<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>BENEDICT XVI.TV - VIDEO - speeches, events, clips - FREE DOWNLOAD &#187; 2010</title>
	<atom:link href="http://benedictxvi.tv/site/category/archive/2010/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://benedictxvi.tv/site</link>
	<description>Benedict XVI video</description>
	<lastBuildDate>Fri, 03 Feb 2012 21:54:49 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.1.2</generator>
		<item>
		<title>First Vespers and Te Deum</title>
		<link>http://benedictxvi.tv/site/2010/12/31/first-vespers-and-te-deum/</link>
		<comments>http://benedictxvi.tv/site/2010/12/31/first-vespers-and-te-deum/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 31 Dec 2010 22:20:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[Te Deum]]></category>
		<category><![CDATA[vespers]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://benedictxvi.tv/site/?p=1472</guid>
		<description><![CDATA[Cari fratelli e sorelle! Al termine di un anno, ci ritroviamo questa sera nella Basilica Vaticana per celebrare i Primi Vespri della solennità di Maria Santissima Madre di Dio ed elevare un inno di ringraziamento al Signore per le innumerevoli grazie che ci ha donato, ma anche e soprattutto per la Grazia in persona, ossia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari fratelli e sorelle!</p>
<p>Al termine di un anno, ci ritroviamo questa sera nella Basilica Vaticana per  celebrare i Primi Vespri della solennità di Maria Santissima Madre di Dio ed  elevare un inno di ringraziamento al Signore<span id="more-1472"></span> per le innumerevoli grazie che ci  ha donato, ma anche e soprattutto per la Grazia in persona, ossia per il Dono  vivente e personale del Padre, che è il Figlio suo prediletto, il Signore  nostro Gesù Cristo. Proprio questa gratitudine per i doni ricevuti da Dio nel  tempo che ci è dato di vivere ci aiuta a scoprire un grande valore iscritto nel  tempo: scandito nei suoi ritmi annuali, mensili, settimanali e quotidiani, esso  è abitato dall’amore di Dio, dai suoi doni di grazia; è tempo di salvezza.  Sì, il Dio eterno è entrato e rimane nel tempo dell’uomo. Vi è entrato e vi  rimane con la persona di Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo, il Salvatore del  mondo. È quanto ci ha ricordato l’apostolo Paolo nella breve lettura poc’anzi  proclamata: «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio…perché  ricevessimo l’adozione a figli» (<em>Gal</em> 4,4-5).</p>
<p>Dunque, l’Eterno entra nel tempo e lo rinnova in radice, liberando l’uomo  dal peccato e rendendolo figlio di Dio. Già ‘al principio’, ossia con la  creazione del mondo e dell’uomo nel mondo, l’eternità di Dio ha fatto  sbocciare il tempo, nel quale scorre la storia umana, di generazione in  generazione. Ora, con la venuta di Cristo e con la sua redenzione, siamo ‘alla  pienezza’ del tempo. Come rileva san Paolo, con Gesù il tempo si fa pieno,  giunge al suo compimento, acquistando quel significato di salvezza e di grazia  per il quale è stato voluto da Dio prima della creazione del mondo. Il Natale  ci richiama a questa ‘pienezza’ del tempo, ossia alla salvezza rinnovatrice  portata da Gesù a tutti gli uomini. Ce la richiama e, misteriosamente ma  realmente, ce la dona sempre di nuovo. Il nostro tempo umano è sì carico di  mali, di sofferenze, di drammi di ogni genere – da quelli provocati dalla  cattiveria degli uomini a quelli derivanti dagli infausti eventi naturali –,  ma racchiude ormai e in maniera definitiva e incancellabile la novità gioiosa e  liberatrice di Cristo salvatore. Proprio nel Bambino di Betlemme possiamo  contemplare in modo particolarmente luminoso ed eloquente l’incontro dell’eternità  con il tempo, come ama esprimersi la liturgia della Chiesa. Il Natale ci fa  ritrovare Dio nella carne umile e debole di un bambino. Non c’è qui forse un  invito a ritrovare la presenza di Dio e del suo amore che dona la salvezza anche  nelle brevi e faticose ore della nostra vita quotidiana? Non è forse un invito  a scoprire che il nostro tempo umano – anche nei momenti difficili e pesanti  – è incessantemente arricchito delle grazie del Signore, anzi della Grazia  che è il Signore stesso?</p>
<p>Alla fine di quest’anno 2010, prima di consegnarne i giorni e le ore a Dio  e al suo giudizio giusto e misericordioso, sento più vivo nel cuore il bisogno  di elevare il nostro &laquo;grazie&raquo; a Lui e al suo amore per noi. In questo  clima di riconoscenza, desidero rivolgere un particolare saluto al Cardinale  Vicario, ai Vescovi Ausiliari, ai sacerdoti, alle persone consacrate, come pure  ai tanti fedeli laici qui convenuti. Saluto il Signor Sindaco e le Autorità  presenti. Un ricordo speciale va a quanti sono in difficoltà e trascorrono fra  disagi e sofferenze questi giorni di festa. A tutti e a ciascuno assicuro il mio  affettuoso pensiero, che accompagno con la preghiera.</p>
<p>Cari fratelli e sorelle, la nostra Chiesa di Roma è impegnata ad aiutare  tutti i battezzati a vivere fedelmente la vocazione che hanno ricevuto e a  testimoniare la bellezza della fede. Per poter essere autentici discepoli di  Cristo, un aiuto essenziale ci viene dalla meditazione quotidiana della Parola  di Dio che, come ho scritto nella recente Esortazione apostolica <em>Verbum  Domini</em>, «sta alla base di ogni autentica spiritualità cristiana» (n<em>. </em>86).  Per questo desidero incoraggiare tutti a coltivare un intenso rapporto con essa,  in particolare attraverso la <em>lectio divina</em>, per avere quella luce  necessaria a discernere i segni di Dio nel tempo presente e a proclamare  efficacemente il Vangelo. Anche a Roma, infatti, c’è sempre più bisogno di  un rinnovato annuncio del Vangelo affinché i cuori degli abitanti della nostra  città si aprano all’incontro con quel Bambino, che è nato per noi, con  Cristo, Redentore dell’uomo. Poiché, come ricorda l’Apostolo Paolo, «la  fede viene dell’ascolto e l’ascolto riguarda la parola di Cristo» (<em>Rm</em> 10,17), un utile aiuto in questa azione evangelizzatrice può venire – come  già sperimentato durante la Missione Cittadina in preparazione al Grande  Giubileo dell’anno 2000 – dai &laquo;Centri di ascolto del Vangelo&raquo;, che  incoraggio a far rinascere o a rivitalizzare non solo nei condomini, ma anche  negli ospedali, nei luoghi di lavoro e in quelli dove si formano le nuove  generazioni e si elabora la cultura. Il Verbo di Dio, infatti, si è fatto carne  per tutti e la sua verità è accessibile ad ogni uomo e ad ogni cultura. Ho  appreso con favore dell’ulteriore impegno del Vicariato nell’organizzazione  dei &laquo;Dialoghi in Cattedrale&raquo;, che avranno luogo nella Basilica di San  Giovanni in Laterano: tali significativi appuntamenti esprimono il desiderio  della Chiesa di incontrare tutti coloro che sono alla ricerca delle risposte ai  grandi quesiti dell’esistenza umana.</p>
<p>Il luogo privilegiato dell’ascolto della Parola di Dio è la celebrazione  dell’Eucaristia. Il Convegno diocesano del giugno scorso, al quale ho  partecipato, ha voluto evidenziare la centralità della Santa Messa domenicale  nella vita di ogni comunità cristiana e ha offerto delle indicazioni affinché  la bellezza dei divini misteri possa maggiormente risplendere nell’atto  celebrativo e nei frutti spirituali che da essi derivano. Incoraggio i parroci e  i sacerdoti a dare attuazione a quanto indicato nel programma pastorale: la  formazione di un gruppo liturgico che animi la celebrazione, e una catechesi che  aiuti tutti a conoscere maggiormente il mistero eucaristico, da cui scaturisce  la testimonianza della carità. Nutriti da Cristo, anche noi siamo attirati  nello stesso atto di offerta totale, che spinse il Signore a donare la propria  vita, rivelando in tal modo l’immenso amore del Padre. La testimonianza della  carità possiede, dunque, un’essenziale dimensione teologale ed è  profondamente unita all’annuncio della Parola. In questa celebrazione di  ringraziamento a Dio per i doni ricevuti nel corso dell’anno, ricordo in  particolare la visita che ho compiuto all’Ostello della <em>Caritas</em> alla  Stazione Termini dove, attraverso il servizio e la generosa dedizione di  numerosi volontari, tanti uomini e donne possono toccare con mano l’amore di  Dio. Il momento presente genera ancora preoccupazione per la precarietà in cui  versano tante famiglie e chiede all’intera comunità diocesana di essere  vicina a coloro che vivono in condizioni di povertà e disagio. Dio, infinito  amore, infiammi il cuore di ciascuno di noi con quella carità che lo spinse a  donarci il suo Figlio unigenito.</p>
<p>Cari fratelli e sorelle, siamo invitati a guardare al futuro e a guardarlo  con quella speranza che è la parola finale del <em>Te Deum</em>: &laquo;<em>In te,  Domine, speravi: non confundar in aeternum!</em> &#8211; Signore, Tu sei la nostra  speranza, non saremo confusi in eterno&raquo;. A donarci Cristo, nostra Speranza,  è sempre lei, la Madre di Dio: Maria santissima. Come già ai pastori e ai  magi, le sue braccia e ancor più il suo cuore continuano ad offrire al mondo  Gesù, suo Figlio e nostro Salvatore. In Lui sta tutta la nostra speranza,  perché da Lui sono venute per ogni uomo la salvezza e la pace. Amen!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://benedictxvi.tv/site/2010/12/31/first-vespers-and-te-deum/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Natale/Christmas. Urbi et Orbi</title>
		<link>http://benedictxvi.tv/site/2010/12/25/natalechristmas-urbi-et-orbi/</link>
		<comments>http://benedictxvi.tv/site/2010/12/25/natalechristmas-urbi-et-orbi/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 25 Dec 2010 18:41:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[Urbi et Orbi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://benedictxvi.tv/site/?p=1465</guid>
		<description><![CDATA[&#171;Verbum caro factum est&#187; &#8211; &#171;Il Verbo si fece carne&#187; (Gv 1,14). Cari fratelli e sorelle, che mi ascoltate da Roma e dal mondo intero, con gioia vi annuncio il messaggio del Natale: Dio si è fatto uomo, è venuto ad abitare in mezzo a noi. Dio non è lontano: è vicino, anzi, è l’&#187;Emmanuele&#187;, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&laquo;<em>Verbum caro factum est</em>&raquo; &#8211; &laquo;Il Verbo si fece carne&raquo; (<em>Gv</em> 1,14).</p>
<p>Cari fratelli e sorelle, che mi ascoltate da Roma e dal mondo intero, con gioia vi annuncio il messaggio del Natale<span id="more-1465"></span>: Dio si è fatto uomo, è venuto ad abitare in mezzo a noi. Dio non è lontano: è vicino, anzi, è l’&raquo;Emmanuele&raquo;, Dio-con-noi. Non è uno sconosciuto: ha un volto, quello di Gesù.</p>
<p>E’ un messaggio sempre nuovo, sempre sorprendente, perché oltrepassa ogni nostra più audace speranza. Soprattutto perché non è solo un annuncio: è un avvenimento, un accadimento, che testimoni credibili hanno veduto, udito, toccato nella Persona di Gesù di Nazareth! Stando con Lui, osservando i suoi atti e ascoltando le sue parole, hanno riconosciuto in Gesù il Messia; e vedendolo risorto, dopo che era stato crocifisso, hanno avuto la certezza che Lui, vero uomo, era al tempo stesso vero Dio, il Figlio unigenito venuto dal Padre, pieno di grazia e di verità (cfr <em>Gv</em> 1,14).</p>
<p>&laquo;Il Verbo si fece carne&raquo;. Di fronte a questa rivelazione, riemerge ancora una volta in noi la domanda: come è possibile? Il Verbo e la carne sono realtà tra loro opposte; come può la Parola eterna e onnipotente diventare un uomo fragile e mortale? Non c’è che una risposta: l’Amore. Chi ama vuole condividere con l’amato, vuole essere unito a lui, e la Sacra Scrittura ci presenta proprio la grande storia dell’amore di Dio per il suo popolo, culminata in Gesù Cristo.</p>
<p>In realtà, Dio non cambia: Egli è fedele a Se stesso. Colui che ha creato il mondo è lo stesso che ha chiamato Abramo e che ha rivelato il proprio Nome a Mosè: Io sono colui che sono … il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe … Dio misericordioso e pietoso, ricco di amore e di fedeltà (cfr <em>Es</em> 3,14-15; 34,6). Dio non muta, Egli è Amore da sempre e per sempre. E’ in Se stesso Comunione, Unità nella Trinità, ed ogni sua opera e parola mira alla comunione. L’incarnazione è il culmine della creazione. Quando nel grembo di Maria, per la volontà del Padre e l’azione dello Spirito Santo, si formò Gesù, Figlio di Dio fatto uomo, il creato raggiunse il suo vertice. Il principio ordinatore dell’universo, il <em>Logos</em>, incominciava ad esistere nel mondo, in un tempo e in uno spazio.</p>
<p>&laquo;Il Verbo si fece carne&raquo;. La luce di questa verità si manifesta a chi la accoglie con fede, perché è un mistero d’amore. Solo quanti si aprono all’amore sono avvolti dalla luce del Natale. Così fu nella notte di Betlemme, e così è anche oggi. L’incarnazione del Figlio di Dio è un avvenimento che è accaduto nella storia, ma nello stesso tempo la oltrepassa. Nella notte del mondo si accende una luce nuova, che si lascia vedere dagli occhi semplici della fede, dal cuore mite e umile di chi attende il Salvatore. Se la verità fosse solo una formula matematica, in un certo senso si imporrebbe da sé. Se invece la Verità è Amore, domanda la fede, il &laquo;sì&raquo; del nostro cuore.</p>
<p>E che cosa cerca, in effetti, il nostro cuore, se non una Verità che sia Amore? La cerca il bambino, con le sue domande, così disarmanti e stimolanti; la cerca il giovane, bisognoso di trovare il senso profondo della propria vita; la cercano l’uomo e la donna nella loro maturità, per guidare e sostenere l’impegno nella famiglia e nel lavoro; la cerca la persona anziana, per dare compimento all’esistenza terrena.</p>
<p>&laquo;Il Verbo si fece carne&raquo;. L’annuncio del Natale è luce anche per i popoli, per il cammino collettivo dell’umanità. L’&raquo;Emmanuele&raquo;, Dio-con-noi, è venuto come Re di giustizia e di pace. Il suo Regno – lo sappiamo – non è di questo mondo, eppure è più importante di tutti i regni di questo mondo. E’ come il lievito dell’umanità: se mancasse, verrebbe meno la forza che manda avanti il vero sviluppo: la spinta a collaborare per il bene comune, al servizio disinteressato del prossimo, alla lotta pacifica per la giustizia. Credere nel Dio che ha voluto condividere la nostra storia è un costante incoraggiamento ad impegnarsi in essa, anche in mezzo alle sue contraddizioni. E’ motivo di speranza per tutti coloro la cui dignità è offesa e violata, perché Colui che è nato a Betlemme è venuto a liberare l’uomo dalla radice di ogni schiavitù.</p>
<p>La luce del Natale risplenda nuovamente in quella Terra dove Gesù è nato e ispiri Israeliani e Palestinesi nel ricercare una convivenza giusta e pacifica. L’annuncio consolante della venuta dell’Emmanuele lenisca il dolore e consoli nelle prove le care comunità cristiane in Iraq e in tutto il Medio Oriente, donando loro conforto e speranza per il futuro ed animando i Responsabili delle Nazioni ad una fattiva solidarietà verso di esse. Ciò avvenga anche in favore di coloro che ad Haiti soffrono ancora per le conseguenze del devastante terremoto e della recente epidemia di colera. Così pure non vengano dimenticati coloro che in Colombia ed in Venezuela, ma anche in Guatemala e in Costa Rica, hanno subito le recenti calamità naturali.</p>
<p>La nascita del Salvatore apra prospettive di pace duratura e di autentico progresso alle popolazioni della Somalia, del Darfur e della Costa d’Avorio; promuova la stabilità politica e sociale del Madagascar; porti sicurezza e rispetto dei diritti umani in Afghanistan e in Pakistan; incoraggi il dialogo fra Nicaragua e Costa Rica; favorisca la riconciliazione nella Penisola Coreana.</p>
