti; nei  codici giuridici e negli avvenimenti della storia; nelle opere artistiche e  nelle espressioni matematiche. Senza di Lei niente è stato fatto di tutto ciò  che esiste (cfr <em>Gv</em> 1,3) e dunque in ogni realtà creata se ne può  intravedere un riflesso, evidentemente secondo gradi e modalità differenti.  Tutto ciò che viene recepito dall’intelligenza umana può esserlo perché, in  qualche modo e misura, partecipa della Sapienza creatrice. Qui, in ultima  analisi, sta anche la possibilità stessa dello studio, della ricerca, del  dialogo scientifico in ogni campo del sapere.</p>
<p>A questo punto non posso evitare una riflessione forse un po’ scomoda ma  utile per noi che siamo qui e che apparteniamo per lo più all’ambiente  accademico. Domandiamoci: chi c’era – la notte di Natale – alla grotta di  Betlemme? Chi ha accolto la Sapienza quando è nata? Chi è accorso per vederla,  l’ha riconosciuta e adorata? Non dottori della legge, scribi o sapienti. C’erano  Maria e Giuseppe, e poi i pastori. Che significa questo? Gesù un giorno dirà:  &laquo;Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza&raquo; (<em>Mt</em> 11,26):  hai rivelato il tuo mistero ai piccoli (cfr Mt 11,25). Ma allora non serve  studiare? O addirittura è nocivo, controproducente per conoscere la verità? La  storia di duemila anni di cristianesimo esclude quest’ultima ipotesi, e ci  suggerisce quella giusta: si tratta di studiare, di approfondire le conoscenze  mantenendo un animo da &laquo;piccoli&raquo;, uno spirito umile e semplice, come quello di  Maria, la &laquo;Sede della Sapienza&raquo;. Quante volte abbiamo avuto paura di avvicinarci  alla Grotta di Betlemme perché preoccupati che ciò fosse di ostacolo alla nostra  criticità e alla nostra &laquo;modernità&raquo;! Invece, in quella Grotta, ciascuno di noi  può scoprire la verità su Dio e quella sull’uomo. In quel Bambino, nato dalla  Vergine, esse si sono incontrate: l’anelito dell’uomo alla vita eterna ha  intenerito il cuore di Dio, che non si è vergognato di assumere la condizione  umana.</p>
<p>Cari amici, aiutare gli altri a scoprire il vero volto di Dio è la prima  forma di carità, che per voi assume la qualifica di carità intellettuale. Ho  appreso con piacere che il cammino di quest’anno della pastorale universitaria  diocesana avrà per tema: &laquo;Eucaristia e carità intellettuale&raquo;. Una scelta  impegnativa ma appropriata. Infatti, in ogni Celebrazione eucaristica Dio viene  nella storia in Gesù Cristo, nella sua Parola e nel suo Corpo, donandoci quella  carità che ci permette di servire l’uomo nella sua concreta esistenza. Il  progetto &laquo;Una cultura per la città&raquo;, poi, offre una promettente proposta di  presenza cristiana nell’ambito culturale. Mentre auspico che sia fruttuoso tale  vostro itinerario, non posso non invitare tutti gli Atenei ad essere luoghi di  formazione di autentici operatori della carità intellettuale. Da essi dipende  largamente il futuro della società, soprattutto nell’elaborazione di una nuova  sintesi umanistica e di una nuova capacità progettuale (cfr Enc. <a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate_it.html#21"> <em>Caritas in veritate</em>, 21</a>). Incoraggio tutti i responsabili delle  istituzioni accademiche a proseguire insieme, collaborando alla costruzione di  comunità in cui tutti i giovani possano formarsi ad essere uomini maturi e  responsabili per realizzare la &laquo;civiltà dell’amore&raquo;.</p>
<p>Al termine di questa Celebrazione, la delegazione universitaria australiana  consegnerà a quella africana l’icona di Maria <em>Sedes Sapientiae</em>. Affidiamo  alla Vergine Santa tutti gli universitari del continente africano e l’impegno di  cooperazione che in questi mesi, dopo il Sinodo Speciale per l’Africa, si va  sviluppando tra gli Atenei di Roma e quelli africani. Rinnovo il mio  incoraggiamento a questa nuova prospettiva di cooperazione ed auguro che da essa  possano nascere e crescere progetti culturali capaci di promuovere un vero  sviluppo integrale dell’uomo. Possa, cari amici, il prossimo Natale portare  gioia e speranza a voi, alle vostre famiglie e a tutto l’ambiente universitario,  a Roma e nel mondo intero.</p>
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		<title>General audience. Giovanni di Salisbury</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 12:44:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari fratelli e sorelle, oggi ci avviamo a conoscere la figura di Giovanni di Salisbury, che apparteneva a una delle scuole filosofiche e teologiche più importanti del Medioevo, quella della cattedrale di Chartres, in Francia. Anch&#8217;egli, come i teologi di cui ho parlato nelle settimane scorse, ci aiuta a comprendere come la fede, in armonia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Cari fratelli e sorelle</em>,</p>
<p>oggi ci avviamo a conoscere la figura di Giovanni di Salisbury, che  apparteneva a una delle scuole filosofiche e teologiche più importanti del  Medioevo, quella della cattedrale di Chartres, in Francia.<span id="more-373"></span> Anch&#8217;egli, come i  teologi di cui ho parlato nelle settimane scorse, ci aiuta a comprendere come la  fede, in armonia con le giuste aspirazioni della ragione, spinge il pensiero  verso la verità rivelata, nella quale si trova il vero bene dell&#8217;uomo.</p>
<p>Giovanni nacque in Inghilterra, a Salisbury, tra il 1100 e il 1120. Leggendo  le sue opere, e soprattutto il suo ricco epistolario, veniamo a conoscenza dei  fatti più importanti della sua vita. Per circa dodici anni, dal 1136 al 1148,  egli si dedicò agli studi, frequentando le scuole più qualificate dell&#8217;epoca,  nelle quali ascoltò le lezioni di maestri famosi. Si recò a Parigi e poi a  Chartres, l&#8217;ambiente che segnò maggiormente la sua formazione e di cui assimilò  la grande apertura culturale, l&#8217;interesse per i problemi speculativi e  l&#8217;apprezzamento per la letteratura. Come spesso accadeva in quel tempo, gli  studenti più brillanti venivano richiesti da prelati e sovrani, per esserne  stretti collaboratori. Questo accadde anche a Giovanni di Salisbury, che da un  suo grande amico, <a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2009/documents/hf_ben-xvi_aud_20091021_it.html"> Bernardo di Chiaravalle</a>, fu presentato a Teobaldo, Arcivescovo di Canterbury  &#8211; sede primaziale dell&#8217;Inghilterra -, il quale volentieri lo accolse nel suo  clero. Per undici anni, dal 1150 al 1161, Giovanni fu segretario e cappellano  dell&#8217;anziano Arcivescovo. Con infaticabile zelo, mentre continuava a dedicarsi  allo studio, egli svolse un&#8217;intensa attività diplomatica, recandosi per dieci  volte in Italia, con lo scopo esplicito di curare i rapporti del Regno e della  Chiesa di Inghilterra con il Romano Pontefice. Fra l&#8217;altro, in quegli anni il  Papa era Adriano IV, un inglese che ebbe con Giovanni di Salisbury una stretta  amicizia. Negli anni successivi alla morte di Adriano IV, avvenuta nel 1159, in  Inghilterra si creò una situazione di grave tensione tra la Chiesa e il Regno.  Il re Enrico II, infatti, intendeva affermare la sua autorità sulla vita interna  della Chiesa, limitandone la libertà. Questa presa di posizione suscitò le  reazioni di Giovanni di Salisbury, e soprattutto la coraggiosa resistenza del  successore di Teobaldo sulla cattedra episcopale di Canterbury, san Tommaso  Becket, che per questo motivo andò in esilio, in Francia. Giovanni di Salisbury  lo accompagnò e rimase al suo servizio, adoperandosi sempre per una  riconciliazione. Nel 1170, quando sia Giovanni, sia Tommaso Becket erano già  rientrati in Inghilterra, quest&#8217;ultimo fu assalito e ucciso all&#8217;interno della  sua cattedrale. Morì da martire e come tale fu subito venerato dal popolo.  Giovanni continuò a servire fedelmente anche il successore di Tommaso, fino a  quando venne eletto Vescovo di Chartres, dove rimase dal 1176 al 1180, anno  della sua morte.</p>