<p>La celebrazione della nascita del Redentore rafforzi lo spirito di fede, di pazienza e di coraggio nei fedeli della Chiesa nella Cina continentale, affinché non si perdano d’animo per le limitazioni alla loro libertà di religione e di coscienza e, perseverando nella fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa, mantengano viva la fiamma della speranza. L’amore del &laquo;Dio con noi&raquo; doni perseveranza a tutte le comunità cristiane che soffrono discriminazione e persecuzione, ed ispiri i <em>leader</em> politici e religiosi ad impegnarsi per il pieno rispetto della libertà religiosa di tutti. Cari fratelli e sorelle, &laquo;il Verbo si fece carne&raquo;, è venuto ad abitare in mezzo a noi, è l’Emmanuele, il Dio che si è fatto a noi vicino. Contempliamo insieme questo grande mistero di amore, lasciamoci illuminare il cuore dalla luce che brilla nella grotta di Betlemme! Buon Natale a tutti!</p>
<p>UGURI DEL SANTO PADRE AI  POPOLI E ALLE NAZIONI IN OCCASIONE DEL SANTO NATALE</p>
<p><em>Ai fedeli radunati in Piazza San Pietro e a quanti lo ascoltano attraverso la radio e la televisione, dopo il Messaggio natalizio &laquo;Urbi et Orbi&raquo; dalla Loggia centrale della Basilica Vaticana, il Santo Padre Benedetto XVI invia l’augurio natalizio in 65 lingue:</em></p>
<p>A quanti mi ascoltano, rivolgo un cordiale augurio nelle diverse espressioni linguistiche:</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>italiano:<br />
</strong>Buon Natale ai romani e agli italiani! In questo giorno, illuminato dalla speranza evangelica che proviene dall’umile grotta di Betlemme, auspico di cuore il dono natalizio della gioia e della pace per ogni abitante dell&#8217;amata Italia: per i bambini e gli anziani, per i giovani e le famiglie. Il Cristo, nato per noi, ispiri i responsabili, perchй ogni loro scelta e decisione sia sempre per il bene comune; conforti quanti sono provati dalla malattia e dalla sofferenza; sostenga coloro che si dedicano al servizio dei fratelli piщ bisognosi.</p>
<p><strong>francese:</strong><br />
Heureuse et sainte fкte de Noлl ! Que le Christ Sauveur vous garde dans l’espйrance et qu’il vous fasse le don de la paix profonde !</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>inglese:</strong><br />
May the birth of the Prince of Peace remind the world where its true happiness lies; and may your hearts be filled with hope and joy, for the Saviour has been born for us.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>tedesco:</strong><br />
Die Geburt Jesu Christi, des Erlцsers der Menschen, erfьlle Euer Leben mit tiefer Freude und reicher Gnade; sein Friede mцge in Euren Herzen wohnen. Gesegnete und frohe Weihnachten!</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>spagnolo:<br />
</strong>ЎFeliz Navidad! Que la Paz de Cristo reine en vuestros corazones, en la familias y en todos los pueblos.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>portoghese:</strong><br />
Feliz Natal para todos, e que a Luz de Cristo Salvador ilumine os vossos coraзхes de paz e de esperanзa!</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>neerlandese:</strong><br />
Zalig en gelukkig Kerstmis.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>lussemburghese:</strong><br />
Schйin Chreschtdag.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>greco:</strong><span style="font-family: WP Greek Century;"><br />
5&#8243;8Џ</span> <span style="font-family: WP Greek Century;">5D4FJ@L(Ё&lt;&lt;&raquo;</span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>albanese:<br />
</strong>Per shum vjet Krishtlindjen.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>romeno:</strong><br />
Sărbători Fericite de Crăciun si Anul Nou.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>ungherese:<br />
</strong>Аldott Karбcsonyt.</p>
<p><strong>polacco:</strong><br />
Błogosławionych świąt Bożego Narodzenia.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>ceco:</strong><br />
Narodil se vбm Spasitel. Radujte se!</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>slovacco:</strong><br />
Milostiplnй a radostnй Viacočnй Sviatky.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>croato:</strong><br />
Sretan Boћić, Isusovo Porođenje!</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>sloveno:</strong><br />
Boћje Dete, naj vam podeli svoj blagoslov.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>serbo:</strong><br />
Среħан Божиħ &#8211; Христос се роди!</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>serbo-lusazio:</strong><br />
Zohnowane hody! A zboћowne Nowe lěto!</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>bulgaro:</strong><br />
Честито Рождество Христово</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>macedone:</strong><br />
Нека ви е честит Божиу н Нова Година</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>bielorusso:</strong><br />
Viasнтłych kalаdnych Sviаtaы!</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>russo:</strong><br />
Сердечно поздравляю всех с Праздником<br />
Рождества Христова</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>mongolo:</strong><br />
<img src="http://press.catholica.va/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_mongolo.gif" border="0" alt="" width="128" height="132" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>kazako:<br />
</strong>Родecтвo мepeкeci ктты болсын!</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>ucraino:</strong><br />
Веселих Свят з Різдвом<br />
Христовим і Новим Роком!</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>lituano:</strong><br />
Linksmų љwentų Kaledų.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>lettone:</strong><br />
Priecīgus Ziemsvētkus!</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>estone:</strong><br />
Hдid joulupьhi.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>finlandese:</strong><br />
Hyvдд Joulua.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>svedese:</strong><br />
God Jul, Gott Nytt Аr.</p>
<p><strong>islandese:<br />
</strong>Gleðileg jól!</p>
<p><strong> irlandese:</strong><br />
Nollaig shona dhaoibh go lйir.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>romanиs:</strong><br />
Baxtalт Krečщno! Thaj Nevo berљ!</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>maltese:</strong><br />
Il-Milied it tajjeb lill-poplu kollu ta&#8217; Malta u ta&#8217; G<span style="font-family: Times New Roman;">ħawdex</span>.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>georgiano:</strong><br />
<img src="http://press.catholica.va/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_georgiano_1.gif" border="0" alt="" width="293" height="37" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>turco:</strong><br />
Noel bayramı kutlu olsun.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>arabo:<br />
</strong><img src="http://press.catholica.va/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_arabo.gif" border="0" alt="" width="97" height="29" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>etiopico-eritreo:<br />
</strong><img src="http://press.catholica.va/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_etiopico-eritreo.gif" border="0" alt="" width="111" height="27" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>ebraico:<br />
</strong><img src="http://press.catholica.va/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_ebraico.gif" border="0" alt="" width="242" height="36" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>aramaico:<br />
<img src="http://press.catholica.va/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_aramaico.gif" border="0" alt="" width="245" height="92" /></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>armeno:<br />
</strong><img src="http://press.catholica.va/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_armeno.gif" border="0" alt="" width="244" height="34" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>suahili:</strong><br />
Heri kwa noeli na baraka nyingi kwa mwaka mpya.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>kirundi e kinyarwanda:</strong><br />
Gumya umutima mu mahoro! Noeli nziza!</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>malgascio:</strong><br />
Arahaba tratrin&#8217;i Noely.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>hindi:<br />
<img src="http://press.catholica.va/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_hindi.gif" border="0" alt="" width="173" height="69" /></strong></p>
<p><strong>tamil:<br />
<img src="http://press.catholica.va/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_tamil.gif" border="0" alt="" width="209" height="94" /></strong></p>
<p><strong>malayalam:<br />
<img src="http://press.catholica.va/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_malayalam.gif" border="0" alt="" width="212" height="74" /></strong></p>
<p><strong>bengalese:<br />
<img src="http://press.catholica.va/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_bengalese.gif" border="0" alt="" width="242" height="40" /></strong></p>
<p><strong>birmano:<br />
<img src="http://press.catholica.va/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_birmano.gif" border="0" alt="" width="272" height="28" /></strong></p>
<p><strong>urdu (Pakistan):<br />
<img src="http://press.catholica.va/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_urdu.gif" border="0" alt="" width="251" height="54" /></strong></p>
<p><strong>cinese:<br />
</strong><img src="http://press.catholica.va/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_cinese.gif" border="0" alt="" width="217" height="55" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>giapponese:<br />
</strong><img src="http://press.catholica.va/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_giapponese.gif" border="0" alt="" width="257" height="38" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>coreano:<br />
</strong><img src="http://press.catholica.va/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_coreano.gif" border="0" alt="" width="178" height="86" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>vietnamita:</strong><br />
Chъc mщng giбng sinh.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>singalese:<br />
<img src="http://press.catholica.va/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_singalese.gif" border="0" alt="" width="269" height="54" /></strong></p>
<p><strong>tailandese:<br />
</strong><img src="http://press.catholica.va/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_thailandese.gif" border="0" alt="" width="272" height="94" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>indonesiano:</strong><br />
Selamat Hari Natal.</p>
<p><strong>cambogiano:</strong></p>
<p><img src="http://press.catholica.va/news_services/press/img/bollettino/urbi_et_orbi/natale/natale_cambogiano.gif" border="0" alt="" width="199" height="51" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>filippino:</strong><br />
Malygayang pasko at manigong bagong taon.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>maori:<br />
</strong>Meri Kirihimete.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>samoano:<br />
</strong>Ia manuia le Kirisimasi.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>esperanto:</strong><br />
Dibenitan Kristnaskon kaj prosperan novjaron.</p>
<p><strong>guaranн:<br />
</strong>Ko navidad бrape che maitei ame&#8217;<span style="font-family: Times New Roman;">к peкme.</span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>latino:</strong><br />
Verbum caro factum est.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://benedictxvi.tv/site/2010/12/25/natalechristmas-urbi-et-orbi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Solemnity of the Lord&#8217;s Birth. Christmas Eve Mass</title>
		<link>http://benedictxvi.tv/site/2010/12/24/solemnity-of-the-lords-birth-christmas-eve-mass/</link>
		<comments>http://benedictxvi.tv/site/2010/12/24/solemnity-of-the-lords-birth-christmas-eve-mass/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 24 Dec 2010 16:56:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[best]]></category>
		<category><![CDATA[latin mass]]></category>
		<category><![CDATA[mass]]></category>
		<category><![CDATA[speech]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://benedictxvi.tv/site/?p=1457</guid>
		<description><![CDATA[Cari fratelli e sorelle! „Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato&#187; – con questa parola del Salmo secondo, la Chiesa inizia la liturgia della Notte Santa. Essa sa che questa parola originariamente apparteneva al rituale dell’incoronazione dei re d’Israele. Il re, che di per sé è un essere umano come gli altri uomini, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari fratelli e sorelle!</p>
<p>„Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato&raquo; – con questa parola del <em>Salmo</em> secondo, la Chiesa inizia la liturgia della Notte Santa<span id="more-1457"></span>. Essa sa che questa parola originariamente apparteneva al rituale dell’incoronazione dei re d’Israele. Il re, che di per sé è un essere umano come gli altri uomini, diventa &laquo;figlio di Dio&raquo; mediante la chiamata e l’insediamento nel suo ufficio: è una specie di adozione da parte di Dio, un atto di decisione, mediante il quale Egli dona a quell’uomo una nuova esistenza, lo attrae nel suo proprio essere. In modo ancora più chiaro la lettura tratta dal profeta Isaia, che abbiamo appena ascoltato, presenta lo stesso processo in una situazione di travaglio e di minaccia per Israele: &laquo;Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il potere&raquo; (9,5). L’insediamento nell’ufficio del re è come una nuova nascita. Proprio come nuovo nato dalla decisione personale di Dio, come bambino proveniente da Dio, il re costituisce una speranza. Sulle sue spalle poggia il futuro. Egli è il detentore della promessa di pace. Nella notte di Betlemme, questa parola profetica è diventata realtà in un modo che al tempo di Isaia sarebbe stato ancora inimmaginabile. Sì, ora è veramente un bambino Colui sulle cui spalle è il potere. In Lui appare la nuova regalità che Dio istituisce nel mondo. Questo bambino è veramente nato da Dio. È la Parola eterna di Dio, che unisce l’una all’altra umanità e divinità. Per questo bambino valgono i titoli di dignità che il cantico d’incoronazione di Isaia gli attribuisce: Consigliere mirabile – Dio potente – Padre per sempre – Principe della pace (9,5). Sì, questo re non ha bisogno di consiglieri appartenenti ai sapienti del mondo. Egli porta in se stesso la sapienza e il consiglio di Dio. Proprio nella debolezza dell’essere bambino Egli è il Dio forte e ci mostra così, di fronte ai poteri millantatori del mondo, la fortezza propria di Dio.</p>