<p>Delle opere di Giovanni di Salisbury vorrei segnalarne due, che sono ritenute  i suoi capolavori, designate elegantemente con i titoli greci di <em>Metaloghicon</em> (<em>In difesa della logica</em>) e il <em>Polycraticus</em> (<em>L&#8217;uomo di Governo</em>).  Nella prima opera egli &#8211; non senza quella fine ironia che caratterizza molti  uomini colti &#8211; respinge la posizione di coloro che avevano una concezione  riduttiva della cultura, considerata come vuota eloquenza, inutili parole.  Giovanni, invece, elogia la cultura, l&#8217;autentica filosofia, l&#8217;incontro cioè tra  pensiero forte e comunicazione, parola efficace. Egli scrive:  &laquo;Come infatti non  solo è temeraria, ma anche cieca l&#8217;eloquenza non illuminata dalla ragione, così  la sapienza che non si giova dell&#8217;uso della parola è non solo debole, ma in  certo modo monca:  infatti, anche se, talora, una sapienza senza parola può  giovare a confronto della propria coscienza, raramente e poco giova alla  società&raquo; (<em>Metaloghicon</em> 1, 1, <em>PL</em> 199, 327). Un insegnamento molto  attuale. Oggi, quella che Giovanni definiva &laquo;eloquenza&raquo;, cioè la possibilità di  comunicare con strumenti sempre più elaborati e diffusi, si è enormemente  moltiplicata. Tuttavia, tanto più rimane urgente la necessità di comunicare  messaggi dotati di &laquo;sapienza&raquo;, ispirati cioè alla verità, alla bontà, alla  bellezza. È questa una grande responsabilità, che interpella in particolare le  persone che operano nell&#8217;ambito multiforme e complesso della cultura, della  comunicazione, dei <em>media</em>. Ed è questo un ambito nel quale si può  annunciare il Vangelo con vigore missionario.</p>
<p>Nel <em>Metaloghicon</em> Giovanni affronta i problemi della logica, ai suoi  tempi oggetto di grande interesse, e si pone una domanda fondamentale:  che cosa  può conoscere la ragione umana? Fino a che punto essa può corrispondere a quell&#8217;aspirazione  che c&#8217;è in ogni uomo, cioè la ricerca della verità? Giovanni di Salisbury adotta  una posizione moderata, basata sull&#8217;insegnamento di alcuni trattati di  Aristotele e di Cicerone. Secondo lui, ordinariamente la ragione umana raggiunge  delle conoscenze che non sono indiscutibili, ma probabili e opinabili. La  conoscenza umana &#8211; questa è la sua conclusione &#8211; è imperfetta, perché soggetta  alla finitezza, al limite dell&#8217;uomo. Essa, però, cresce e si perfeziona grazie  all&#8217;esperienza e all&#8217;elaborazione di ragionamenti corretti e coerenti, in grado  di stabilire rapporti tra i concetti e la realtà, grazie alla discussione, al  confronto e al sapere che si arricchisce di generazione in generazione. Solo in  Dio vi è una scienza perfetta, che viene comunicata all&#8217;uomo, almeno  parzialmente, per mezzo della Rivelazione accolta nella fede, per cui la scienza  della fede, la teologia, dispiega le potenzialità della ragione e fa avanzare  con umiltà nella conoscenza dei misteri di Dio.</p>
<p>Il credente e il teologo, che approfondiscono il tesoro della fede, si aprono  anche a un sapere pratico, che guida le azioni quotidiane, cioè alle leggi  morali e all&#8217;esercizio delle virtù. Scrive Giovanni di Salisbury:  &laquo;La clemenza  di Dio ci ha concesso la sua legge, che stabilisce quali cose sia per noi utile  conoscere, e che indica quanto ci è lecito sapere di Dio e quanto è giusto  indagare&#8230; In questa legge, infatti, si esplicita e si rende palese la volontà  di Dio, affinché ciascuno di noi sappia ciò che per lui è necessario fare&raquo; (<em>Metaloghicon</em> 4, 41, <em>PL</em> 199, 944-945). Esiste, secondo Giovanni di Salisbury, anche una  verità oggettiva e immutabile, la cui origine è in Dio, accessibile alla ragione  umana e che riguarda l&#8217;agire pratico e sociale. Si tratta di un diritto  naturale, al quale le leggi umane e le autorità politiche e religiose devono  ispirarsi, affinché possano promuovere il bene comune. Questa legge naturale è  caratterizzata da una proprietà che Giovanni chiama &laquo;equità&raquo;, cioè  l&#8217;attribuzione a ogni persona dei suoi diritti. Da essa discendono precetti che  sono legittimi presso tutti i popoli, e che non possono in nessun caso  essere   abrogati. È questa la tesi centrale del <em>Polycraticus</em>, il trattato di  filosofia e di teologia politica, in cui Giovanni di Salisbury riflette sulle  condizioni che rendono l&#8217;azione dei governanti giusta e consentita.</p>
<p>Mentre altri argomenti affrontati in quest&#8217;opera sono legati alle circostanze  storiche in cui essa fu composta, il tema del rapporto tra legge naturale e  ordinamento giuridico-positivo, mediato dall&#8217;equità, è ancor oggi di grande  importanza. Nel nostro tempo, infatti, soprattutto in alcuni Paesi, assistiamo a  uno scollamento preoccupante tra la ragione, che ha il compito di scoprire i  valori etici legati alla dignità della persona umana, e la libertà, che ha la  responsabilità di accoglierli e promuoverli. Forse Giovanni di Salisbury ci  ricorderebbe oggi che sono conformi all&#8217;equità solo quelle leggi che tutelano la  sacralità della vita umana e respingono la liceità dell&#8217;aborto, dell&#8217;eutanasia e  delle disinvolte sperimentazioni genetiche, quelle leggi che rispettano la  dignità del matrimonio tra un uomo e una donna, che si ispirano a una corretta  laicità dello Stato &#8211; laicità che comporta pur sempre la salvaguardia della  libertà religiosa -, e che perseguono la sussidiarietà e la solidarietà a  livello nazionale e internazionale. Diversamente, finirebbe per instaurarsi  quella che Giovanni di Salisbury definisce la &laquo;tirannia del principe&raquo; o, diremmo  noi, &laquo;la dittatura del relativismo&raquo;:  un relativismo che, come ricordavo qualche  anno fa, &laquo;non riconosce nulla come definitivo e lascia come ultima misura solo  il proprio io e le sue voglie&raquo; (<a href="http://www.vatican.va/gpII/documents/homily-pro-eligendo-pontifice_20050418_it.html"><em>Missa  pro eligendo Romano Pontifice</em>, Omelia</a>, &laquo;L&#8217;Osservatore Romano&raquo;, 19 aprile  2005).</p>
<p>Nella mia più recente Enciclica, <em> <a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate_it.html"> Caritas in veritate</a></em>, rivolgendomi agli uomini di buona volontà, che si  impegnano affinché l&#8217;azione sociale e politica non sia mai sganciata dalla  verità oggettiva sull&#8217;uomo e sulla sua dignità, ho scritto:  &laquo;La verità e  l&#8217;amore che essa dischiude non si possono produrre, si possono solo accogliere.  La loro fonte ultima non è, né può essere, l&#8217;uomo, ma Dio, ossia Colui che è  Verità e Amore. Questo principio è assai importante per la società e per lo  sviluppo, in quanto né l&#8217;una né l&#8217;altro possono essere solo prodotti umani; la  stessa vocazione allo sviluppo delle persone e dei popoli non si fonda su una  semplice deliberazione umana, ma è inscritta in un piano che ci precede, e che  costituisce per tutti noi un dovere che deve essere liberamente accolto&raquo; (<a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate_it.html#52">n.  52</a>). Questo piano che ci precede, questa verità dell&#8217;essere dobbiamo cercare  e accogliere, perché nasca la giustizia, ma possiamo trovarlo e accoglierlo solo  con un cuore, una volontà, una ragione purificati nella luce di Dio.</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Saluti:</strong></p>