<p>Le parole del rituale dell’incoronazione in Israele, in verità, erano sempre soltanto rituali di speranza, che prevedevano da lontano un futuro che sarebbe stato donato da Dio. Nessuno dei re salutati in questo modo corrispondeva alla sublimità di tali parole. In loro, tutte le parole sulla figliolanza di Dio, sull’insediamento nell’eredità delle genti, sul dominio delle terre lontane (<em>Sal</em> 2,8) restavano solo rimando a un avvenire – quasi cartelli segnaletici della speranza, indicazioni che conducevano verso un futuro che in quel momento era ancora inconcepibile. Così l’adempimento della parola che inizia nella notte di Betlemme è al contempo immensamente più grande e – dal punto di vista del mondo – più umile di ciò che la parola profetica lasciava intuire. È più grande, perché questo bambino è veramente Figlio di Dio, veramente &laquo;Dio da Dio, Luce da Luce, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre&raquo;. L’infinita distanza tra Dio e l’uomo è superata. Dio non si è soltanto chinato verso il basso, come dicono i Salmi; Egli è veramente &laquo;disceso&raquo;, entrato nel mondo, diventato uno di noi per attrarci tutti a sé. Questo bambino è veramente l’Emmanuele – il Dio-con-noi. Il suo regno si estende veramente fino ai confini della terra. Nella vastità universale della santa Eucaristia, Egli ha veramente eretto isole di pace. Ovunque essa viene celebrata si ha un’isola di pace, di quella pace che è propria di Dio. Questo bambino ha acceso negli uomini la luce della bontà e ha dato loro la forza di resistere alla tirannia del potere. In ogni generazione Egli costruisce il suo regno dal di dentro, a partire dal cuore. Ma è anche vero che &laquo;il bastone dell’aguzzino&raquo; non è stato spezzato. Anche oggi marciano rimbombanti i calzari dei soldati e sempre ancora e sempre di nuovo c’è il &laquo;mantello intriso di sangue&raquo; (<em>Is</em> 9,3s). Così fa parte di questa notte la gioia per la vicinanza di Dio. Ringraziamo perché Dio, come bambino, si dà nelle nostre mani, mendica, per così dire, il nostro amore, infonde la sua pace nel nostro cuore. Questa gioia, tuttavia, è anche una preghiera: Signore, realizza totalmente la tua promessa. Spezza i bastoni degli aguzzini. Brucia i calzari rimbombanti. Fa che finisca il tempo dei mantelli intrisi di sangue. Realizza la promessa: &laquo;La pace non avrà fine&raquo; (Is 9,6). Ti ringraziamo per la tua bontà, ma ti preghiamo anche: mostra la tua potenza. Erigi nel mondo il dominio della tua verità, del tuo amore – il &laquo;regno della giustizia, dell’amore e della pace&raquo;.</p>
<p>&laquo;Maria diede alla luce il suo figlio primogenito&raquo; (<em>Lc</em> 2,7). Con questa frase, san Luca racconta, in modo assolutamente privo di <em>pathos</em>, il grande evento che le parole profetiche nella storia di Israele avevano intravisto in anticipo. Luca qualifica il bambino come &laquo;primogenito&raquo;. Nel linguaggio formatosi nella Sacra Scrittura dell’Antica Alleanza, &laquo;primogenito&raquo; non significa il primo di una serie di altri figli. La parola &laquo;primogenito&raquo; è un titolo d’onore, indipendentemente dalla questione se poi seguono altri fratelli e sorelle o no. Così, nel <em>Libro dell’Esodo </em>(Es 4,22), Israele viene chiamato da Dio &laquo;il mio figlio primogenito&raquo;, e con ciò si esprime la sua elezione, la sua dignità unica, l’amore particolare di Dio Padre. La Chiesa nascente sapeva che in Gesù questa parola aveva ricevuto una nuova profondità; che in Lui sono riassunte le promesse fatte ad Israele. Così la <em>Lettera agli Ebrei</em> chiama Gesù &laquo;il primogenito&raquo; semplicemente per qualificarLo, dopo le preparazioni nell’Antico Testamento, come il Figlio che Dio manda nel mondo (cfr <em>Eb</em> 1,5-7). Il primogenito appartiene in modo particolare a Dio, e per questo egli – come in molte religioni – doveva essere in modo particolare consegnato a Dio ed essere riscattato mediante un sacrificio sostitutivo, come san Luca racconta nell’episodio della presentazione di Gesù al tempio. Il primogenito appartiene a Dio in modo particolare, è, per così dire, destinato al sacrificio. Nel sacrificio di Gesù sulla croce, la destinazione del primogenito si compie in modo unico. In se stesso, Egli offre l’umanità a Dio e unisce uomo e Dio in modo tale che Dio sia tutto in tutti. San Paolo, nelle <em>Lettere ai</em> <em>Colossesi</em> e <em>agli Efesini</em>, ha ampliato ed approfondito l’idea di Gesù come primogenito: Gesù, ci dicono tali Lettere, è il Primogenito della creazione – il vero archetipo dell’uomo secondo cui Dio ha formato la creatura uomo. L’uomo può essere immagine di Dio, perché Gesù è Dio e Uomo, la vera immagine di Dio e dell’uomo. Egli è il primogenito dei morti, ci dicono inoltre queste Lettere. Nella Risurrezione, Egli ha sfondato il muro della morte per tutti noi. Ha aperto all’uomo la dimensione della vita eterna nella comunione con Dio. Infine, ci viene detto: Egli è il primogenito di molti fratelli. Sì, ora Egli è tuttavia il primo di una serie di fratelli, il primo, cioè, che inaugura per noi l’essere in comunione con Dio. Egli crea la vera fratellanza – non la fratellanza, deturpata dal peccato, di Caino ed Abele, di Romolo e Remo, ma la fratellanza nuova in cui siamo la famiglia stessa di Dio. Questa nuova famiglia di Dio inizia nel momento in cui Maria avvolge il &laquo;primogenito&raquo; in fasce e lo pone nella mangiatoia. Preghiamolo: Signore Gesù, tu che hai voluto nascere come primo di molti fratelli, donaci la vera fratellanza. Aiutaci perché diventiamo simili a te. Aiutaci a riconoscere nell’altro che ha bisogno di me, in coloro che soffrono o che sono abbandonati, in tutti gli uomini, il tuo volto, ed a vivere insieme con te come fratelli e sorelle per diventare una famiglia, la tua famiglia.</p>
<p>Il Vangelo di Natale ci racconta, alla fine, che una moltitudine di angeli dell’esercito celeste lodava Dio e diceva: &laquo;Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama.&raquo; (<em>Lc</em> 2,14). La Chiesa ha amplificato, nel <em>Gloria</em>, questa lode, che gli angeli hanno intonato di fronte all’evento della Notte Santa, facendone un inno di gioia sulla gloria di Dio. &laquo;Ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa&raquo;. Ti rendiamo grazie per la bellezza, per la grandezza, per la tua bontà, che in questa notte diventano visibili a noi. L’apparire della bellezza, del bello, ci rende lieti senza che dobbiamo interrogarci sulla sua utilità. La gloria di Dio, dalla quale proviene ogni bellezza, fa esplodere in noi lo stupore e la gioia. Chi intravede Dio prova gioia, e in questa notte vediamo qualcosa della sua luce. Ma anche degli uomini parla il messaggio degli angeli nella Notte Santa: &laquo;Pace agli uomini che egli ama&raquo;. La traduzione latina di tale parola, che usiamo nella liturgia e che risale a Girolamo, suona diversamente: &laquo;Pace agli uomini di buona volontà&raquo;. L’espressione &laquo;gli uomini di buona volontà&raquo; proprio negli ultimi decenni è entrata in modo particolare nel vocabolario della Chiesa. Ma quale traduzione è giusta? Dobbiamo leggere ambedue i testi insieme; solo così comprendiamo la parola degli angeli in modo giusto. Sarebbe sbagliata un’interpretazione che riconoscesse soltanto l’operare esclusivo di Dio, come se Egli non avesse chiamato l’uomo ad una risposta libera di amore. Sarebbe sbagliata, però, anche un’interpretazione moralizzante, secondo cui l’uomo con la sua buona volontà potrebbe, per così dire, redimere se stesso. Ambedue le cose vanno insieme: grazia e libertà; l’amore di Dio, che ci previene e senza il quale non potremmo amarLo, e la nostra risposta, che Egli attende e per la quale, nella nascita del suo Figlio, addirittura ci prega. L’intreccio di grazia e libertà, l’intreccio di chiamata e risposta non lo possiamo scindere in parti separate l’una dall’altra. Ambedue sono inscindibilmente intessute tra loro. Così questa parola è insieme promessa e chiamata. Dio ci ha prevenuto con il dono del suo Figlio. Sempre di nuovo Dio ci previene in modo inatteso. Non cessa di cercarci, di sollevarci ogniqualvolta ne abbiamo bisogno. Non abbandona la pecora smarrita nel deserto in cui si è persa. Dio non si lascia confondere dal nostro peccato. Egli ricomincia sempre nuovamente con noi. Tuttavia aspetta il nostro amare insieme con Lui. Egli ci ama affinché noi possiamo diventare persone che amano insieme con Lui e così possa esservi pace sulla terra.</p>
<p>Luca non ha detto che gli angeli hanno cantato. Egli scrive molto sobriamente: l’esercito celeste lodava Dio e diceva: &laquo;Gloria a Dio nel più alto dei cieli…&raquo; (<em>Lc</em> 2,13s). Ma da sempre gli uomini sapevano che il parlare degli angeli è diverso da quello degli uomini; che proprio in questa notte del lieto messaggio esso è stato un canto in cui la gloria sublime di Dio ha brillato. Così questo canto degli angeli è stato percepito fin dall’inizio come musica proveniente da Dio, anzi, come invito ad unirsi nel canto, nella gioia del cuore per l’essere amati da Dio. <em>Cantare amantis est</em>, dice sant’Agostino: cantare è cosa di chi ama. Così, lungo i secoli, il canto degli angeli è diventato sempre nuovamente un canto di amore e di gioia, un canto di coloro che amano. In quest’ora noi ci associamo pieni di gratitudine a questo cantare di tutti i secoli, che unisce cielo e terra, angeli e uomini. Sì, ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa. Ti ringraziamo per il tuo amore. Fa che diventiamo sempre di più persone che amano insieme con te e quindi persone di pace. Amen.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://benedictxvi.tv/site/2010/12/24/solemnity-of-the-lords-birth-christmas-eve-mass/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Benedict XVI’s address to the Roman Curia. Regia Hall</title>
		<link>http://benedictxvi.tv/site/2010/12/20/benedict-xvi%e2%80%99s-address-to-the-roman-curia-regia-hall-at-the-vatican/</link>
		<comments>http://benedictxvi.tv/site/2010/12/20/benedict-xvi%e2%80%99s-address-to-the-roman-curia-regia-hall-at-the-vatican/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 17:48:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[audience]]></category>
		<category><![CDATA[speech]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://benedictxvi.tv/site/?p=1450</guid>
		<description><![CDATA[Signori Cardinali, venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato, cari fratelli e sorelle! È con vivo piacere che vi incontro, cari Membri del Collegio Cardinalizio, Rappresentanti  della Curia  Romana e del Governatorato, per questo appuntamento tradizionale. Rivolgo a ciascuno un cordiale saluto, ad iniziare dal Cardinale Angelo Sodano, che ringrazio per le espressioni di devozione e di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Signori Cardinali,</p>
<p>venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato,</p>
<p>cari fratelli e sorelle!<span id="more-1450"></span></p>
<p>È con vivo piacere che vi incontro, cari Membri del Collegio Cardinalizio,  Rappresentanti  della Curia  Romana e del Governatorato, per  questo appuntamento tradizionale. Rivolgo a ciascuno un cordiale saluto, ad  iniziare dal Cardinale Angelo Sodano, che ringrazio per le espressioni di  devozione e di comunione, e per i fervidi auguri che mi ha rivolto a nome di  tutti. <em>Prope est jam Dominus, venite, adoremus!</em> Contempliamo come un’unica  famiglia il mistero dell’Emmanuele, del Dio-con-noi, come ha detto il  Cardinale Decano. Ricambio volentieri i voti augurali e desidero ringraziare  vivamente tutti, compresi i Rappresentanti Pontifici sparsi per il mondo, per l’apporto  competente e generoso che ciascuno presta al Vicario di Cristo e alla Chiesa.</p>
<p>&laquo;<em>Excita, Domine, potentiam tuam, et veni</em>&raquo; – con queste e  con simili parole la liturgia della Chiesa prega ripetutamente nei giorni dell’Avvento.  Sono invocazioni formulate probabilmente nel periodo del tramonto dell’Impero  Romano. Il disfacimento degli ordinamenti portanti del diritto e degli  atteggiamenti morali di fondo, che ad essi davano forza, causavano la rottura  degli argini che fino a quel momento avevano protetto la convivenza pacifica tra  gli uomini. Un mondo stava tramontando. Frequenti cataclismi naturali  aumentavano ancora questa esperienza di insicurezza. Non si vedeva alcuna forza  che potesse porre un freno a tale declino. Tanto più insistente era l’invocazione  della potenza propria di Dio: che Egli venisse e proteggesse gli uomini da tutte  queste minacce.</p>
<p>&laquo;<em>Excita, Domine, potentiam tuam, et veni</em>&laquo;. Anche oggi  abbiamo motivi molteplici per associarci a questa preghiera di Avvento della  Chiesa. Il mondo con tutte le sue nuove speranze e possibilità è, al tempo  stesso, angustiato dall’impressione che il consenso morale si stia  dissolvendo, un consenso senza il quale le strutture giuridiche e politiche non  funzionano; di conseguenza, le forze mobilitate per la difesa di tali strutture  sembrano essere destinate all’insuccesso.</p>
<p><em>Excita</em> – la preghiera ricorda il grido rivolto al Signore, che stava  dormendo nella barca dei discepoli sbattuta dalla tempesta e vicina ad  affondare. Quando la sua parola potente ebbe placato la tempesta, Egli  rimproverò i discepoli per la loro poca fede (cfr <em>Mt</em> 8,26 e par.).  Voleva dire: in voi stessi la fede ha dormito. La stessa cosa vuole dire anche a  noi. Anche in noi tanto spesso la fede dorme. PreghiamoLo dunque di svegliarci  dal sonno di una fede divenuta stanca e di ridare alla fede il potere di  spostare i monti – cioè di dare l’ordine giusto alle cose del mondo.</p>
<p>&laquo;<em>Excita, Domine, potentiam tuam, et veni</em>&laquo;: nelle grandi  angustie, alle quali siamo stati esposti in quest’anno, tale preghiera di  Avvento mi è sempre tornata di nuovo alla mente e sulle labbra. Con grande  gioia avevamo iniziato l’Anno sacerdotale e, grazie a Dio, abbiamo potuto  concluderlo anche con grande gratitudine, nonostante si sia svolto così  diversamente da come ce l’eravamo aspettato. In noi sacerdoti e nei laici,  proprio anche nei giovani, si è rinnovata la consapevolezza di quale dono  rappresenti il sacerdozio della Chiesa Cattolica, che ci è stato affidato dal  Signore. Ci siamo nuovamente resi conto di quanto sia bello che esseri umani  siano autorizzati a pronunciare in nome di Dio e con pieno potere la parola del  perdono, e così siano in grado di cambiare il mondo, la vita; quanto sia bello  che esseri umani siano autorizzati a pronunciare le parole della consacrazione,  con cui il Signore attira dentro di sé un pezzo di mondo, e così in un certo  luogo lo trasforma nella sua stessa sostanza; quanto sia bello poter essere, con  la forza del Signore, vicino agli uomini nelle loro gioie e sofferenze, nelle  ore importanti come in quelle buie dell’esistenza; quanto sia bello avere  nella vita come compito non questo o quell’altro, ma semplicemente l’essere  stesso dell’uomo – per aiutare che si apra a Dio e sia vissuto a partire da  Dio. Tanto più siamo stati sconvolti quando, proprio in quest’anno e in una  dimensione per noi inimmaginabile, siamo venuti a conoscenza di abusi contro i  minori<strong> </strong>commessi da sacerdoti, che stravolgono il Sacramento nel suo  contrario: sotto il manto del sacro feriscono profondamente la persona umana  nella sua infanzia e le recano un danno per tutta la vita.</p>
<p>In questo contesto, mi è venuta in mente una visione di sant’Ildegarda di  Bingen che descrive in modo sconvolgente ciò che abbiamo vissuto in quest’anno.  &laquo;Nell’anno 1170 dopo la nascita di Cristo ero per un lungo tempo malata a  letto. Allora, fisicamente e mentalmente sveglia, vidi una donna di una bellezza  tale che la mente umana non è in grado di comprendere. La sua figura si ergeva  dalla terra fino al cielo. Il suo volto brillava di uno splendore sublime. Il  suo occhio era rivolto al cielo. Era vestita di una veste luminosa e raggiante  di seta bianca e di un mantello guarnito di pietre preziose. Ai piedi calzava  scarpe di onice. Ma il suo volto era cosparso di polvere, il suo vestito, dal  lato destro, era strappato. Anche il mantello aveva perso la sua bellezza  singolare e le sue scarpe erano insudiciate dal di sopra. Con voce alta e  lamentosa, la donna gridò verso il cielo: ‘Ascolta, o cielo: il mio volto è  imbrattato! Affliggiti, o terra: il mio vestito è strappato! Trema, o abisso:  le mie scarpe sono insudiciate!’</p>
<p>E proseguì: ‘Ero nascosta nel cuore del Padre, finché il Figlio dell’uomo,  concepito e partorito nella verginità, sparse il suo sangue. Con questo sangue,  quale sua dote, mi ha preso come sua sposa.</p>
<p>Le stimmate del mio sposo rimangono fresche e aperte, finché sono aperte le  ferite dei peccati degli uomini. Proprio questo restare aperte delle ferite di  Cristo è la colpa dei sacerdoti. Essi stracciano la mia veste poiché sono  trasgressori della Legge, del Vangelo e del loro dovere sacerdotale. Tolgono lo  splendore al mio mantello, perché trascurano totalmente i precetti loro  imposti. Insudiciano le mie scarpe, perché non camminano sulle vie dritte,  cioè su quelle dure e severe della giustizia, e anche non danno un buon esempio  ai loro sudditi. Tuttavia trovo in alcuni lo splendore della verità’.</p>
<p>E sentii una voce dal cielo che diceva: ‘Questa immagine rappresenta la  Chiesa. Per questo, o essere umano che vedi tutto ciò e che ascolti le parole  di lamento, annuncialo ai sacerdoti che sono destinati alla guida e all’istruzione  del popolo di Dio e ai quali, come agli apostoli, è stato detto: «Andate in  tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura»’ (<em>Mc</em> 16,15)&raquo; (<em>Lettera a Werner von Kirchheim e alla sua comunità sacerdotale</em>:  <em>PL</em> 197, 269ss).</p>
<p>Nella visione di sant’Ildegarda, il volto della Chiesa è coperto di  polvere, ed è così che noi l’abbiamo visto. Il suo vestito è strappato –  per la colpa dei sacerdoti. Così come lei l’ha visto ed espresso, l’abbiamo  vissuto in quest’anno. Dobbiamo accogliere questa umiliazione come un’esortazione  alla verità e una chiamata al rinnovamento. Solo la verità salva. Dobbiamo  interrogarci su che cosa possiamo fare per riparare il più possibile l’ingiustizia  avvenuta. Dobbiamo chiederci che cosa era sbagliato nel nostro annuncio, nell’intero  nostro modo di configurare l’essere cristiano, così che una tale cosa potesse  accadere. Dobbiamo trovare una nuova risolutezza nella fede e nel bene. Dobbiamo  essere capaci di penitenza. Dobbiamo sforzarci di tentare tutto il possibile,  nella preparazione al sacerdozio, perché una tale cosa non possa più  succedere. È questo anche il luogo per ringraziare di cuore tutti coloro che si  impegnano per aiutare le vittime e per ridare loro la fiducia nella Chiesa, la  capacità di credere al suo messaggio. Nei miei incontri con le vittime di  questo peccato, ho sempre trovato anche persone che, con grande dedizione,  stanno a fianco di chi soffre e ha subito danno. È questa l’occasione per  ringraziare anche i tanti buoni sacerdoti che trasmettono in umiltà e fedeltà  la bontà del Signore e, in mezzo alle devastazioni, sono testimoni della  bellezza non perduta del sacerdozio.</p>
<p>Siamo consapevoli della particolare gravità di questo peccato commesso da  sacerdoti e della nostra corrispondente responsabilità. Ma non possiamo neppure  tacere circa il contesto del nostro tempo in cui è dato vedere questi  avvenimenti. Esiste un mercato della pornografia concernente i bambini, che in  qualche modo sembra essere considerato sempre più dalla società come una cosa  normale. La devastazione psicologica di bambini, in cui persone umane sono  ridotte ad articolo di mercato, è uno spaventoso segno dei tempi. Da Vescovi di  Paesi del Terzo Mondo sento sempre di nuovo come il turismo sessuale minacci un’intera  generazione e la danneggi nella sua libertà e nella sua dignità umana. L’<em>Apocalisse</em> di san Giovanni annovera tra i grandi peccati di Babilonia – simbolo delle  grandi città irreligiose del mondo – il fatto di esercitare il commercio dei  corpi e delle anime e di farne una merce (cfr <em>Ap</em> 18,13). In questo  contesto, si pone anche il problema della droga, che con forza crescente stende  i suoi tentacoli di polipo intorno all’intero globo terrestre – espressione  eloquente della dittatura di mammona che perverte l’uomo. Ogni piacere diventa  insufficiente e l’eccesso nell’inganno dell’ebbrezza diventa una violenza  che dilania intere regioni, e questo in nome di un fatale fraintendimento della  libertà, in cui proprio la libertà dell’uomo viene minata e alla fine  annullata del tutto.</p>
<p>Per opporci a queste forze dobbiamo gettare uno sguardo sui loro fondamenti  ideologici. Negli anni Settanta, la pedofilia venne teorizzata come una cosa del  tutto conforme all’uomo e anche al bambino. Questo, però, faceva parte di una  perversione di fondo del concetto di <em>ethos</em>. Si asseriva – persino nell’ambito  della teologia cattolica – che non esisterebbero né il male in sé, né il  bene in sé. Esisterebbe soltanto un &laquo;meglio di&raquo; e un &laquo;peggio  di&raquo;. Niente sarebbe in se stesso bene o male. Tutto dipenderebbe dalle  circostanze e dal fine inteso. A seconda degli scopi e delle circostanze, tutto  potrebbe essere bene o anche male. La morale viene sostituita da un calcolo  delle conseguenze e con ciò cessa di esistere. Gli effetti di tali teorie sono  oggi evidenti. Contro di esse Papa Giovanni Paolo II, nella sua Enciclica <em>Veritatis  splendor</em> del 1993, indicò con forza profetica nella grande tradizione  razionale dell’<em>ethos</em> cristiano le basi essenziali e permanenti dell’agire  morale. Questo testo oggi deve essere messo nuovamente al centro come cammino  nella formazione della coscienza. È nostra responsabilità rendere nuovamente  udibili e comprensibili tra gli uomini questi criteri come vie della vera  umanità, nel contesto della preoccupazione per l’uomo, nella quale siamo  immersi.</p>
<p>Come secondo punto vorrei dire una parola sul Sinodo delle Chiese del Medio  Oriente. Esso ebbe inizio con il mio viaggio a Cipro dove potei consegnare l’<em>Instrumentum  laboris</em> per il Sinodo ai Vescovi di quei Paesi lì convenuti. Rimane  indimenticabile l’ospitalità della Chiesa ortodossa che abbiamo potuto  sperimentare con grande gratitudine. Anche se la piena comunione non ci è  ancora donata, abbiamo tuttavia constatato con gioia che la forma basilare della  Chiesa antica ci unisce profondamente gli uni con gli altri: il ministero  sacramentale dei Vescovi come portatore della tradizione apostolica, la lettura  della Scrittura secondo l’ermeneutica della <em>Regula fidei</em>, la  comprensione della Scrittura nell’unità multiforme incentrata su Cristo  sviluppatasi grazie all’ispirazione di Dio e, infine, la fede nella  centralità dell’Eucaristia nella vita della Chiesa. Così abbiamo incontrato  in modo vivo la ricchezza dei riti della Chiesa antica anche all’interno della  Chiesa Cattolica. Abbiamo avuto liturgie con Maroniti e con Melchiti, abbiamo  celebrato in rito latino e abbiamo avuto momenti di preghiera ecumenica con gli  Ortodossi, e, in manifestazioni imponenti, abbiamo potuto vedere la ricca  cultura cristiana dell’Oriente cristiano. Ma abbiamo visto anche il problema  del Paese diviso. Si rendevano visibili colpe del passato e profonde ferite, ma  anche il desiderio di pace e di comunione quali erano esistite prima. Tutti sono  consapevoli del fatto che la violenza non porta alcun progresso – essa,  infatti, ha creato la situazione attuale. Solo nel compromesso e nella  comprensione vicendevole può essere ristabilita l’unità. Preparare la gente  per questo atteggiamento di pace è un compito essenziale della pastorale.</p>
<p>Nel Sinodo lo sguardo si è poi allargato sull’intero Medio Oriente, dove  convivono fedeli appartenenti a religioni diverse ed anche a molteplici  tradizioni e riti distinti. Per quanto riguarda i cristiani, ci sono le Chiese  pre-calcedonesi e quelle calcedonesi; Chiese in comunione con Roma ed altre che  stanno fuori di tale comunione ed in entrambe esistono, uno accanto all’altro,  molteplici riti. Negli sconvolgimenti degli ultimi anni è stata scossa la  storia di condivisione, le tensioni e le divisioni sono cresciute, così che  sempre di nuovo con spavento siamo testimoni di atti di violenza nei quali non  si rispetta più ciò che per l’altro è sacro, nei quali anzi crollano le  regole più elementari dell’umanità. Nella situazione attuale, i cristiani  sono la minoranza più oppressa e tormentata. Per secoli sono vissuti  pacificamente insieme con i loro vicini ebrei e musulmani. Nel Sinodo abbiamo  ascoltato parole sagge del Consigliere del Mufti della Repubblica del Libano<strong> </strong>contro  gli atti di violenza nei confronti dei cristiani. Egli diceva: con il ferimento  dei cristiani veniamo feriti noi stessi. Purtroppo, però, questa e analoghe  voci della ragione, per le quali siamo profondamente grati, sono troppo deboli.  Anche qui l’ostacolo è il collegamento tra avidità di lucro ed accecamento  ideologico. Sulla base dello spirito della fede e della sua ragionevolezza, il  Sinodo ha sviluppato un grande concetto del dialogo, del perdono e dell’accoglienza  vicendevole, un concetto che ora vogliamo gridare al mondo. L’essere umano è  uno solo e l’umanità è una sola. Ciò che in qualsiasi luogo viene fatto  contro l’uomo alla fine ferisce tutti. Così le parole e i pensieri del Sinodo  devono essere un forte grido rivolto a tutte le persone con responsabilità  politica o religiosa perché fermino la cristianofobia; perché si alzino a  difendere i profughi e i sofferenti e a rivitalizzare lo spirito della  riconciliazione. In ultima analisi, il risanamento può venire soltanto da una  fede profonda nell’amore riconciliatore di Dio. Dare forza a questa fede,  nutrirla e farla risplendere è il compito principale della Chiesa in quest’ora.</p>
<p>Mi piacerebbe parlare dettagliatamente dell’indimenticabile viaggio nel  Regno Unito, voglio però limitarmi a due punti che sono correlati con il tema  della responsabilità dei cristiani in questo tempo e con il compito della  Chiesa di annunciare il Vangelo. Il pensiero va innanzitutto all’incontro con  il mondo della cultura nella Westminster Hall, un incontro in cui la  consapevolezza della responsabilità comune in questo momento storico creò una  grande attenzione, che, in ultima analisi, si rivolse alla questione circa la  verità e la stessa fede. Che in questo dibattito la Chiesa debba recare il  proprio contributo, era evidente per tutti. Alexis de Tocqueville, a suo tempo,  aveva osservato che in America la democrazia era diventata possibile e aveva  funzionato, perché esisteva un consenso morale di base che, andando al di là  delle singole denominazioni, univa tutti. Solo se esiste un tale consenso sull’essenziale,  le costituzioni e il diritto possono funzionare. Questo consenso di fondo  proveniente dal patrimonio cristiano è in pericolo là dove al suo posto, al  posto della ragione morale, subentra la mera razionalità finalistica di cui ho  parlato poco fa. Questo è in realtà un accecamento della ragione per ciò che  è essenziale. Combattere contro questo accecamento della ragione e conservarle  la capacità di vedere l’essenziale, di vedere Dio e l’uomo, ciò che è  buono e ciò che è vero, è l’interesse comune che deve unire tutti gli  uomini di buona volontà. È in gioco il futuro del mondo.</p>
<p>Infine, vorrei ancora ricordare la beatificazione del Cardinale John<strong> </strong>Henry  Newman. Perché è stato beatificato? Che cosa ha da dirci? A queste domande si  possono dare molte risposte, che nel contesto della beatificazione sono state  sviluppate. Vorrei rilevare soltanto due aspetti che vanno insieme e, in fin dei  conti, esprimono la stessa cosa. Il primo è che dobbiamo imparare dalle tre  conversioni di Newman, perché sono passi di un cammino spirituale che ci  interessa tutti. Vorrei qui mettere in risalto solo la prima conversione: quella  alla fede nel Dio vivente. Fino a quel momento, Newman pensava come la media  degli uomini del suo tempo e come la media degli uomini anche di oggi, che non  escludono semplicemente l’esistenza di Dio, ma la considerano comunque come  qualcosa di insicuro, che non ha alcun ruolo essenziale nella propria vita.  Veramente reale appariva a lui, come agli uomini del suo e del nostro tempo, l’empirico,  ciò che è materialmente afferrabile. È questa la &laquo;realtà&raquo; secondo  cui ci si orienta. Il &laquo;reale&raquo; è ciò che è afferrabile, sono le cose  che si possono calcolare e prendere in mano. Nella sua conversione Newman  riconosce che le cose stanno proprio al contrario: che Dio e l’anima, l’essere  se stesso dell’uomo a livello spirituale, costituiscono ciò che è veramente  reale, ciò che conta. Sono molto più reali degli oggetti afferrabili. Questa  conversione significa una svolta copernicana. Ciò che fino ad allora era  apparso irreale e secondario si rivela come la cosa veramente decisiva. Dove  avviene una tale conversione, non cambia semplicemente una teoria, cambia la  forma fondamentale della vita. Di tale conversione noi tutti abbiamo sempre di  nuovo bisogno: allora siamo sulla via retta.</p>
<p>La forza motrice che spingeva sul cammino della conversione era in Newman la  coscienza. Ma che cosa si intende con ciò? Nel pensiero moderno, la parola  &laquo;coscienza&raquo; significa che in materia di morale e di religione, la  dimensione soggettiva, l’individuo, costituisce l’ultima istanza della  decisione. Il mondo viene diviso negli ambiti dell’oggettivo e del soggettivo.  All’oggettivo appartengono le cose che si possono calcolare e verificare  mediante l’esperimento. La religione e la morale sono sottratte a questi  metodi e perciò sono considerate come ambito del soggettivo. Qui non  esisterebbero, in ultima analisi, dei criteri oggettivi. L’ultima istanza che  qui può decidere sarebbe pertanto solo il soggetto, e con la parola  &laquo;coscienza&raquo; si esprime, appunto, questo: in questo ambito può  decidere solo il singolo, l’individuo con le sue intuizioni ed esperienze. La  concezione che Newman ha della coscienza è diametralmente opposta. Per lui  &laquo;coscienza&raquo; significa la capacità di verità dell’uomo: la  capacità di riconoscere proprio negli ambiti decisivi della sua esistenza –  religione e morale – una verità, <em>la</em> verità. La coscienza, la  capacità dell’uomo di riconoscere la verità, gli impone con ciò, al tempo  stesso, il dovere di incamminarsi verso la verità, di cercarla e di  sottomettersi ad essa laddove la incontra. Coscienza è capacità di verità e  obbedienza nei confronti della verità, che si mostra all’uomo che cerca col  cuore aperto. Il cammino delle conversioni di Newman è un cammino della  coscienza – un cammino non della soggettività che si afferma, ma, proprio al  contrario, dell’obbedienza verso la verità che passo passo si apriva a lui.  La sua terza conversione, quella al Cattolicesimo, esigeva da lui di abbandonare  quasi tutto ciò che gli era caro e prezioso: i suoi averi e la sua professione,  il suo grado accademico, i legami familiari e molti amici. La rinuncia che l’obbedienza  verso la verità, la sua coscienza, gli chiedeva, andava ancora oltre. Newman  era sempre stato consapevole di avere una missione per l’Inghilterra. Ma nella  teologia cattolica del suo tempo, la sua voce a stento poteva essere udita. Era  troppo aliena rispetto alla forma dominante del pensiero teologico e anche della  pietà. Nel gennaio del 1863 scrisse nel suo diario queste frasi sconvolgenti:  &laquo;Come protestante, la mia religione mi sembrava misera, non però la mia  vita. E ora, da cattolico, la mia vita è misera, non però la mia  religione&raquo;. Non era ancora arrivata l’ora della sua efficacia. Nell’umiltà  e nel buio dell’obbedienza, egli dovette aspettare fino a che il suo messaggio  fosse utilizzato e compreso. Per poter asserire l’identità tra il concetto  che Newman aveva della coscienza e la moderna comprensione soggettiva della  coscienza, si ama far riferimento alla sua parola secondo cui egli – nel caso  avesse dovuto fare un brindisi – avrebbe brindato prima alla coscienza e poi  al Papa. Ma in questa affermazione, &laquo;coscienza&raquo; non significa l’ultima  obbligatorietà dell’intuizione soggettiva. È espressione dell’accessibilità  e della forza vincolante della verità: in ciò si fonda il suo primato. Al Papa  può essere dedicato il secondo brindisi, perché è compito suo esigere l’obbedienza  nei confronti della verità.</p>