<p>Chers frères et soeurs,<br />
Je salue avec plaisir ce matin les pèlerins francophones. Que votre  préparation à la fête de Noël vous aide à accueillir le Christ qui vient, afin  qu’il puisse vivre pleinement en vous. Avec ma Bénédiction Apostolique !</p>
<p>Dear Brothers and Sisters,<br />
I offer a warm welcome to the student groups present today from England, Ireland  and the United States. My cordial greeting also goes to the pilgrims from Kenya  and Nigeria. Upon all the English-speaking pilgrims and visitors present at  today’s Audience, I invoke God’s blessings of joy and peace!</p>
<p>Liebe Brüder und Schwestern!<br />
Einen adventlichen Gruß richte ich an die deutschsprachigen Pilger sowie an die  vielen Menschen, die über Radio und Fernsehen mit uns verbunden sind. In den  wichtigen Fragen des öffentlichen und auch des persönlichen Lebens dürfen wir  nicht vergessen, daß sie nicht bloß auf menschlichen Entscheidungen gründen,  sondern auf einem Plan Gottes, der uns vorausgeht und eine Pflicht darstellt,  die anzunehmen allein das Wohl aller und des einzelnen garantieren kann. Euch  allen wünsche ich eine gnadenvolle Vorbereitung auf das Weihnachtsfest.</p>
<p>Queridos hermanos y hermanas:<br />
Saludo a los fieles de lengua española provenientes de España y diversos países  de Latinoamérica, en particular a los sacerdotes recientemente ordenados de  la Congregación de Legionarios de Cristo, a sus familiares y amigos, así como a los  miembros del “Regnum Christi”. A los nuevos presbíteros, deseo recordarles que,  con ocasión del Año Sacerdotal, aprendan de san Juan María Vianney el amor a  Cristo y su generoso servicio a la Iglesia. Que vuestra donación sea siempre total,  plena y gozosa, sin olvidar nunca la predilección del Señor por vuestras vidas.  Saludo también a los miembros de  la Delegación del Estado de México, a quienes  agradezco cordialmente su visita y la iniciativa emprendida de regalar el Pesebre  y el Árbol, que estarán presentes en esta Aula durante estas Fiestas de Navidad y Año Nuevo.   Muchas gracias.</p>
<p>Queridos irmãos e irmãs,<br />
Saúdo, com afecto, a todos vós, amados peregrinos de língua portuguesa,  desejando que vos deixeis guiar pela voz de Deus que vos chama, através da  consciência, a uma vida santa e rica de boas obras. Confiando à Virgem Mãe esta  vossa peregrinação que vos prepara para o Natal, invoco, com a minha Bênção  sobre os vossos passos e a vossa família, a abundância das graças do divino  Salvador.</p>
<p><strong>Saluto in lingua polacca:</strong></p>
<p>Pozdrawiam polskich pielgrzymów. W oczekiwaniu na przyjście Bożego Syna słuchamy  z nadzieją słów Psalmisty: „Zaprawdę, bliskie jest zbawienie dla tych, którzy  się boją Pana, tak iż chwała zamieszka w naszej ziemi. Łaska i wierność spotkają  się z sobą, ucałują się sprawiedliwość i pokój. (&#8230;) Pan sam obdarzy szczęściem  a nasza ziemia wyda swój owoc”. Niech to proroctwo spełnia się w życiu każdego i  każdej z was. Niech Bóg wam błogosławi!</p>
<p><em>Traduzionie italiana:</em></p>