<p>Devo rinunciare a parlare dei viaggi così significativi a Malta, in  Portogallo e in Spagna. In essi si è reso nuovamente visibile che la fede non  è una cosa del passato, ma un incontro con il Dio che vive ed agisce adesso.  Egli ci chiama in causa e si oppone alla nostra pigrizia, ma proprio così ci  apre la strada verso la gioia vera.</p>
<p>&laquo;<em>Excita, Domine, potentiam tuam, et veni!</em>&laquo;. Siamo partiti  dall’invocazione della presenza della potenza di Dio nel nostro tempo e dall’esperienza  della sua apparente assenza. Se apriamo i nostri occhi, proprio nella  retrospettiva sull’anno che volge al termine, può rendersi visibile che la  potenza e la bontà di Dio sono presenti in maniera molteplice anche oggi. Così  tutti noi abbiamo motivo per ringraziarLo. Con il ringraziamento al Signore  rinnovo il mio ringraziamento a tutti i collaboratori. Voglia Dio donare a tutti  noi un Santo Natale ed accompagnarci con la sua bontà nel prossimo anno.</p>
<p>Affido questi voti all’intercessione della Vergine Santa, Madre del  Redentore, e a voi tutti e alla grande famiglia della Curia Romana imparto di  cuore la Benedizione Apostolica. Buon Natale!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://benedictxvi.tv/site/2010/12/20/benedict-xvi%e2%80%99s-address-to-the-roman-curia-regia-hall-at-the-vatican/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Vespers with the university students of Rome</title>
		<link>http://benedictxvi.tv/site/2010/12/16/vespers-with-the-university-students-of-rome/</link>
		<comments>http://benedictxvi.tv/site/2010/12/16/vespers-with-the-university-students-of-rome/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 16 Dec 2010 11:43:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[University]]></category>
		<category><![CDATA[vespers]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://benedictxvi.tv/site/?p=1435</guid>
		<description><![CDATA[&#171;Siate costanti, fratelli, fino alla venuta del Signore&#187; (Gc 5,7). Con queste parole l’apostolo Giacomo ci ha introdotto nel cammino di immediata preparazione al Santo Natale che, in questa Liturgia vespertina, ho la gioia di iniziare con voi, cari studenti e illustri docenti degli Atenei di Roma. A tutti rivolgo il mio saluto cordiale, in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&laquo;Siate costanti, fratelli, fino alla venuta del Signore&raquo; (<em>Gc</em> 5,7).</p>
<p>Con queste parole l’apostolo Giacomo ci ha introdotto nel cammino di  immediata preparazione al Santo Natale che, in questa Liturgia vespertina<span id="more-1435"></span>, ho la  gioia di iniziare con voi, cari studenti e illustri docenti degli Atenei di  Roma. A tutti rivolgo il mio saluto cordiale, in particolare al consistente  gruppo di coloro che si preparano a ricevere la Cresima, ed esprimo il mio vivo  apprezzamento per l’impegno che ponete nell’animazione cristiana della  cultura della nostra Città. Ringrazio il Magnifico Rettore dell’Università  di Roma Tor Vergata, Prof. Renato Lauro, per le parole augurali che a nome di  tutti voi mi ha rivolto. Uno speciale e deferente saluto rivolgo al Cardinale  Vicario e alle varie Autorità accademiche e istituzionali.</p>
<p>L’invito dell’Apostolo ci indica la strada che conduce a Betlemme  liberando il nostro cuore da ogni fermento di insofferenza e di falsa attesa,  che può sempre annidarsi in noi se dimentichiamo che Dio è già venuto, è  già operante nella nostra storia personale e comunitaria e chiede di essere  accolto. Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe si è rivelato, ha mostrato  il suo volto e ha preso dimora nella nostra carne, in Gesù, figlio di Maria &#8211;  vero Dio e vero uomo &#8211; che incontreremo nella Grotta di  Betlemme. Tornare lì, in quel luogo umile e angusto, non è un semplice  itinerario ideale: è il cammino che siamo chiamati a percorrere sperimentando  nell’oggi la vicinanza di Dio e la sua azione che rinnova e sostiene la nostra  esistenza. La pazienza e la costanza cristiana &#8211; di cui parla san Giacomo &#8211; non  sono sinonimo di apatia o di rassegnazione, ma sono virtù di chi sa che può e  deve costruire, non sulla sabbia, ma sulla roccia; virtù di chi sa rispettare i  tempi e i modi della condizione umana e, perciò, evita di offuscare le attese  più profonde dell’animo con speranze utopistiche o fugaci, che poi deludono.</p>
<p>&laquo;Guardate l’agricoltore: egli aspetta con costanza il prezioso frutto  della terra&raquo; (<em>Gc</em> 5,7). Cari amici, a noi, immersi in una società  sempre più dinamica, può suonare sorprendente questo invito che fa riferimento  al mondo rurale, ritmato dai tempi della natura. Ma il paragone scelto dall’Apostolo  ci chiama a volgere lo sguardo al vero ed unico &laquo;agricoltore&raquo;, il Dio  di Gesù Cristo, al suo mistero più profondo che si è rivelato nell’Incarnazione  del Figlio. Infatti, il Creatore di tutte le cose non è un despota che ordina e  interviene con potenza nella storia, ma piuttosto è come l’agricoltore che  semina, fa crescere e fa portare frutto. Anche l’uomo può essere, con Lui, un  buon agricoltore, che ama la storia e la costruisce in profondità, riconoscendo  e contribuendo a far crescere i semi di bene che il Signore ha donato. Andiamo  dunque anche noi verso Betlemme con lo sguardo rivolto al Dio paziente e fedele,  che sa aspettare, che sa fermarsi, che sa rispettare i tempi della nostra  esistenza. Quel Bambino che incontreremo è la manifestazione piena del mistero  dell’amore di Dio che ama donando la vita, che ama in modo disinteressato, che  ci insegna ad amare e chiede solo di essere amato.</p>
<p>&laquo;Rinfrancate i vostri cuori&raquo;. Il cammino verso la Grotta di  Betlemme è un itinerario di liberazione interiore, un’esperienza di libertà  profonda, perché ci spinge ad uscire da noi stessi e ad andare verso Dio che si  è fatto a noi vicino, che rinfranca i nostri cuori con la sua presenza e con il  suo amore gratuito, che ci precede e ci accompagna nelle nostre scelte  quotidiane, che ci parla nel segreto del cuore e nelle Sacre Scritture. Egli  vuole infondere coraggio alla nostra vita, specialmente nei momenti in cui ci  sentiamo stanchi e affaticati e abbiamo bisogno di ritrovare la serenità del  cammino e sentirci con gioia pellegrini verso l’eternità.</p>
<p>&laquo;La venuta del Signore è vicina&raquo;. E’ l’annuncio che riempie di  emozione e di stupore questa celebrazione, e che rende il nostro passo veloce e  spedito verso la Grotta. Il Bambino che troveremo, tra Maria e Giuseppe, è il <em>Logos</em>-Amore,  la Parola che può dare consistenza piena alla nostra vita. Dio ci ha aperto i  tesori del suo profondo silenzio e con la sua Parola si è comunicato a noi. A  Betlemme l&#8217;oggi perenne di Dio tocca il nostro tempo passeggero, che riceve orientamento e luce per il cammino della vita.</p>
<p>Cari amici delle Università di Roma, a voi, che percorrete il cammino  affascinante ed impegnativo della ricerca e della elaborazione culturale, il  Verbo Incarnato domanda di condividere con Lui la pazienza del  &laquo;costruire&raquo;. Costruire la propria esistenza, costruire la società,  non è opera che possa essere realizzata da menti e cuori distratti e  superficiali. Occorrono una profonda azione educativa e un continuo  discernimento, che devono coinvolgere tutta la comunità accademica, favorendo  quella sintesi tra formazione intellettuale, disciplina morale e impegno  religioso che il beato John Henry Newman aveva proposto nella sua &laquo;Idea di  Università&raquo;. Nei nostri tempi si avverte il bisogno di una nuova classe di  intellettuali capaci di interpretare le dinamiche sociali e culturali offrendo  soluzioni non astratte, ma concrete e realistiche. L’Università è chiamata a  svolgere questo ruolo insostituibile e la Chiesa se ne fa convinta e fattiva  sostenitrice. La Chiesa di Roma, in particolare, è da molti anni impegnata nel  sostenere la vocazione dell’Università e a servirla con il contributo  semplice e discreto di tanti sacerdoti che operano nelle cappellanie e nelle  realtà ecclesiali.  Vorrei esprimere il mio apprezzamento al Cardinale  Vicario e ai suoi collaboratori per il programma di pastorale universitaria che,  quest’anno, in sintonia con il progetto diocesano, è ben sintetizzato dal  tema: &laquo;<em>Ite, missa est</em>… nel cortile dei gentili&raquo;. Il saluto al  termine della celebrazione eucaristica – &laquo;<em>Ite, missa est</em>&raquo; –  invita tutti ad essere testimoni di quella carità che trasforma la vita dell’uomo  e così innesta nella società il germe della civiltà dell’amore. Il vostro  programma di offrire alla città di Roma una cultura a servizio dello sviluppo  integrale della persona umana, come ho indicato nell’Enciclica <em>Caritas in  veritate</em>, è un concreto esempio del vostro impegno a promuovere comunità  accademiche nelle quali si matura e si esercita quella che Giovanni Battista  Montini, quando era Assistente della FUCI, chiamava &laquo;la carità intellettuale&raquo;.</p>
<p>La comunità universitaria romana, con la sua ricchezza di istituzioni  statali, private, cattoliche e pontificie, è chiamata ad un compito storico  notevole: quello di superare precomprensioni e pregiudizi che talvolta  impediscono lo sviluppo di una cultura autentica. Lavorando in sinergia, in  particolare con le Facoltà teologiche, le Università romane possono indicare  che è possibile un nuovo dialogo e una nuova collaborazione tra la fede  cristiana e i diversi saperi, senza confusione e senza separazione, ma  condividendo la medesima aspirazione a servire l’uomo nella sua pienezza.  Auspico che il prossimo Simposio internazionale sul tema &laquo;L’Università e  la sfida dei saperi: verso quale futuro?&raquo;, possa costituire una  significativa tappa in questo rinnovato cammino di ricerca e di impegno. In tale  prospettiva desidero incoraggiare anche le iniziative promosse dalla Direzione  generale della Cooperazione allo sviluppo del Ministero per gli Affari Esteri,  che ha coinvolto Università di tutti i continenti, da ultimo anche quelle del  Medio Oriente, qui rappresentate da alcuni Rettori.</p>
<p>Cari giovani universitari, è risuonato in questa assemblea il ricordo della  Croce delle Giornate Mondiali della Gioventù. Al termine della celebrazione, la  delegazione universitaria africana consegnerà l’Icona di Maria <em>Sedes  Sapientiae</em> alla delegazione universitaria spagnola. Inizierà così il  pellegrinaggio di questa effigie mariana in tutte le Università di Spagna, un  segno che ci orienta verso l’incontro del prossimo mese di agosto a Madrid. E’  molto importante la presenza di giovani universitari preparati e desiderosi di  comunicare ai propri coetanei la fecondità della fede cristiana non solo in  Europa, ma in tutto il mondo. Con Maria che ci precede nel nostro cammino di  preparazione, vi do appuntamento a Madrid e confido molto sul vostro generoso e  creativo impegno. A lei, <em>Sedes Sapientiae</em>, affido l’intera comunità  universitaria romana. Con lei apprestiamoci ad incontrare il Bambino nella  Grotta di Betlemme: è il Signore che viene per noi! Amen.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://benedictxvi.tv/site/2010/12/16/vespers-with-the-university-students-of-rome/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>General audience. Santa Veronica Giuliani</title>
		<link>http://benedictxvi.tv/site/2010/12/15/general-audience-santa-veronica-giuliani/</link>
		<comments>http://benedictxvi.tv/site/2010/12/15/general-audience-santa-veronica-giuliani/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 15 Dec 2010 09:33:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[circus]]></category>
		<category><![CDATA[general audience]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://benedictxvi.tv/site/?p=1433</guid>
		<description><![CDATA[Cari fratelli e sorelle, Oggi vorrei presentare una mistica che non è dell’epoca medievale; si tratta di santa Veronica Giuliani, monaca clarissa cappuccina. Il motivo è che il 27 dicembre prossimo ricorre il 350° anniversario della Sua nascita. Città di Castello, luogo dove visse più a lungo e morì, come pure Mercatello &#8211; suo paese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari fratelli e sorelle,</p>
<p>Oggi vorrei presentare una mistica che non è dell’epoca medievale; si  tratta di santa Veronica Giuliani, monaca clarissa cappuccina<span id="more-1433"></span>. Il motivo è che  il 27 dicembre prossimo ricorre il 350° anniversario della Sua nascita. Città  di Castello, luogo dove visse più a lungo e morì, come pure Mercatello &#8211; suo  paese natale &#8211; e la diocesi di Urbino, vivono con gioia questo evento.</p>
<p>Veronica nasce appunto il 27 dicembre 1660 a Mercatello, nella valle del  Metauro, da Francesco Giuliani e Benedetta Mancini; è l’ultima di sette  sorelle, delle quali altre tre abbracceranno la vita monastica; le viene dato il  nome di Orsola. All’età di sette anni, perde la madre, e il padre si  trasferisce a Piacenza come soprintendente alle dogane del ducato di Parma. In  questa città, Orsola sente crescere in sé il desiderio di dedicare la vita a  Cristo. Il richiamo si fa sempre più pressante, tanto che, a 17 anni, entra  nella stretta clausura del monastero delle Clarisse Cappuccine di Città di  Castello, dove rimarrà per tutta la vita. Là riceve il nome di Veronica, che  significa &laquo;vera immagine&raquo;, e, in effetti, ella diventerà una vera  immagine di Cristo Crocifisso. Un anno dopo emette la solenne professione  religiosa: inizia per lei il cammino di configurazione a Cristo attraverso molte  penitenze, grandi sofferenze e alcune esperienze mistiche legate alla Passione  di Gesù: la coronazione di spine, lo sposalizio mistico, la ferita nel cuore e  le stimmate. Nel 1716, a 56 anni, diventa badessa del monastero e verrà  riconfermata in tale ruolo fino alla morte, avvenuta nel 1727, dopo una  dolorosissima agonia di 33 giorni che culmina in una gioia profonda, tanto che  le sue ultime parole furono: &laquo;Ho trovato l’Amore, l’Amore si è  lasciato vedere! Questa è la causa del mio patire. Ditelo a tutte, ditelo a  tutte!&raquo; (<em>Summarium Beatificationis</em>, 115-120). Il 9 luglio lascia la  dimora terrena per l’incontro con Dio. Ha 67 anni, cinquanta dei quali  trascorsi nel monastero di Città di Castello. Viene proclamata Santa il 26  maggio 1839 dal Papa Gregorio XVI.</p>
<p>Veronica Giuliani ha scritto molto: lettere, relazioni autobiografiche,  poesie. La fonte principale per ricostruirne il pensiero è, tuttavia, il suo <em>Diario</em>,  iniziato nel 1693: ben ventiduemila pagine manoscritte, che coprono un arco di  trentaquattro anni di vita claustrale. La scrittura fluisce spontanea e  continua, non vi sono cancellature o correzioni, né segni d’interpunzione o  distribuzione della materia in capitoli o parti secondo un disegno prestabilito.  Veronica non voleva comporre un’opera letteraria; anzi, fu obbligata a mettere  per iscritto le sue esperienze dal Padre Girolamo Bastianelli, religioso dei  Filippini, in accordo con il Vescovo diocesano Antonio Eustachi.</p>
<p>Santa Veronica ha una spiritualità marcatamente cristologico-sponsale: è l’esperienza  di essere amata da Cristo, Sposo fedele e sincero, e di voler corrispondere con  un amore sempre più coinvolto e appassionato. In lei tutto è interpretato in  chiave d’amore, e questo le infonde una profonda serenità. Ogni cosa è  vissuta in unione con Cristo, per amore suo, e con la gioia di poter dimostrare  a Lui tutto l’amore di cui è capace una creatura.</p>
<p>Il Cristo a cui Veronica è profondamente unita è quello sofferente della  passione, morte e risurrezione; è Gesù nell’atto di offrirsi al Padre per  salvarci. Da questa esperienza deriva anche l’amore intenso e sofferente per  la Chiesa, nella duplice forma della preghiera e dell’offerta<em>.</em> La Santa  vive in quest’ottica: prega, soffre, cerca la<em> </em>&laquo;povertà  santa&raquo;, come &laquo;esproprio&raquo;, perdita di sé (cfr <em>ibid.</em>,<em> </em>III,  523), proprio per essere come Cristo, che ha donato tutto se stesso.</p>
<p>In ogni pagina dei suoi scritti Veronica raccomanda qualcuno al Signore,  avvalorando le sue preghiere d’intercessione con l’offerta di se stessa in  ogni sofferenza. Il suo cuore si dilata a tutti &laquo;i bisogni di Santa  Chiesa&raquo;, vivendo con ansia il desiderio della salvezza di &laquo;tutto l’universo  mondo&raquo; (<em>ibid.</em>, III-IV, <em>passim</em>)<em>. </em>Veronica grida:  &laquo;O peccatori, o peccatrici… tutti e tutte venite al cuore di Gesù;  venite alla lavanda del suo preziosissimo sangue… Egli vi aspetta con le  braccia aperte per abbracciarvi&raquo; (<em>ibid.</em>, II, 16-17). Animata da un’ardente  carità, dona alle sorelle del monastero attenzione, comprensione, perdono;  offre le sue preghiere e i suoi sacrifici per il Papa, il suo vescovo, i  sacerdoti e per tutte le persone bisognose, comprese le anime del purgatorio.  Riassume la sua missione contemplativa in queste parole: &laquo;Noi non possiamo  andare predicando per il mondo a convertire anime, ma siamo obbligate a pregare  di continuo per tutte quelle anime che stanno in offesa di Dio…  particolarmente con le nostre sofferenze, cioè con un principio di vita  crocifissa&raquo; (<em>ibid.</em>, IV, 877). La nostra Santa concepisce questa  missione come uno &laquo;stare in mezzo&raquo; tra gli uomini e Dio, tra i  peccatori e Cristo Crocifisso.</p>
<p>Veronica vive in modo profondo la partecipazione all’amore sofferente di  Gesù, certa che il &laquo;soffrire con gioia&raquo; sia la &laquo;chiave dell’amore&raquo;  (cfr <em>ibid</em>., I, 299.417; III, 330.303.871; IV, 192). Ella evidenzia che  Gesù patisce per i peccati degli uomini, ma anche per le sofferenze che i suoi  servi fedeli avrebbero dovuto sopportare lungo i secoli, nel tempo della Chiesa,  proprio per la loro fede solida e coerente. Scrive: &laquo;L’eterno Suo Padre  Gli fece vedere e sentire in quel punto tutti i patimenti che avevano da patire  i suoi eletti, le anime Sue più care, cioè quelle che si sarebbero  approfittate del Suo Sangue e di tutti i Suoi patimenti&raquo; (<em>ibid.</em>, II,  170). Come dice di sé l’apostolo Paolo: &laquo;Ora io sono lieto nelle  sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di  Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa&raquo;<em> </em>(<em>Col</em> 1,24). Veronica arriva a chiedere a Gesù di essere crocifissa con Lui: &laquo;In  un istante – scrive -, io vidi uscire dalle Sue santissime piaghe cinque raggi  risplendenti; e tutti vennero alla volta mia. Ed io vedevo questi raggi divenire  come piccole fiamme. In quattro vi erano i chiodi; ed in una vi era la lancia,  come d’oro, tutta infuocata: e mi passò il cuore, da banda a banda… e i  chiodi passarono le mani e i piedi. Io sentii gran dolore; ma, nello stesso  dolore, mi vedevo, mi sentivo tutta trasformata in Dio&raquo; (<em>Diario</em>, I,  897).</p>
<p><em> </em></p>
<p>La Santa è convinta di partecipare già al Regno di Dio, ma  contemporaneamente invoca tutti i Santi della Patria beata perché le vengano in  aiuto nel cammino terreno della sua donazione, in attesa della beatitudine  eterna; è questa la costante aspirazione della sua vita (cfr <em>ibid.</em>, II,  909; V, 246). Rispetto alla predicazione dell’epoca, incentrata non raramente  sul &laquo;salvarsi l’anima&raquo; in termini individuali, Veronica mostra un  forte senso &laquo;solidale&raquo;, di comunione con tutti i fratelli e le sorelle  in cammino verso il Cielo, e vive, prega, soffre per tutti. Le cose penultime,  terrene, invece, pur apprezzate in senso francescano come dono del Creatore,  risultano sempre relative, del tutto subordinate al &laquo;gusto&raquo; di Dio e  sotto il segno d’una povertà radicale. Nella <em>communio sanctorum</em>, ella  chiarisce la sua donazione ecclesiale, nonché il rapporto tra la Chiesa  peregrinante e la Chiesa celeste. &laquo;I Santi tutti &#8211; scrive &#8211; sono colassù  mediante i meriti e la passione di Gesù; ma a tutto quello che ha fatto Nostro  Signore, essi hanno cooperato, in modo che la loro vita è stata tutta ordinata,  regolata dalle medesime opere (sue)&raquo; (<em>ibid.</em>, III, 203).</p>
<p>Negli scritti di Veronica troviamo molte citazioni bibliche, a volte in modo  indiretto, ma sempre puntuale: ella rivela familiarità col Testo sacro, del  quale si nutre la sua esperienza spirituale. Va rilevato, inoltre, che i momenti  forti dell’esperienza mistica di Veronica non sono mai separati dagli eventi  salvifici celebrati nella liturgia, dove ha un posto particolare la  proclamazione e l’ascolto della Parola di Dio. La Sacra Scrittura, dunque,  illumina, purifica, conferma l’esperienza di Veronica, rendendola ecclesiale.  D’altra parte, però, proprio la sua esperienza, ancorata alla Sacra Scrittura  con una intensità non comune, guida ad una lettura più profonda e  &laquo;spirituale&raquo; dello stesso Testo, entra nella profondità nascosta del  testo. Ella non solo si esprime con le parole della Sacra Scrittura, ma  realmente anche vive di queste parole, diventano vita in lei.</p>
<p>Ad esempio, la nostra Santa cita spesso l’espressione dell’apostolo  Paolo: &laquo;Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?&raquo; (<em>Rm</em> 8,31;  cfr <em>Diario</em>, I, 714; II, 116.1021; III, 48). In lei, l’assimilazione di  questo testo paolino, questa sua fiducia grande e gioia profonda, diventa un  fatto compiuto nella sua stessa persona: &laquo;L’anima mia – scrive &#8211; è  stata legata colla divina volontà ed io mi sono stabilita davvero e fermata per  sempre nella volontà di Dio. Parevami che mai più avessi da scostarmi da  questo volere di Dio e tornai in me con queste precise parole: niente mi potrà  separare dalla volontà di Dio, né angustie, né pene, né travagli, né  disprezzi, né tentazioni, né creature, né demoni, né oscurità, e nemmeno la  medesima morte, perché, in vita e in morte, voglio tutto, e in tutto, il volere  di Dio&raquo; (<em>Diario</em>, IV, 272). Così siamo anche nella certezza che la  morte non è l’ultima parola, siamo <em>fissati</em> nella volontà di Dio e  così, realmente, nella vita per sempre.</p>
<p>Veronica si rivela, in particolare, una testimone coraggiosa della bellezza e  della potenza dell’Amore divino, che la attira, la pervade, la infuoca. È l’Amore  crocifisso che si è impresso nella sua carne, come in quella di san Francesco d’Assisi,  con le stimmate di Gesù. &laquo;Mia sposa &#8211; mi sussurra il Cristo crocifisso &#8211;  mi sono care le penitenze che fai per coloro che sono in mia disgrazia … Poi,  staccando un braccio dalla croce, mi fece cenno che mi accostassi al Suo costato  &#8230; E mi trovai tra le braccia del Crocifisso. Quello che provai in quel punto  non posso raccontarlo: avrei voluto star sempre nel Suo santissimo costato&raquo;  (<em>ibid.</em>, I, 37). E’ anche un’immagine del suo cammino spirituale,  della sua vita interiore: stare nell’abbraccio del Crocifisso e così stare  nell’amore di Cristo per gli altri. Anche con la Vergine Maria Veronica vive  una relazione di profonda intimità, testimoniata dalle parole che si sente dire  un giorno dalla Madonna e che riporta nel suo <em>Diario</em>: &laquo;Io ti feci  riposare nel mio seno, avesti l’unione con l’anima mia, e da essa fosti come  in volo portata davanti a Dio&raquo; (IV, 901)<em>.</em></p>
<p>Santa Veronica Giuliani ci invita a far crescere, nella nostra vita  cristiana, l’unione con il Signore nell’essere per gli altri, abbandonandoci  alla sua volontà con fiducia completa e totale, e l’unione con la Chiesa,  Sposa di Cristo; ci invita a partecipare all’amore sofferente di Gesù  Crocifisso per la salvezza di tutti i peccatori; ci invita a tenere lo sguardo  fisso al Paradiso, meta del nostro cammino terreno, dove vivremo assieme a tanti  fratelli e sorelle la gioia della comunione piena con Dio; ci invita a nutrirci  quotidianamente della Parola di Dio per riscaldare il nostro cuore e orientare  la nostra vita. Le ultime parole della Santa possono considerarsi la sintesi  della sua appassionata esperienza mistica: &laquo;<em>Ho trovato l’Amore, l’Amore  si è lasciato vedere!</em>&laquo;. Grazie.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://benedictxvi.tv/site/2010/12/15/general-audience-santa-veronica-giuliani/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Pastoral Visit to the Roman Parish of St. Maximilian Kolbe. Mass</title>
		<link>http://benedictxvi.tv/site/2010/12/12/pastoral-visit-to-the-roman-parish-of-st-maximilian-kolbe-mass/</link>
		<comments>http://benedictxvi.tv/site/2010/12/12/pastoral-visit-to-the-roman-parish-of-st-maximilian-kolbe-mass/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 12 Dec 2010 17:05:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[mass]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://benedictxvi.tv/site/?p=1427</guid>
		<description><![CDATA[Cari fratelli e sorelle della Parrocchia di San Massimiliano Kolbe! Vivete con impegno il cammino personale e comunitario nel seguire il Signore. L’Avvento è un forte invito per tutti a lasciare entrare sempre di più Dio nella nostra vita, nelle nostre case, nei nostri quartieri, nelle nostre comunità, per avere una luce in mezzo alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari fratelli e sorelle della Parrocchia di San Massimiliano Kolbe! Vivete  con impegno il cammino personale e comunitario nel seguire il Signore<span id="more-1427"></span>. L’Avvento  è un forte invito per tutti a lasciare entrare sempre di più Dio nella nostra  vita, nelle nostre case, nei nostri quartieri, nelle nostre comunità, per avere  una luce in mezzo alle tante ombre, alle tante fatiche di ogni giorno. Cari  amici! Sono molto contento di essere in mezzo a voi, oggi, per celebrare il  Giorno del Signore, la terza domenica dell’Avvento, domenica della gioia.  Saluto cordialmente il Cardinale Vicario, il Vescovo Ausiliare del Settore, il  vostro Parroco, che ringrazio per le parole che mi ha rivolto a nome di tutti  voi, e il Vicario parrocchiale. Saluto quanti sono attivi nell’ambito della  Parrocchia: i catechisti, i membri dei vari gruppi, come pure i numerosi  aderenti al Cammino Neocatecumenale. Apprezzo molto la scelta di dare spazio all’adorazione  eucaristica, e vi ringrazio delle preghiere che mi riservate davanti al  Santissimo Sacramento. Vorrei estendere il mio pensiero a tutti gli abitanti del  quartiere, specialmente agli anziani, ai malati, alle persone sole e in  difficoltà. Tutti e ciascuno ricordo in questa Messa.</p>
<p>Ammiro insieme con voi questa nuova chiesa e gli edifici parrocchiali e con  la mia presenza desidero incoraggiarvi a realizzare sempre meglio quella Chiesa  di pietre vive che siete voi stessi. Conosco le tante e significative opere di  evangelizzazione che state attuando. Esorto tutti i fedeli a dare il proprio  contributo per l’edificazione della comunità, in particolare nel campo della  catechesi, della liturgia e della carità – pilastri della vita cristiana –  in comunione con tutta la Diocesi di Roma. Nessuna comunità può vivere come  una cellula isolata dal contesto diocesano; deve essere invece espressione viva  della bellezza della Chiesa che, sotto la guida del Vescovo – e, nella  Parrocchia, sotto la guida del Parroco che ne fa le veci –, cammina in  comunione verso il Regno di Dio. Rivolgo uno speciale pensiero alle famiglie,  accompagnandolo con l’augurio che esse possano pienamente realizzare la  propria vocazione all’amore con generosità e perseveranza. Anche quando  dovessero presentarsi difficoltà nella vita coniugale e nel rapporto con i  figli, gli sposi non cessino mai di rimanere fedeli a quel fondamentale  &laquo;sì&raquo; che hanno pronunciato davanti a Dio e vicendevolmente nel giorno  del matrimonio, ricordando che la fedeltà alla propria vocazione esige  coraggio, generosità e sacrificio.</p>
<p>La vostra comunità comprende al proprio interno molte famiglie venute dall’Italia  centrale e meridionale in cerca di lavoro e di migliori condizioni di vita. Col  passare del tempo, la comunità è cresciuta e si è in parte trasformata, con l’arrivo  di numerose persone dai Paesi dell’Est europeo e da altri Paesi. Proprio a  partire da questa situazione concreta della Parrocchia, sforzatevi di crescere  sempre più nella comunione con tutti: è importante creare occasioni di dialogo  e favorire la reciproca comprensione tra persone provenienti da culture, modelli  di vita e condizioni sociali differenti. Ma occorre soprattutto cercare di  coinvolgerle nella vita cristiana, mediante una pastorale attenta ai reali  bisogni di ciascuno. Qui, come in ogni Parrocchia, occorre partire dai  &laquo;vicini&raquo; per giungere fino ai &laquo;lontani&raquo;, per portare una  presenza evangelica negli ambienti di vita e di lavoro. Tutti devono poter  trovare in Parrocchia cammini adeguati di formazione e fare esperienza di quella  dimensione comunitaria che è una caratteristica fondamentale della vita  cristiana. In tal modo saranno incoraggiati a riscoprire la bellezza di seguire  Cristo e di fare parte della sua Chiesa.</p>
<p>Sappiate, dunque, fare comunità con tutti, uniti nell’ascolto della Parola  di Dio e nella celebrazione dei Sacramenti, in particolare dell’Eucaristia. A  questo proposito, la verifica pastorale diocesana in atto, sul tema  &laquo;Eucaristia domenicale e testimonianza della carità&raquo;, è un’occasione  propizia per approfondire e vivere meglio queste due componenti fondamentali  della vita e della missione della Chiesa e di ogni singolo credente, cioè l’Eucaristia  della domenica e la pratica della carità. Riuniti attorno all’Eucaristia,  sentiamo più facilmente come la missione di ogni comunità cristiana sia quella  di portare il messaggio dell’amore di Dio a tutti gli uomini. Ecco perché è  importante che l’Eucaristia sia sempre il cuore della vita dei fedeli. Vorrei  anche dirigere una speciale parola di affetto e di amicizia a voi, cari ragazzi  e giovani che mi ascoltate, e ai vostri coetanei che vivono in questa  Parrocchia. La Chiesa si aspetta molto da voi, dal vostro entusiasmo, dalla  vostra capacità di guardare avanti e dal vostro desiderio di radicalità nelle  scelte di vita. Sentitevi veri protagonisti nella Parrocchia, mettendo le vostre  fresche energie e tutta la vostra vita a servizio di Dio e dei fratelli.</p>
<p>Cari fratelli e sorelle, accanto all’invito alla gioia, la liturgia odierna  – con le parole di san Giacomo che abbiamo sentito &#8211; ci rivolge anche quello  ad essere costanti e pazienti nell’attesa del Signore che viene, e ad esserlo  insieme, come comunità, evitando lamentele e giudizi (cfr <em>Gc </em>5,7-10).</p>