<p>Saluto i pellegrini polacchi. In attesa della venuta del Figlio di Dio  ascoltiamo con speranza le parole del Salmista: “Certamente vicina è la salvezza  a chi teme il Signore; la sua gloria dimorerà di nuovo nella nostra terra.  Misericordia e fedeltà si sono abbracciate, giustizia e pace si sono baciate.  (&#8230;) Infatti il Signore concederà ogni bene e la nostra terra darà il suo  frutto”. Si compia questa profezia nella vita di ognuno e di ognuna di voi. Dio  vi benedica.</p>
<p align="center">* * *</p>
<p>Mi rivolgo ora ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i  partecipanti al pellegrinaggio promosso dall’associazione “Fraternità”,  accompagnati dal Cardinale Ennio Antonelli e dal Vescovo di Crema Mons. Oscar  Cantoni, e li incoraggio a testimoniare con crescente impegno i valori  dell’accoglienza e della solidarietà, specialmente verso i bambini e le famiglie  più provate. Saluto i rappresentanti del “Credito Coperativo di Pitigliano” ed  auspico che il Centenario di fondazione dell’Istituto bancario susciti sempre  maggiore impegno a servizio degli autentici bisogni sociali. Saluto i fedeli  della parrocchia “Santi Antonio e Annibale Maria”, in Roma, i militari del  “Reparto Operativo Infrastrutturale dell’Esercito”, di Roma e quelli del “Decimo  Reggimento Trasporti”, di Bari.</p>
<p>Con grande affetto saluto voi, cari giovani, cari ammalati e cari sposi novelli.  In questo tempo di Avvento, il Signore per bocca del profeta Isaia ci dice: &laquo;<em>Volgetevi  a me e sarete salvi</em>&raquo; (45,22). Voi, cari ragazzi e ragazze, che provenite da  tante scuole e parrocchie d&#8217;Italia, fate spazio nel vostro cuore a Gesù che  viene, per testimoniare la sua gioia e la sua pace. Voi, cari ammalati,  accogliete il Signore nella vostra vita per trovare nell&#8217;incontro con Lui  conforto e consolazione. E voi, cari sposi novelli, fate del messaggio d&#8217;amore  del Natale la regola di vita della vostra famiglia.</p>
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		<title>Immacolata</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Dec 2009 17:14:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari fratelli e sorelle! Nel cuore delle cittа cristiane, Maria costituisce una presenza dolce e rassicurante. Con il suo stile discreto dona a tutti pace e speranza nei momenti lieti e tristi dell’esistenza. Nelle chiese, nelle cappelle, sulle pareti dei palazzi: un dipinto, un mosaico, una statua ricorda la presenza della Madre che veglia costantemente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Cari fratelli e sorelle!</em></p>
<p>Nel cuore delle cittа cristiane, Maria costituisce una presenza dolce e  rassicurante. Con il suo stile discreto dona a tutti pace e speranza nei momenti  lieti e tristi dell’esistenza.<span id="more-394"></span> Nelle chiese, nelle cappelle, sulle pareti dei  palazzi: un dipinto, un mosaico, una statua ricorda la presenza della Madre che  veglia costantemente sui suoi figli. Anche qui, in Piazza di Spagna, Maria и  posta in alto, quasi a vegliare su Roma.</p>
<p>Cosa dice Maria alla cittа? Cosa ricorda a tutti con la sua presenza? Ricorda  che “dove abbondт il peccato, sovrabbondт la grazia” (<em>Rm</em> 5,20) – come  scrive l’apostolo Paolo. Ella и  la Madre Immacolata che ripete anche agli uomini del nostro tempo: non abbiate paura, Gesщ ha  vinto il male; l’ha vinto alla radice, liberandoci dal suo dominio.</p>
<p>Quanto abbiamo bisogno di questa bella notizia! Ogni giorno, infatti, attraverso  i giornali, la televisione, la radio, il male viene raccontato, ripetuto,  amplificato, abituandoci alle cose piщ orribili, facendoci diventare insensibili  e, in qualche maniera, intossicandoci, perchй il negativo non viene pienamente  smaltito e giorno per giorno si accumula. Il cuore si indurisce e i pensieri si  incupiscono. Per questo la cittа ha bisogno di Maria, che con la sua presenza ci  parla di Dio, ci ricorda la vittoria della Grazia sul peccato, e ci induce a  sperare anche nelle situazioni umanamente piщ difficili.</p>