<p>Abbiamo sentito nel Vangelo la domanda del Battista che si trova in carcere;  il Battista, che aveva annunciato la venuta del Giudice che cambia il mondo, e  adesso sente che il mondo rimane lo stesso. Fa chiedere, quindi, a Gesù:  &laquo;Sei tu quello che deve venire? O dobbiamo aspettare un altro? Sei tu o  dobbiamo aspettare un altro?&raquo;. Negli ultimi due, tre secoli molti hanno  chiesto: &laquo;Ma realmente sei tu? O il mondo deve essere cambiato in modo più  radicale? Tu non lo fai?&raquo;. E sono venuti tanti profeti, ideologi e  dittatori, che hanno detto: &laquo;Non è lui! Non ha cambiato il mondo! Siamo  noi!&raquo;. Ed hanno creato i loro imperi, le loro dittature, il loro  totalitarismo che avrebbe cambiato il mondo. E lo ha cambiato, ma in modo  distruttivo. Oggi sappiamo che di queste grandi promesse non è rimasto che un  grande vuoto e grande distruzione. Non erano loro.</p>
<p>E così dobbiamo di nuovo vedere Cristo e chiedere a Cristo: &laquo;Sei  tu?&raquo;. Il Signore, nel modo silenzioso che gli è proprio, risponde:  &laquo;Vedete cosa ho fatto io. Non ho fatto una rivoluzione cruenta, non ho  cambiato con forza il mondo, ma ho acceso tante luci che formano, nel frattempo,  una grande strada di luce nei millenni&raquo;.</p>
<p>Cominciamo qui, nella nostra Parrocchia: San Massimiliano Kolbe, che si offre  di morire di fame per salvare un padre di famiglia. Che grande luce è divenuto  lui! Quanta luce è venuta da questa figura ed ha incoraggiato altri a donarsi,  ad essere vicini ai sofferenti, agli oppressi! Pensiamo al padre che era per i  lebbrosi Damiano de Veuster, il quale è vissuto ed è morto <em>con</em> e <em>per</em> i lebbrosi, e così ha portato luce in questa comunità. Pensiamo a Madre  Teresa, che ha dato tanta luce a persone, che, dopo una vita senza luce, sono  morte con un sorriso, perché erano toccate dalla luce dell’amore di Dio.</p>
<p>E così potremmo continuare e vedremmo, come il Signore ha detto nella  risposta a Giovanni, che non è la violenta rivoluzione del mondo, non sono le  grandi promesse che cambiano il mondo, ma è la silenziosa luce della verità,  della bontà di Dio che è il segno della Sua presenza e ci dà la certezza che  siamo amati fino in fondo e che non siamo dimenticati, non siamo un prodotto del  caso, ma di una volontà di amore.</p>
<p>Così possiamo vivere, possiamo sentire la vicinanza di Dio. &laquo;Dio è  vicino&raquo;, dice la Prima Lettura di oggi, è vicino, ma noi siamo spesso  lontani. Avviciniamoci, andiamo alla presenza della Sua luce, preghiamo il  Signore e nel contatto della preghiera diventiamo noi stessi luce per gli altri.</p>
<p>E questo è proprio anche il senso della Chiesa parrocchiale: entrare qui,  entrare in colloquio, in contatto con Gesù, con il Figlio di Dio, così che noi  stessi diventiamo una delle più piccole luci che Lui ha acceso e portiamo luce  nel mondo che sente di essere redento.</p>
<p>Il nostro spirito deve aprirsi a questo invito e così camminiamo con gioia  incontro al Natale, imitando la Vergine Maria, che ha atteso nella preghiera,  con intima e gioiosa trepidazione, la nascita del Redentore. Amen!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://benedictxvi.tv/site/2010/12/12/pastoral-visit-to-the-roman-parish-of-st-maximilian-kolbe-mass/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Solemnity of the Immaculate Conception. Act of Veneration to Mary. Spanish Steps</title>
		<link>http://benedictxvi.tv/site/2010/12/08/solemnity-of-the-immaculate-conception-act-of-veneration-to-mary-spanish-steps/</link>
		<comments>http://benedictxvi.tv/site/2010/12/08/solemnity-of-the-immaculate-conception-act-of-veneration-to-mary-spanish-steps/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 Dec 2010 17:02:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[prayer]]></category>
		<category><![CDATA[veneration to Mary]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://benedictxvi.tv/site/?p=1423</guid>
		<description><![CDATA[Cari fratelli e sorelle! Anche quest’anno ci siamo dati appuntamento qui, in Piazza di Spagna, per rendere omaggio alla Vergine Immacolata, in occasione della sua festa solenne. A tutti voi, che siete venuti numerosi, come pure a quanti partecipano mediante la radio e la televisione, rivolgo il mio saluto cordiale. Siamo raccolti intorno a questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari fratelli e sorelle!</p>
<p>Anche quest’anno ci siamo dati appuntamento qui, in Piazza di Spagna, per  rendere omaggio alla Vergine Immacolata, in occasione della sua festa solenne<span id="more-1423"></span>. A  tutti voi, che siete venuti numerosi, come pure a quanti partecipano mediante la  radio e la televisione, rivolgo il mio saluto cordiale. Siamo raccolti intorno a  questo storico monumento, che oggi è tutto circondato da fiori, segno dell’amore  e della devozione del popolo romano per la Madre di Gesù. E il dono più bello,  e a Lei più gradito, che noi offriamo è la nostra preghiera, quella che  portiamo nel cuore e che affidiamo alla sua intercessione. Sono invocazioni di  ringraziamento e di supplica: ringraziamento per il dono della fede e per tutto  il bene che quotidianamente riceviamo da Dio; e supplica per le diverse  necessità, per la famiglia, la salute, il lavoro, per ogni difficoltà che la  vita ci fa incontrare.</p>
<p>Ma quando noi veniamo qui, specialmente in questa ricorrenza dell’8  dicembre, è molto più importante quello che riceviamo da Maria, rispetto a  ciò che le offriamo. Lei, infatti, ci dona un messaggio destinato a ciascuno di  noi, alla città di Roma e al mondo intero. Anch’io, che sono il Vescovo di  questa Città, vengo per mettermi in ascolto, non solo per me, ma per tutti. E  che cosa ci dice Maria? Lei ci parla con la Parola di Dio, che si è fatta carne  nel suo grembo. Il suo &laquo;messaggio&raquo; non è altro che Gesù, Lui che è  tutta la sua vita. E’ grazie a Lui e per Lui che lei è l’Immacolata. E come  il Figlio di Dio si è fatto uomo per noi, così anche lei, la Madre, è stata  preservata dal peccato per noi, per tutti, quale anticipo della salvezza di Dio  per ogni uomo. Così Maria ci dice che siamo tutti chiamati ad aprirci all’azione  dello Spirito Santo per poter giungere, nel nostro destino finale, ad essere  immacolati, pienamente e definitivamente liberi dal male. Ce lo dice con la sua  stessa santità, con uno sguardo pieno di speranza e di compassione, che evoca  parole come queste: &laquo;Non temere, figlio, Dio ti vuole bene; ti ama  personalmente; ti ha pensato prima che tu venissi al mondo e ti ha chiamato all’esistenza  per ricolmarti di amore e di vita; e per questo ti è venuto incontro, si è  fatto come te, è diventato Gesù, Dio-Uomo, in tutto simile a te, ma senza il  peccato; ha dato se stesso per te, fino a morire sulla croce, e così ti ha  donato una vita nuova, libera, santa e immacolata&raquo; (cfr <em>Ef</em> 1,3-5).</p>
<p>Questo messaggio ci dona Maria, e quando vengo qui, in questa Festa, mi  colpisce, perché lo sento rivolto a tutta la Città, a tutti gli uomini e le  donne che vivono a Roma: anche a chi non ci pensa, a chi oggi non ricorda  neppure che è la Festa dell’Immacolata; a chi si sente solo e abbandonato. Lo  sguardo di Maria è lo sguardo di Dio su ciascuno. Lei ci guarda con l’amore  stesso del Padre e ci benedice. Si comporta come nostra &laquo;avvocata&raquo; –  e così la invochiamo nella <em>Salve, Regina</em>: &laquo;<em>Advocata nostra</em>&laquo;.  Anche se tutti parlassero male di noi, lei, la Madre, direbbe bene, perché il  suo cuore immacolato è sintonizzato con la misericordia di Dio. Così lei vede  la Città: non come un agglomerato anonimo, ma come una costellazione dove Dio  conosce tutti personalmente per nome, ad uno ad uno, e ci chiama a risplendere  della sua luce. E quelli che agli occhi del mondo sono i primi, per Dio sono gli  ultimi; quelli che sono piccoli, per Dio sono grandi. La Madre guarda noi come  Dio ha guardato lei, umile fanciulla di Nazareth, insignificante agli occhi del  mondo, ma scelta e preziosa per Dio. Riconosce in ciascuno la somiglianza con il  suo Figlio Gesù, anche se noi siamo così differenti! Ma chi più di lei  conosce la potenza della Grazia divina? Chi meglio di lei sa che nulla è  impossibile a Dio, capace addirittura di trarre il bene dal male?</p>
<p>Ecco, cari fratelli e sorelle, il messaggio che riceviamo qui, ai piedi di  Maria Immacolata. E’ un messaggio di fiducia per ogni persona di questa Città  e del mondo intero. Un messaggio di speranza non fatto di parole, ma della sua  stessa storia: lei, una donna della nostra stirpe, che ha dato alla luce il  Figlio di Dio e ha condiviso tutta la propria esistenza con Lui! E oggi ci dice:  questo è anche il tuo destino, il vostro, il destino di tutti: essere santi  come il nostro Padre, essere immacolati come il nostro Fratello Gesù Cristo,  essere figli amati, tutti adottati per formare una grande famiglia, senza  confini di nazionalità, di colore, di lingua, perché uno solo è Dio, Padre di  ogni uomo.</p>
<p>Grazie, o Madre Immacolata, di essere sempre con noi! Veglia sempre sulla  nostra Città: conforta i malati, incoraggia i giovani, sostieni le famiglie.  Infondi la forza per rigettare il male, in ogni sua forma, e di scegliere il  bene, anche quando costa e comporta l’andare contro-corrente. Donaci la gioia  di sentirci amati da Dio, benedetti da Lui, predestinati ad essere suoi figli.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://benedictxvi.tv/site/2010/12/08/solemnity-of-the-immaculate-conception-act-of-veneration-to-mary-spanish-steps/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>1st Sunday of Advent. First Vespers</title>
		<link>http://benedictxvi.tv/site/2010/11/27/1st-sunday-of-advent-first-vespers/</link>
		<comments>http://benedictxvi.tv/site/2010/11/27/1st-sunday-of-advent-first-vespers/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 27 Nov 2010 23:34:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[vespers]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://benedictxvi.tv/site/?p=1419</guid>
		<description><![CDATA[Cari fratelli e sorelle, con questa celebrazione vespertina, il Signore ci dona la grazia e la gioia di aprire il nuovo Anno Liturgico iniziando dalla sua prima tappa: l’Avvento, il periodo che fa memoria della venuta di Dio fra noi. Ogni inizio porta con sé una grazia particolare, perché benedetto dal Signore. In questo Avvento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari fratelli e sorelle,</p>
<p>con questa celebrazione vespertina, il Signore ci dona la grazia e la gioia  di aprire il nuovo Anno Liturgico iniziando dalla sua prima tappa: l’Avvento,  il periodo che fa memoria della venuta di Dio fra noi<span id="more-1419"></span>. Ogni inizio porta con sé  una grazia particolare, perché benedetto dal Signore. In questo Avvento ci  sarà dato, ancora una volta, di fare esperienza della vicinanza di Colui che ha  creato il mondo, che orienta la storia e che si è preso cura di noi giungendo  fino al culmine della sua condiscendenza con il farsi uomo. Proprio il mistero  grande e affascinante del Dio con noi, anzi del Dio che si fa uno di noi, è  quanto celebreremo nelle prossime settimane camminando verso il santo Natale.  Durante il tempo di Avvento sentiremo la Chiesa che ci prende per mano e, ad  immagine di Maria Santissima, esprime la sua maternità facendoci sperimentare l’attesa  gioiosa della venuta del Signore, che tutti ci abbraccia nel suo amore che salva  e consola. Mentre i nostri cuori si protendono verso la celebrazione annuale  della nascita di Cristo, la liturgia della Chiesa orienta il nostro sguardo alla  meta definitiva: l’incontro con il Signore che verrà nello splendore della  gloria. Per questo noi che, in ogni Eucaristia, &laquo;annunciamo la sua morte,  proclamiamo la sua risurrezione nell’attesa della sua venuta&raquo;, vigiliamo  in preghiera. La liturgia non si stanca di incoraggiarci e di sostenerci,  ponendo sulle nostre labbra, nei giorni di Avvento, il grido con il quale si  chiude l’intera Sacra Scrittura, nell’ultima pagina dell’Apocalisse di san  Giovanni: &laquo;Vieni, Signore Gesù!&raquo; (22,20).</p>
<p>Cari fratelli e sorelle, il nostro radunarci questa sera per iniziare il  cammino di Avvento si arricchisce di un altro importante motivo: con tutta la  Chiesa, vogliamo celebrare solennemente una veglia di preghiera per la vita  nascente. Desidero esprimere il mio ringraziamento a tutti coloro che hanno  aderito a questo invito e a quanti si dedicano in modo specifico ad accogliere e  custodire la vita umana nelle diverse situazioni di fragilità, in particolare  ai suoi inizi e nei suoi primi passi. Proprio l’inizio dell’Anno Liturgico  ci fa vivere nuovamente l’attesa di Dio che si fa carne nel grembo della  Vergine Maria, di Dio che si fa piccolo, diventa bambino; ci parla della venuta  di un Dio vicino, che ha voluto ripercorrere la vita dell’uomo, fin dagli  inizi, e questo per salvarla totalmente, in pienezza. E così il mistero dell’Incarnazione  del Signore e l’inizio della vita umana sono intimamente e armonicamente  connessi tra loro entro l’unico disegno salvifico di Dio, Signore della vita  di tutti e di ciascuno. L’Incarnazione ci rivela con intensa luce e in modo  sorprendente che ogni vita umana ha una dignità altissima, incomparabile.</p>
<p>L’uomo presenta un’originalità inconfondibile rispetto a tutti gli altri  esseri viventi che popolano la terra. Si presenta come soggetto unico e  singolare, dotato di intelligenza e volontà libera, oltre che composto di  realtà materiale. Vive simultaneamente e inscindibilmente nella dimensione  spirituale e nella dimensione corporea. Lo suggerisce anche il testo della <em>Prima  Lettera ai Tessalonicesi</em> che è stato proclamato: &laquo;Il Dio della pace  – scrive san Paolo – vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona,  spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore  nostro Gesù Cristo&raquo; (5,23). Siamo dunque spirito, anima e corpo. Siamo  parte di questo mondo, legati alle possibilità e ai limiti della condizione  materiale; nello stesso tempo siamo aperti su un orizzonte infinito, capaci di  dialogare con Dio e di accoglierlo in noi. Operiamo nelle realtà terrene e  attraverso di esse possiamo percepire la presenza di Dio e tendere a Lui,  verità, bontà e bellezza assoluta. Assaporiamo frammenti di vita e di  felicità e aneliamo alla pienezza totale.</p>
<p>Dio ci ama in modo profondo, totale, senza distinzioni; ci chiama all’amicizia  con Lui; ci rende partecipi di una realtà al di sopra di ogni immaginazione e  di ogni pensiero e parola: la sua stessa vita divina. Con commozione e  gratitudine prendiamo coscienza del valore, della dignità incomparabile di ogni  persona umana e della grande responsabilità che abbiamo verso tutti.  &laquo;Cristo, che è il nuovo Adamo – afferma il Concilio Vaticano II –  proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore, svela anche pienamente l’uomo  a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione &#8230; Con la sua  incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo&raquo;  (Cost. <em>Gaudium et spes</em>, 22).</p>