<p>Nella cittа vivono – o sopravvivono – persone invisibili, che ogni tanto balzano  in prima pagina o sui teleschermi, e vengono sfruttate fino all’ultimo, finchй  la notizia e l’immagine attirano l’attenzione. E’ un meccanismo perverso, al  quale purtroppo si stenta a resistere. La cittа prima nasconde e poi espone al  pubblico. Senza pietа, o con una falsa pietа. C’и invece in ogni uomo il  desiderio di essere accolto come persona e considerato una realtа sacra, perchй  ogni storia umana и una storia sacra, e richiede il piщ grande rispetto.</p>
<p>La cittа, cari fratelli e sorelle, siamo tutti noi! Ciascuno contribuisce alla  sua vita e al suo clima morale, in bene o in male. Nel cuore di ognuno di noi  passa il confine tra il bene e il male e nessuno di noi deve sentirsi in diritto  di giudicare gli altri, ma piuttosto ciascuno deve sentire il dovere di  migliorare se stesso! I <em>mass media</em> tendono a farci sentire sempre  “spettatori”, come se il male riguardasse solamente gli altri, e certe cose a  noi non potessero mai accadere. Invece siamo tutti “attori” e, nel male come nel  bene, il nostro comportamento ha un influsso sugli altri.</p>
<p>Spesso ci lamentiamo dell’inquinamento dell’aria, che in certi luoghi della  cittа и irrespirabile. E’ vero: ci vuole l’impegno di tutti per rendere piщ  pulita la cittа. E tuttavia c’и un altro inquinamento, meno percepibile ai  sensi, ma altrettanto pericoloso. E’ l’inquinamento dello spirito; и quello che  rende i nostri volti meno sorridenti, piщ cupi, che ci porta a non salutarci tra  di noi, a non guardarci in faccia… La cittа и fatta di volti, ma purtroppo le  dinamiche collettive possono farci smarrire la percezione della loro profonditа.  Vediamo tutto in superficie. Le persone diventano dei corpi, e questi corpi  perdono l’anima, diventano cose, oggetti senza volto, scambiabili e consumabili.</p>
<p>Maria Immacolata ci aiuta a riscoprire e difendere la profonditа delle persone,  perchй in lei vi и perfetta trasparenza dell’anima nel corpo. E’ la purezza in  persona, nel senso che spirito, anima e corpo sono in lei pienamente coerenti  tra di loro e con la volontа di Dio.  La Madonna ci insegna ad aprirci all’azione di Dio, per guardare gli altri come li  guarda Lui: a partire dal cuore. E a guardarli con misericordia, con amore, con  tenerezza infinita, specialmente quelli piщ soli, disprezzati, sfruttati. “Dove  abbondт il peccato, sovrabbondт la grazia”.</p>
<p>Voglio rendere omaggio pubblicamente a tutti coloro che in silenzio, non a  parole ma con i fatti, si sforzano di praticare questa legge evangelica  dell’amore, che manda avanti il mondo. Sono tanti, anche qui a Roma, e raramente  fanno notizia. Uomini e donne di ogni etа, che hanno capito che non serve  condannare, lamentarsi, recriminare, ma vale di piщ rispondere al male con il  bene. Questo cambia le cose; o meglio, cambia le persone e, di conseguenza,  migliora la societа.</p>
<p>Cari amici Romani, e voi tutti che vivete in questa cittа! Mentre siamo  affaccendati nelle attivitа quotidiane, prestiamo orecchio alla voce di Maria.  Ascoltiamo il suo appello silenzioso ma pressante. Ella dice ad ognuno di noi:  dove ha abbondato il peccato, possa sovrabbondare la grazia, a partire proprio  dal tuo cuore e dalla tua vita! E la cittа sarа piщ bella, piщ cristiana, piщ  umana.</p>
<p>Grazie, Madre Santa, di questo tuo messaggio di speranza. Grazie della tua  silenziosa ma eloquente presenza nel cuore della nostra cittа. Vergine  Immacolata, <em>Salus Populi Romani</em>, prega per noi!</p>
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