<p>Credere in Gesù Cristo comporta anche avere uno sguardo nuovo sull’uomo,  uno sguardo di fiducia, di speranza. Del resto l’esperienza stessa e la retta  ragione attestano che l’essere umano è un soggetto capace di intendere e di  volere, autocosciente e libero, irripetibile e insostituibile, vertice di tutte  le realtà terrene, che esige di essere riconosciuto come valore in se stesso e  merita di essere accolto sempre con rispetto e amore. Egli ha il diritto di non  essere trattato come un oggetto da possedere o come una cosa che si può  manipolare a piacimento, di non essere ridotto a puro strumento a vantaggio di  altri e dei loro interessi. La persona è un bene in se stessa e occorre cercare  sempre il suo sviluppo integrale. L’amore verso tutti, poi, se è sincero,  tende spontaneamente a diventare attenzione preferenziale per i più deboli e i  più poveri. Su questa linea si colloca la sollecitudine della Chiesa per la  vita nascente, la più fragile, la più minacciata dall’egoismo degli adulti e  dall’oscuramento delle coscienze. La Chiesa continuamente ribadisce quanto ha  dichiarato il Concilio Vaticano II contro l’aborto e ogni violazione della  vita nascente:<em> </em>&laquo;La vita, una volta concepita, deve essere protetta  con la massima cura&raquo; (<em>ibid.</em>, n. 51).</p>
<p>Ci sono tendenze culturali che cercano di anestetizzare le coscienze con  motivazioni pretestuose. Riguardo all’embrione nel grembo materno, la scienza  stessa ne mette in evidenza l’autonomia capace d’interazione con la madre,  il coordinamento dei processi biologici, la continuità dello sviluppo, la  crescente complessità dell’organismo. Non si tratta di un cumulo di materiale  biologico, ma di un nuovo essere vivente, dinamico e meravigliosamente ordinato,  un nuovo individuo della specie umana. Così è stato Gesù nel grembo di Maria;  così è stato per ognuno di noi, nel grembo della madre. Con l’antico autore  cristiano Tertulliano possiamo affermare: &laquo;E’ già un uomo colui che lo  sarà&raquo; (<em>Apologetico</em>, IX, 8); non c’è alcuna ragione per non  considerarlo persona fin dal concepimento.</p>
<p>Purtroppo, anche dopo la nascita, la vita dei bambini continua ad essere  esposta all’abbandono, alla fame, alla miseria, alla malattia, agli abusi,  alla violenza, allo sfruttamento. Le molteplici violazioni dei loro diritti che  si commettono nel mondo feriscono dolorosamente la coscienza di ogni uomo di  buona volontà. Davanti al triste panorama delle ingiustizie commesse contro la  vita dell’uomo, prima e dopo la nascita, faccio mio l’appassionato appello  del Papa Giovanni Paolo II alla responsabilità di tutti e di ciascuno:  &laquo;Rispetta, difendi, ama e servi la vita, ogni vita umana! Solo su questa  strada troverai giustizia, sviluppo, libertà vera, pace e felicità&raquo; (Enc.  <em>Evangelium vitae</em>, 5). Esorto i protagonisti della politica, dell’economia  e della comunicazione sociale a fare quanto è nelle loro possibilità, per  promuovere una cultura sempre rispettosa della vita umana, per procurare  condizioni favorevoli e reti di sostegno all’accoglienza e allo sviluppo di  essa.</p>
<p>Alla Vergine Maria, che ha accolto il Figlio di Dio fatto uomo con la sua  fede, con il suo grembo materno, con la cura premurosa, con l’accompagnamento  solidale e vibrante di amore, affidiamo la preghiera e l’impegno a favore  della vita nascente. Lo facciamo nella liturgia &#8211; che è il luogo dove viviamo  la verità e dove la verità vive con noi &#8211; adorando la divina Eucaristia, in  cui contempliamo il Corpo di Cristo, quel Corpo che prese carne da Maria per  opera dello Spirito Santo, e da lei nacque a Betlemme, per la nostra salvezza. <em>Ave,  verum Corpus, natum de Maria Virgine!</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://benedictxvi.tv/site/2010/11/27/1st-sunday-of-advent-first-vespers/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Holy Mass and Conferral of the Cardinal&#8217;s Ring</title>
		<link>http://benedictxvi.tv/site/2010/11/22/holy-mass-and-conferral-of-the-cardinals-ring/</link>
		<comments>http://benedictxvi.tv/site/2010/11/22/holy-mass-and-conferral-of-the-cardinals-ring/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 22 Nov 2010 12:48:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[latin mass]]></category>
		<category><![CDATA[mass]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://benedictxvi.tv/site/?p=1414</guid>
		<description><![CDATA[Signori Cardinali, venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio, cari fratelli e sorelle! Nella solennità di Cristo Re dell’universo, abbiamo la gioia di radunarci intorno all’Altare del Signore insieme con i 24 nuovi Cardinali, che ieri ho aggregato al Collegio Cardinalizio. Ad essi, innanzitutto, rivolgo il mio cordiale saluto, che estendo agli altri Porporati e a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Signori Cardinali,<br />
venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,<br />
cari fratelli e sorelle!</p>
<p>Nella solennità di Cristo Re dell’universo<span id="more-1414"></span>, abbiamo la gioia di radunarci  intorno all’Altare del Signore insieme con i 24 nuovi Cardinali, che ieri ho  aggregato al Collegio Cardinalizio. Ad essi, innanzitutto, rivolgo il mio  cordiale saluto, che estendo agli altri Porporati e a tutti i Presuli presenti;  come pure alle distinte Autorità, ai Signori Ambasciatori, ai sacerdoti, ai  religiosi e a tutti i fedeli, venuti da varie parti del mondo per questa lieta  circostanza, che riveste uno spiccato carattere di universalità.</p>
<p>Molti di voi avranno notato che anche il precedente Concistoro Pubblico per  la creazione dei Cardinali, tenutosi nel novembre 2007, fu celebrato alla  vigilia della solennità di Cristo Re. Sono passati tre anni e, quindi, secondo  il ciclo liturgico domenicale, la Parola di Dio ci viene incontro attraverso le  medesime Letture bibliche, proprie di questa importante festività. Essa si  colloca nell’ultima domenica dell’anno liturgico e ci presenta, al termine  dell’itinerario della fede, il volto regale di Cristo, come il <em>Pantocrator</em> nell’abside di un’antica basilica. Questa coincidenza ci invita a meditare  profondamente sul ministero del Vescovo di Roma e su quello, ad esso legato, dei  Cardinali, alla luce della singolare Regalità di Gesù, nostro Signore.</p>
<p>Il primo servizio del Successore di Pietro è quello della fede. Nel Nuovo  Testamento, Pietro diviene &laquo;pietra&raquo; della Chiesa in quanto portatore  del Credo: il &laquo;noi&raquo; della Chiesa inizia col nome di colui che ha  professato per primo la fede in Cristo, inizia con la <em>sua</em> fede; una fede  dapprima acerba e ancora &laquo;troppo umana&raquo;, ma poi, dopo la Pasqua,  matura e capace di seguire Cristo fino al dono di sé; matura nel credere che  Gesù è veramente il Re; che lo è proprio perché è <em>rimasto</em> sulla  Croce, e <em>in quel modo</em> ha dato la vita per i peccatori. Nel Vangelo si  vede che tutti chiedono a Gesù di scendere dalla croce. Lo deridono, ma è  anche un modo per discolparsi, come dire: non è colpa nostra se tu sei lì  sulla croce; è solo colpa tua, perché se tu fossi veramente il Figlio di Dio,  il Re dei Giudei, tu non staresti lì, ma ti salveresti scendendo da quel  patibolo infame. Dunque, se rimani lì, vuol dire che tu hai torto e noi abbiamo  ragione. Il dramma che si svolge sotto la croce di Gesù è un dramma  universale; riguarda tutti gli uomini di fronte a Dio che si rivela per quello  che è, cioè Amore. In Gesù crocifisso la divinità è sfigurata, spogliata di  ogni gloria visibile, ma è presente e reale. Solo la fede sa riconoscerla: la  fede di Maria, che unisce nel suo cuore anche questa ultima tessera del mosaico  della vita del suo Figlio; Ella non vede ancora il tutto, ma continua a  confidare in Dio, ripetendo ancora una volta con lo stesso abbandono &laquo;Ecco  la serva del Signore&raquo; (<em>Lc</em> 1,38). E poi c’è la fede del buon  ladrone: una fede appena abbozzata, ma sufficiente ad assicurargli la salvezza:  &laquo;Oggi con me sarai nel paradiso&raquo;. Decisivo è quel &laquo;con me&raquo;.  Sì, è questo che lo salva. Certo, il buon ladrone è sulla croce <em>come</em> Gesù, ma soprattutto è sulla croce <em>con</em> Gesù. E, a differenza dell’altro  malfattore, e di tutti gli altri che li scherniscono, non chiede a Gesù di  scendere dalla croce né di farlo scendere. Dice invece: &laquo;Ricordati di me  quando entrerai nel tuo regno&raquo;. Lo vede in croce, sfigurato,  irriconoscibile, eppure si affida a Lui come ad un re, anzi, come al Re. Il buon  ladrone crede a ciò che c’è scritto su quella tavola sopra la testa di  Gesù: &laquo;Il re dei Giudei&raquo;: ci crede, e si affida. Per questo è già,  subito, nell’&raquo;oggi&raquo; di Dio, in paradiso, perché il paradiso è  questo: essere <em>con</em> Gesù, essere <em>con</em> Dio.</p>
<p>Ecco allora, cari Fratelli, emergere chiaramente il primo e fondamentale  messaggio che la Parola di Dio oggi dice a noi: a me, Successore di Pietro, e a  voi, Cardinali. Ci chiama a <em>stare con</em> Gesù, come Maria, e non chiedergli  di scendere dalla croce, ma rimanere lì con Lui. E questo, a motivo del nostro  ministero, dobbiamo farlo non solo per noi stessi, ma per tutta la Chiesa, per  tutto il popolo di Dio. Sappiamo dai Vangeli che la croce fu il punto critico  della fede di Simon Pietro e degli altri Apostoli. E’ chiaro e non poteva  essere diversamente: erano uomini e pensavano &laquo;secondo gli uomini&raquo;;  non potevano tollerare l’idea di un Messia crocifisso. La  &laquo;conversione&raquo; di Pietro si realizza pienamente quando rinuncia a voler  &laquo;salvare&raquo; Gesù e accetta di essere salvato da Lui. Rinuncia a voler  salvare Gesù dalla croce e accetta di essere salvato dalla sua croce. &laquo;Io  ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta  convertito, conferma i tuoi fratelli&raquo; (<em>Lc</em> 22,32), dice il Signore.  Il ministero di Pietro consiste tutto nella sua fede, una fede che Gesù  riconosce subito, fin dall’inizio, come genuina, come dono del Padre celeste;  ma una fede che deve passare attraverso lo scandalo della croce, per diventare  autentica, davvero &laquo;cristiana&raquo;, per diventare &laquo;roccia&raquo; su  cui Gesù possa costruire la sua Chiesa. La partecipazione alla signoria di  Cristo si verifica in concreto solo nella condivisione con il suo abbassamento,  con la Croce. Anche il mio ministero, cari Fratelli, e di conseguenza anche il  vostro, consiste tutto nella fede. Gesù può costruire su di noi la sua Chiesa  tanto quanto trova in noi di quella fede vera, pasquale, quella fede che non  vuole far scendere Gesù dalla Croce, ma si affida a Lui sulla Croce. In questo  senso il luogo autentico del Vicario di Cristo è la Croce, persistere nell’obbedienza  della Croce.</p>
<p>E’ difficile questo ministero, perché non si allinea al modo di pensare  degli uomini – a quella logica naturale che peraltro rimane sempre attiva  anche in noi stessi. Ma questo è e rimane sempre il nostro primo servizio, il  servizio della fede, che trasforma tutta la vita: credere che Gesù è Dio, che  è il Re proprio <em>perché</em> è arrivato fino a quel punto, perché ci ha  amati fino all’estremo. E questa regalità paradossale, dobbiamo testimoniarla  e annunciarla <em>come</em> ha fatto Lui, il Re, cioè seguendo la sua stessa via  e sforzandoci di adottare la sua stessa logica, la logica dell’umiltà e del  servizio, del chicco di grano che muore per portare frutto. Il Papa e i  Cardinali sono chiamati ad essere profondamente uniti prima di tutto in questo:  tutti insieme, sotto la guida del Successore di Pietro, devono rimanere nella  signoria di Cristo, pensando e operando secondo la logica della Croce – e ciò  non è mai facile né scontato. In questo dobbiamo essere compatti, e lo siamo  perché non ci unisce un’idea, una strategia, ma ci uniscono l’amore di  Cristo e il suo Santo Spirito. L’efficacia del nostro servizio alla Chiesa, la  Sposa di Cristo, dipende essenzialmente da questo, dalla nostra fedeltà alla  regalità divina dell’Amore crocifisso. Per questo, sull’anello che oggi vi  consegno, sigillo del vostro patto nuziale con la Chiesa, è raffigurata l’immagine  della Crocifissione. E per lo stesso motivo il colore del vostro abito allude al  sangue, simbolo della vita e dell’amore. Il Sangue di Cristo che, secondo un’antica  iconografia, Maria raccoglie dal costato trafitto del Figlio morto sulla croce;  e che l’apostolo Giovanni contempla mentre sgorga insieme con l’acqua,  secondo le Scritture profetiche.</p>
<p>Cari Fratelli, da qui deriva la nostra sapienza: s<em>apientia Crucis</em>. Su  questo ha riflettuto a fondo san Paolo, il primo a tracciare un organico  pensiero cristiano, centrato proprio sul paradosso della Croce (cfr <em>1Cor</em> 1,18-25; 2,1-8). Nella <em>Lettera ai Colossesi</em> &#8211; di cui la Liturgia odierna  propone l’inno cristologico &#8211; la riflessione paolina, fecondata dalla grazia  dello Spirito, raggiunge già un livello impressionante di sintesi nell’esprimere  un’autentica concezione cristiana di Dio e del mondo, della salvezza personale  e universale; e tutto è incentrato su Cristo, Signore dei cuori, della storia e  del cosmo: &laquo;E’ piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza  e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose,  avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla  terra, sia quelle che stanno nei cieli&raquo; (<em>Col</em> 1,19-20). Questo, cari  Fratelli, siamo sempre chiamati ad annunciare al mondo: Cristo &laquo;immagine  del Dio invisibile&raquo;, Cristo &laquo;primogenito di tutta la creazione&raquo; e  &laquo;di quelli che risorgono dai morti&raquo;, perché – come scrive l’Apostolo  – &laquo;sia lui ad avere il primato su tutte le cose&raquo; (<em>Col</em> 1,15.18). Il primato di Pietro e dei suoi Successori è totalmente al servizio  di questo primato di Gesù Cristo, unico Signore; al servizio del suo Regno,  cioè della sua Signoria d’amore, affinché essa venga e si diffonda, rinnovi  gli uomini e le cose, trasformi la terra e faccia germogliare in essa la pace e  la giustizia.</p>
<p>All’interno di questo disegno, che trascende la storia e, al tempo stesso,  si rivela e si realizza in essa, trova posto la Chiesa, &laquo;corpo&raquo; di cui  Cristo è &laquo;il capo&raquo; (cfr <em>Col</em> 1,18). Nella <em>Lettera agli  Efesini</em>, san Paolo parla esplicitamente della signoria di Cristo e la mette  in rapporto con la Chiesa. Egli formula una preghiera di lode alla  &laquo;grandezza della potenza di Dio&raquo;, che ha risuscitato Cristo e lo ha  costituito Signore universale, e conclude: &laquo;Tutto infatti egli [Dio] ha  messo sotto i suoi piedi / e lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose:  / essa è il corpo di lui, / la pienezza di colui che è il perfetto compimento  di tutte le cose&raquo; (<em>Ef</em> 1,22-23). La stessa parola  &laquo;pienezza&raquo;, che spetta a Cristo, Paolo la attribuisce qui alla Chiesa,  per partecipazione: il corpo, infatti, partecipa della pienezza del Capo. Ecco,  venerati Fratelli Cardinali – e mi rivolgo anche a tutti voi, che con noi  condividete la grazia di essere cristiani – ecco qual è la nostra gioia:  quella di partecipare, nella Chiesa, alla pienezza di Cristo attraverso l’obbedienza  della Croce, di &laquo;partecipare alla sorte dei santi nella luce&raquo;, di  essere stati &laquo;trasferiti&raquo; nel regno del Figlio di Dio (cfr <em>Col</em> 1,12-13). Per questo noi viviamo in perenne rendimento di grazie, e anche  attraverso le prove non vengono meno la gioia e la pace che Cristo ci ha  lasciato, quale caparra del suo Regno, che è già in mezzo a noi, che  attendiamo con fede e speranza, e pregustiamo nella carità. Amen.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://benedictxvi.tv/site/2010/11/22/holy-mass-and-conferral-of-the-cardinals-ring/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

